Tra sacro e profano con Barbara Massaro, Enrico Pagano e la Canova

MOZART da Davide penitente “Lungi le cure ingrate” SALIERI da La Passione di Gesù Cristo “Vorrei dirti il mio dolore” HAYDN Sinfonia n. 43 “Mercurio” MOZART da La Betulia liberata “Quel nocchier che in gran procella” SALIERI da La Passione di Gesù Cristo “A passi erranti” soprano Barbara Massaro Orchestra Canova, direttore Enrico Pagano

Varese, Villa Recalcati, 19 luglio 2026

Musica del Settecento eseguita nel cortile d’onore della magnifica Villa Recalcati di Varese, che in quel secolo vide la presenza dell’abate Parini, ospite del marchese milanese Gabrio Recalcati, un connubio perfetto tra note e memorie grazie all’Orchestra Canova, diretta da Enrico Pagano e al soprano Barbara Massaro, splendida in un peplum verde muschio.

I concerti all’aperto solitamente pagano l’handicap dell’acustica, ma non in questo caso perché la struttura del cortile ha fatto da perfetta cassa armonica, restituendo un suono pulito e udibile in ogni ordine di posto. A Enrico Pagano, che da quest’anno è direttore in residenza alla Società dei Concerti di Milano e dal 2021 all’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, l’Orchestra Canova calza come un guanto, guidata con sicurezza da un gesto sempre sicuro e mai ridondante. Al pomeriggio musicale è stato dato il titolo di “Amadeus – Mozart & Salieri”, con l’“intrusione” di papà Haydn e della sua Sinfonia n. 43 in mi bemolle maggiore “Mercurio”, composta nel 1770, esempio preclaro di musica del periodo dello “Sturm und Drang”, con il Romanticismo che già bussa alla porta e nell’aria un vago sentore del Beethoven che verrà.

Il match tra Wolfi e Antonio, invece, si è consumato a suon di meravigliose e perigliose arie, due a testa, affrontate da Barbara Massaro, che spazia dal repertorio operistico a quello sacro, con formidabile piglio e verve scenica, tanto da far terminare la contesa in perfetta parità. Orchestrali in piedi, direzione senza bacchetta di Pagano, l’interludio haydniano ha evidenziato il fine lavoro di concertazione di Pagano, ben assecondato dalla morbidezza degli archi e da fiati mai sopra le righe.

La tenzone fra Mozart e Salieri – che Pagano ha spiegato essere stata distorta e amplificata nella celebre pellicola di Milos Forman – ha preso il via dall’aria mozartiana “Lungi le cure ingrate” tratta dal Davide penitente, con la stessa musica impiegata nel “Laudamus te” della Messa K 427, seguita da Vorrei dirti il mio dolore, parte de La Passione di Gesù Cristo, oratorio composto da Salieri nel 1776 su libretto di Metastasio. Barbara Massaro, diplomata anche in viola e attualmente ospite delle Sale Apollinee della Fenice di Venezia, è una cantante che adopera in maniera estremamente intelligente il proprio organo vocale, supportata da una tecnica eccellente, una dizione chiara e un sapiente uso dei fiati, doti indispensabili per far fronte all’impervia scrittura dei due contendenti. Doti che sono emerse con ancora più forza nelle altre due arie in programma, “Quel nocchier che in gran procella”, da La Betulia liberata composta da un Mozart quindicenne, e “A passi erranti”, sempre da La Passione di Gesù Cristo.

Bis con il sublime “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo di Georg Friedrich Händel, cesellato con grande espressività dal soprano milanese, e accompagnato in punta d’archetto dalla Canova. Applausi meritati, con Barbara Massaro che ha dispensato mille baci a un pubblico accaldato ma felice.

Mario Chiodetti

Data di pubblicazione: 21 Luglio 2026

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