
BOTTESINI Sinfonia “Il Diavolo della Notte” PAGANINI Concerto per violino e orchestra n. 1 BERLIOZ Symphonie fantastique violino Giuseppe Gibboni Orquesta Filarmónica de Gran Canaria, direttore Jader Bignamini
Las Palmas de Gran Canaria, Auditorio Alfredo Kraus, 26 giugno 2026.
Quando si pensa alle Canarie vengono immediatamente in mente il sole, l’oceano, le spiagge e il turismo internazionale. Sarebbe però un errore fermarsi a questa immagine da cartolina. L’arcipelago spagnolo rappresenta infatti anche una realtà culturale di assoluto rilievo, capace di investire con continuità in musei, teatri e istituzioni musicali. Dai prestiti del Museo del Prado alle importanti collezioni civiche, fino alla presenza di due orchestre sinfoniche stabili di alto livello, una per Tenerife e una per Gran Canaria, ospitate in due edifici che sono essi stessi simboli dell’architettura contemporanea: l’Auditorio de Tenerife di Santiago Calatrava e l’Auditorio Alfredo Kraus di Las Palmas, progettato da Óscar Tusquets Blanca.
Proprio l’Auditorio Alfredo Kraus rappresenta probabilmente una delle sale da concerto più suggestive d’Europa. Intitolato al celebre tenore canario, l’edificio vive in costante dialogo con l’oceano e con il paesaggio circostante. A differenza delle tradizionali sale da concerto, qui alle spalle dell’orchestra si apre una monumentale vetrata affacciata direttamente sull’Atlantico. Durante il concerto il pubblico assiste così a due spettacoli simultanei: quello musicale e quello della natura.
Il buio in sala non esiste realmente. Il vero tecnico delle luci è il sole stesso. Mentre il concerto procede verso il tramonto, i riflessi sulle onde, le nuvole sospinte dagli alisei e le variazioni cromatiche del cielo trasformano continuamente lo scenario. Nessun light designer potrebbe immaginare una scenografia più affascinante. Le sfumature dorate delle ultime luci del giorno accompagnano la musica in maniera quasi organica, rendendo ogni esecuzione irripetibile.
A guidare la Orquesta Filarmónica de Gran Canaria è Jader Bignamini, uno dei direttori italiani più affermati sulla scena internazionale. Colpisce immediatamente la scelta di dirigere l’intero programma a memoria. Non si tratta di una dimostrazione di virtuosismo personale, bensì di uno strumento che consente una comunicazione continua con l’orchestra. Bignamini non ha la testa nella partitura: ha la partitura nella testa. Lo sguardo è costantemente rivolto ai professori d’orchestra, ogni attacco è preparato con precisione millimetrica e ogni sfumatura dinamica viene modellata con naturalezza.
La serata si apre con una vera rarità: la Sinfonia “Il Diavolo della Notte” di Giovanni Bottesini. Compositore noto soprattutto come straordinario virtuoso del contrabbasso, Bottesini rimane ancora oggi un autore troppo raramente frequentato dalle sale da concerto e in questa occasione alla prima esecuzione qui alle Canarie. Eppure questa pagina dimostra una fantasia compositiva sorprendente. La scrittura appare brillante, teatrale, ricca di colori e di invenzioni melodiche. Vi si percepiscono echi del melodramma italiano ma anche una notevole capacità di costruzione sinfonica. Bignamini ne esalta il carattere narrativo e fantastico, valorizzando i contrasti dinamici e la leggerezza di una musica che non pretende di essere monumentale, ma conquista per freschezza e immaginazione.
La scelta di aprire con Bottesini si rivela inoltre perfettamente funzionale alla costruzione dell’intero programma. Le atmosfere fantastiche e notturne del compositore lombardo preparano infatti idealmente il terreno al successivo Concerto per violino n. 1 di Niccolò Paganini.
Solista della serata è Giuseppe Gibboni, vincitore del Premio Paganini e ormai presenza consolidata nel panorama violinistico internazionale. Fin dalle prime battute emerge una padronanza tecnica impressionante. La celebre entrata iniziale con arcata ascendente, affrontata con sicurezza assoluta, mostra immediatamente la qualità dell’arco e la solidità dell’impostazione.
