Parigi incontra San Pietroburgo: la Khovanshchina di Mussorgsky nella ritrovata orchestrazione di Ravel del 1913

Un bozzetto per l’atto primo di Khovanshchina del 1897

La Scena dello Scriba con coro maschile “Lamento per la Madre Russia” (Atto I) e la “Canzone del pettegolezzo” di Kuz’ka con Coro (Atto III)

Imbattersi oggi nelle pagine manoscritte di uno dei più grandi compositori del passato è un’emozione che, se mai provata, è difficile da descrivere. I bordi mangiucchiati e il profumo giallo delle pagine pentagrammate, i graffi convinti della penna stilografica e i colori sbiaditi, i ripensamenti cancellati sul foglio come fiori esotici sparsi qui e là tra le note. Quando la mente comprende che si tratta poi di suoni mai sentiti prima sul palcoscenico, ecco che sale l’emozione della scoperta: ci si sente bambini incantati, quasi fragili, davanti a tanta bellezza.

Deve essere successo anche ad Elia Andrea Corazza durante il suo periodo di ricerca a Yale, quando ha ritrovato i due manoscritti autografi di Maurice Ravel. Ha riconosciuto il maestro francese tra le scene del dramma storico russo che parla di fede e potere: la Khovanshchina di Modest Mussorgsky.

Incontriamo dunque il Maestro Corazza, musicologo e direttore d’orchestra, per scoprire più da vicino la storia che queste pagine raccontano.

Dove ha ritrovato i due manoscritti autografi?

Dopo la morte di Serge Diaghilev, avvenuta a Venezia nel 1929, l’autografo delle orchestrazioni di Ravel della Khovanshchina divenne di proprietà di Serge Lifar. Fu messo all’asta da Sotheby’s, assieme a molti altri materiali di sua proprietà, l’11 novembre 1982. Venne acquisito dal collezionista Frederick Robinson Koch, che lo donò alla Beinecke Library dell’università di Yale (New Haven, Connecticut, USA) tra il 1996 e il 2001.

Ho studiato l’autografo di Ravel nel novembre del 2013 grazie alla borsa di studio “Edith e Richard French Fellowship” della Beinecke Library dell’università di Yale. L’autografo è suddiviso in due parti, la prima consiste di 167 battute su 24 pagine, la seconda di 124 battute su 16 pagine.

Ci descriverebbe brevemente di che brani si tratta?

Il primo brano orchestrato da Ravel si colloca tra la seconda e la terza scena del primo atto, coinvolge lo Scriba, tenore, e il Coro di forestieri di Mosca, coro maschile con tenori e bassi divisi. In questa scena il coro costituito da uomini analfabeti che vengono da fuori Mosca intona una giocosa “canzone della comare”, poi convince lo Scriba a leggere l’editto dello Zar sull’iscrizione appesa alla colonna, con il quale lo zar ordina tutta una serie di pene per chi attenta al suo potere. La lettura del nefasto decreto porta al culmine della sezione con lo struggente coro a cappella “Oh, ty ròdnaja matuška Rus’” (“Oh tu cara madre Russia”), accompagnato evocativi squilli di tromba fuori scena.

Il secondo brano è tratto dal terzo atto ed è la canzone di Kuz’ka, tenore, con coro misto. Si tratta della celebre “canzone del pettegolezzo” dove Kuz’ka, un moschettiere dello Zar, si accompagna con la balalaika in uno spassoso botta e risposta con il coro degli Strelizzi, i suoi commilitoni, e dalle rispettive mogli che si lamentano della vita dissoluta dei mariti. In entrambi gli estratti emerge una stretta relazione con melodie popolari, tratto caratterizzante della poetica compositiva di Mussorgsky, assieme ad un aspetto scherzoso ed accattivante, anch’esso di matrice popolare. Entrambi questi aspetti probabilmente attrassero l’interesse di Diaghilev che decise di inserire questi brani nell’allestimento del 1913.

L’autografo di Ravel

I suoi lavori e i suoi interventi quali sono stati?

Ho realizzato un’edizione critica, rispettando tutti i criteri musicologici richiesti, con il fine di rendere queste orchestrazioni eseguibili sia come pezzi staccati sia nel contesto dell’esecuzione complessiva dell’opera. Tuttavia, in questa edizione ho dovuto ricostruire il testo cantato basandomi sull’originale di Mussorgsky, in quanto Ravel nell’autografo non scrisse il testo vocale in russo sotto le linee melodiche. Ho pertanto ricostruito il testo originale in russo, la sua traslitterazione scientifica e ho inoltre realizzato una traduzione metrica e dunque cantabile in italiano. Per comodità e per agevolarne la localizzazione ho fornito i titoli delle sezioni e i nomi significativi nella loro traduzione in lingua inglese. Dal russo esistono tanti sistemi di traslitterazione quante sono le lingue occidentali, dunque è facile confondersi se non si adotta un sistema omogeneo.

