Gatti e Werba: guerra e passione intorno a Mahler

BEETHOVEN Ouverture Coriolano MAHLER Lieder«Des Knaben Wunderhorn» (prima parte: Revelge, Lied des Verfolgten im Turm, Der Schildwache Nachtlied, Trost im Unglück, Wo die schönen Trompeten blasen, Der Tamboursg’sell) HAYDN Sinfonia n. 100 “Militare” baritono Markus Werba Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Daniele Gatti

HAYDN La tempesta. Cantata Hob. XXIV a/8 MAHLER Lieder«Des Knaben Wunderhorn» (seconda parte: Rheinlegendchen, Wer hat dies Liedlein erdacht, Lob des hohen Verstandes, Des Antonio von Padua Fischpredigt, Werlor’ne Müh’, Das irdische Leben) BEETHOVEN Sinfonia n. 6 “Pastorale” baritono Markus Werba Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Daniele Gatti

Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, 8 e 15 gennaio 2021

Un concerto diviso in due appuntamenti a distanza di una settimana tra loro (8 e 15 gennaio) è una proposta rara in Italia e che si può avanzare solo se c’è un fil rouge, un’idea culturale come collante. Daniele Gatti l’ha avuta e l’ha splendidamente realizzata nel Parco della Musica a Roma con i contributi decisivi dell’Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia e del baritono Markus Werba, già protagonista alla Scala di un bel recital schumanniano con il pianista Michele Gamba (qui la recensione). Partendo dai Lieder per voce e orchestra Des Knaben Wunderhorn di Mahler, Gatti ha costruito due programmi: il primo attorno al tema della guerra, il secondo attorno al restante, variegato, mondo della raccolta di poesie popolari tradizionali curata da Achim von Arnim e Clemens Brentano all’inizio del XIX secolo. A supporto dei Lieder Gatti ha disposto pagine di Haydn e Beethoven: Ouverture Coriolano e Sinfonia n. 100 “Militare” da una parte, la pagina corale “La tempesta” e la Sinfonia n. 6 “Pastorale” dall’altra.

Come sempre l’ascolto in streaming ha penalizzato il timbro, al quale, molto più che in Haydn, l’orchestrazione di Beethoven conferisce un rilievo storicamente nuovo e di crescente importanza nel corso dell’Ottocento. I colori sono stati dunque spesso evanescenti, anche perché, Mahler a parte, Gatti è sembrato propendere, giustamente per altro, per organici conformi a quelli in uso nell’età classica, quando raramente superavano i 40-45 elementi e con i fiati quasi sempre solo a due. In compenso, grazie anche a un’accorta ripresa audio sono emersi abbastanza nitidi i frequenti passaggi strumentali solistici e cameristici, in particolare nella “Pastorale”. La conduzione di un’orchestra di questo tipo si addice a direttori raffinati nelle scelte agogiche e dinamiche e tecnicamente irreprensibili. Gatti ha evidenziato entrambe le qualità; anche nella pagina corale di Haydn, di rara esecuzione, composta ed eseguita a Londra nel 1792 e riproposta l’anno dopo a Vienna, con un organico più ampio e su testo tradotto in tedesco da Gottfried van Swieten dall’originale inglese di Peter Pindar (ed è stata questa la versione eseguita a Roma).

I momenti più riusciti dei due concerti sono apparsi la “Pastorale” e i Lieder mahleriani, i cui testi — insieme a quello del Coro di Haydn — è un peccato siano stati leggibili con sottotitoli in italiano solo nel secondo concerto. In una presentazione breve ed efficace, Gatti ha parlato di una lettura “intima” della Sinfonia, conforme dunque a quella visione idilliaca della natura propria dell’età classica (e barocca) che il secondo Ottocento spazzerà via, una lettura la sua confermata appieno dall’esecuzione. Nei Lieder, dall’orchestrazione molto più corposa e ricercata, è emersa ancora un volta la duttilità espressiva e vocale di Markus Werba, che ha cantato anche le parti femminili in tutti i Lieder in forma di dialogo, come quello tra un uomo e una donna in “Der Schildwache Nachtlied” (“Canto notturno di una sentinella”), o tra una mamma e il suo bambino in “Das irdische Leben”  (“La vita terrena”). Efficace il tono grottesco conferito a uno dei Lieder più famosi, impiegato anche in contesto sinfonico: “Des Antonius von Padua Fischpredigt” (“Sant’Antonio da Padova predica ai pesci”).

Si diceva all’inizio della rarità, in Italia, di impaginazioni culturalmente ricercate come questa; uno dei primi a proporle, se non il primo, è stato forse Claudio Abbado. Daniele Gatti discende da quella scuola; anche nel gesto d’ampio respiro, più d’accompagnamento che prescrittivo, che mira alla valorizzazione massima delle sfumature, del carattere poetico della pagina.

Ettore Napoli    

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