Naturalmente Paganini mette alla prova ogni aspetto della tecnica violinistica e Gibboni sembra affrontarne le difficoltà con assoluta naturalezza. Impressionano in particolare i passaggi in pizzicato della mano sinistra, eseguiti con precisione e chiarezza esemplari, ma anche la purezza degli armonici, flautati e luminosi senza mai perdere presenza sonora. Le doppie corde risultano sempre perfettamente armoniche e i passaggi di agilità mantengono una nitidezza quasi disarmante.
Ciò che convince maggiormente è tuttavia la capacità di non ridurre Paganini a una mera esibizione di virtuosismo. Dietro la perfezione tecnica emerge infatti una ricerca costante del fraseggio e del colore. Il canto dei temi lirici viene modellato con eleganza e naturalezza, mentre i momenti più spettacolari non scadono mai nell’esibizionismo fine a sé stesso. Il pubblico dell’Auditorio Alfredo Kraus accoglie la sua prova con entusiasmo, tributandogli numerose chiamate al proscenio. Come bis, Gibboni propone il celeberrimo Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tárrega, pagina associata normalmente alla chitarra ma qui trasfigurata in un raffinato esercizio di cantabilità violinistica.

Dopo l’intervallo arriva il vero cuore della serata: la Symphonie fantastique di Hector Berlioz. Se Bottesini rappresenta la scoperta e Paganini il virtuosismo, Berlioz costituisce il grande monumento del repertorio romantico. Opera rivoluzionaria per concezione narrativa e per audacia orchestrale, la Fantastica continua ancora oggi a stupire per modernità e visionarietà.
Fin dalle prime battute appare evidente la qualità della Filarmonica di Gran Canaria. Chi immagina un’orchestra “periferica” rispetto ai grandi centri musicali europei è destinato a ricredersi rapidamente. Il suono è pieno, compatto e sorprendentemente maturo. Le sezioni lavorano in perfetta sinergia e mostrano un’identità sonora ben definita. Particolarmente impressionante risulta la sezione dei corni. I cinque corni impegnati nell’esecuzione offrono una prova di assoluto rilievo per compattezza, intonazione e qualità timbrica. Il loro suono possiede nobiltà e profondità tali da far immaginare con piacere come potrebbero affrontare il repertorio wagneriano. Eccellente anche il lavoro dei legni, con un primo oboe di notevole sensibilità espressiva e uno splendido assolo di corno inglese nel terzo movimento, eseguito con fraseggio naturale e suono caldo.
Merita una menzione particolare anche la sezione delle percussioni. I timpani svolgono un ruolo fondamentale nell’architettura della partitura e vengono affrontati con precisione, energia e senso teatrale. Nella “Marche au supplice” la loro presenza contribuisce in maniera decisiva alla costruzione della tensione drammatica. Bignamini affronta la complessa architettura della Fantastica con una sicurezza impressionante. Nulla appare lasciato al caso. Ogni rallentando, ogni accelerando, ogni crescendo trova una precisa collocazione all’interno della struttura generale. Il direttore sembra possedere una visione totale della partitura e riesce a trasmetterla costantemente all’orchestra.
Particolarmente riuscito risulta il terzo movimento, “Scène aux champs”, nel quale la grande vetrata dell’Auditorio e il progressivo tramonto del sole sembrano entrare in dialogo con la musica stessa. Mentre il corno inglese e l’oboe intessono il loro celebre dialogo pastorale, il cielo dell’Atlantico si tinge lentamente di arancione e porpora, creando un’atmosfera di rara suggestione.
Nella “Marche au supplice” l’orchestra mostra tutta la propria compattezza ritmica, mentre nel conclusivo “Songe d’une nuit du sabbat” emergono la precisione degli ottoni e la brillantezza delle percussioni. Bignamini mantiene sempre saldo il controllo della narrazione senza sacrificare il carattere visionario della partitura. Il risultato è una lettura che unisce rigore strutturale e coinvolgimento emotivo. Alla conclusione del concerto il pubblico tributa un caloroso successo a direttore, orchestra e solista. E il gioco di parole appare inevitabile: quella ascoltata a Las Palmas è stata davvero una Fantastica “fantastica”.
Una serata che conferma non soltanto l’eccellente stato di salute della Filarmonica di Gran Canaria, ma anche il ruolo sempre più importante che le Canarie stanno assumendo nel panorama culturale europeo. Perché tra oceano e vulcani, sole e vento, esiste anche una terra capace di produrre musica di altissimo livello.
Mirko Gragnato
Foto: Sabrina Ceballos