Modest Mussorgsky lavorò all’opera Khovanshchina tra il 1872 e il 1880, lasciandola tuttavia incompiuta alla sua morte, avvenuta nel marzo del 1881. Assieme a tutto il lascito del compositore, l’opera fu organizzata, corretta, completata, orchestrata nelle sue parti mancanti e pubblicata da Nikolai Rimsky-Korsakov nel 1883.

Serge Diaghilev, il leggendario impresario dei Ballets Russes, non era completamente soddisfatto dell’adattamento realizzato da Rimsky-Korsakov, e, avendo avuto accesso ai manoscritti di Mussorgsky, volle reintrodurre alcune parti mancanti in occasione dell’allestimento che stava programmando per Parigi nel 1913. Basandosi sulla riduzione pianistica di cui era in possesso, affidò i lavori di orchestrazione a Igor Stravinsky. In quel periodo il compositore era tuttavia impegnato nella stesura finale del Sacre du Printemps, recentemente commissionatogli dallo stesso Diaghilev. Decisero dunque di avvalersi della collaborazione di Ravel, che aveva da poco composto per i Ballets Russes il balletto Daphnis et Chloé. Per lavorare alle orchestrazioni di Khovanshchina, Ravel raggiunse Stravinsky a Clarens in Svizzera durante i mesi di marzo e aprile del 1913. I lavori furono serrati e proficui, in un periodo denso di impegni per la compagine guidata da Diaghileve per entrambi i compositori, nonché di notevole importanza per la storia della musica. La prima esecuzione del Sacre du Printemps di Stravinsky ebbe luogo il 29 maggio 1913 al Théâtre des Champs-Élysées e subito dopo, nello stesso teatro, il 5 giugno andò in scena l’allestimento di Khovanshchina in questa nuova versione.

Elia Andrea Corazza

Ci sono stati altri interventi sulla Khovanshchina in passato?

L’interesse nei confronti di questa colossale opera incompiuta di Mussorgsky continuò anche dopo gli spettacoli parigini: nel 1931 Pavel Lamm curò l’edizione dello spartito basandosi sugli autografi del compositore, realizzandone un’accurata ricostruzione scientifica. Nel 1959 Shostakovich curò la revisione e l’orchestrazione di tutta l’opera, cercando di restaurare le caratteristiche innovative e visionarie del compositore originario, che erano state modificate, emendate, corrette, e inevitabilmente “smussate” da Rimsky-Korsakov. L’intento di Shostakovich era quello di ripristinare in modo conservativo la lezione di Mussorgsky, recuperandone i tratti più visionarî, i suoi timbri inconsueti per la fine dell’Ottocento ma molto contemporanei se riferiti all’estetica novecentesca, migliorandone solo gli evidenti aspetti convoluti, come, a detta dello stesso Shostakovich, la gestione dei fortissimo a tutta orchestra.

Se gli interventi di Stravinsky all’opera erano noti e sono stati a più riprese oggetto di esecuzioni e registrazioni, quelli di Ravel non erano finora disponibili in edizione critica e al momento di pubblicare questa edizione (agosto 2026), non ci risultano esecuzioni in tempi moderni. I due numeri musicali sono qui dunque pubblicati per l’indubbio interesse musicale e musicologico che hanno, nel percorso di scoperta e riscoperta dell’opera di Mussorgsky, e al contempo per favorirne l’inserimento nella tradizione esecutiva.

Queste partiture testimoniano la bellezza delle orchestrazioni realizzate da Ravel nel 1913, quando il compositore francese era già nella piena maturità dei propri mezzi espressivi. Il lavoro svolto da Ravel alla Khovanshchina fu un primo atto conoscitivo e al contempo creativo che il compositore svolse sui materiali pianistici di Mussorgsky. La qualità di queste orchestrazioni evoca ed anticipa in modo visionario il lavoro che lo stesso Ravel fece nove anni dopo, nel 1922, con la trascrizione da originale pianistico di Mussorgsky dei celeberrimi Quadri di un’esposizione.

Emy Bernecoli

Le orchestrazioni di Ravel trascritte da Elia Andrea Corazza

Gli ascolti dei due brani

Data di pubblicazione: 31 Agosto 2026

Related Posts