Bufalari di terza mano

Accademia della Bufala, nuova serie, n. 4
Come Bianchini e Trombetta rispondono alle critiche.
Ovvero: due “musicologi” in mutande.
 di Carlo Vitali

 

Recensendo l’ormai famigerato libello antimozartiano dei signori Bianchini e Trombetta (d’ora in poi: B&T 2016), così afferma Giuseppina La Face, docente di ruolo all’Università di Bologna, Dipartimento delle Arti, settore Musicologia e Storia della Musica:

“Gli autori rasentano il metafisico quando accusano Mozart di mendacio. Un esempio. Da bambino, diceva di percepire sul violino i quarti di tono. B&T sostengono che a orecchio non li si distingue. Ma ogni violinista (salvo gli stonati) li sente […]” (La Face 2017).

Il passo contestato sta in B&T 2016, p. 83: “Dopo aver suonato il violino di un amico di famiglia, Wolfgang non finiva di tessere gli elogi di questo strumento, perché secondo lui possedeva una sonorità molto morbida. Qualche giorno appresso venne a far visita in casa Mozart questo stesso amico e trovò Amadé che suonava il piccolo violino che Leopold gli aveva fatto appositamente costruire. Il bimbo gli domandò: ‘Dov’è finito il vostro violino di burro?’ Poi riprese a fare gli esercizi. Infine, ‘dopo aver riflettuto per un istante’, aggiunse che il suo strumentino era accordato un quarto di tono più in basso. Tutti risero per quest’osservazione, e Leopold, ‘che aveva avuto già più di una prova dell’orecchio e della memoria uditiva straordinari di questo bambino’, mandò a cercare il violino; fra lo sbalordimento generale si constatò che il violino ‘era accordato effettivamente un quarto di tono sotto’. Non serve aver discusso una tesi di laurea sulla musica greca antica, per intuire che il quarto di tono è un intervallo quasi impossibile da percepire. […] Gli intervalli di quarto di tono erano paragonati a piccolissime formiche, che i musicisti dei primi secoli non riuscivano più a distinguere e, a maggior ragione, sarebbero sfuggiti agli strumentisti moderni […] Non li avrebbe percepiti neanche un bimbo di sei anni. […] Quando Leopold recupera il violino dell’amico, lasciato il giorno prima, doveva averlo trovato sicuramente scordato […] Solo la cetra di Orfeo, navigando sul Mediterraneo con la testa del cantore conficcata nel legno […]”, ecc.

Presa in sé, la proposizione “il quarto di tono è un intervallo quasi impossibile da percepire” è solo una bestialità seguita da un tronfio commento che vorrebbe essere ironico. Per di più l’interpretazione autentica offertane da B&T 2017 si basa, come e peggio dell’originale, su una traduzione italiana ricalcata da una fonte non troppo degna di fede. Eccone la dimostrazione. Secondo le fuorvianti indicazioni bibliografiche dei due Autori in B&T 2016, il passo deriverebbe da: “Davino Di Terenzio [sic!], Detto in modo perfetto, Toronto, Kobobooks.it, 2013”: p. 32. Esiste bensì un autore di nome Terenzio e cognome Davino, ma il suo e-book comparso col titolo suddetto nel 2013 è una raccolta di 6755 aforismi e non tratta per nulla di biografia mozartiana. Quello che i Nostri eroi avevano in animo di citare è: Niemetschek- Schlichtegroll 1990; si noti tuttavia che Niemetschek, sia pure con retoriche amplificazioni e un grosso errore, copia di seconda mano da Schlichtegroll e lo dichiara apertamente.

Per gli opportuni raffronti si presentano qui le due versioni affiancate; in appendice forniremo anche una nostra traduzione non addomesticata del testo di Schlichtegroll 1793:

Um diese Zeit spielte er auf Schachtners Geige, dieses schon erwähnten, noch lebenden Freundes vom Mozartischen Hause; er lobte sie sehr wegen ihres sanften Tones, weßwegen er sie auch immer nur die Buttergeige nannte. Einige Tage darauf traf jener den kleinen Mozart an, als er sich eben auf seiner eignen Geige unterhielt. Was macht ihre Buttergeige? fragte er ihn sogleich, und fuhr dann in seiner Phantasie fort. Endlich dachte er eine kleine Weile nach, und sagte dann zu Schachtner: “Wenn Sie ihre Geige doch so gestimmt ließen, wie sie war, als ich das letzte Mahl darauf spielte; sie ist um einen halben Viertelton tiefer als meine da” Man lachte über diese genaue Angabe; aber der Vater, der schon mehrere Proben von dem außerordentlichen Tongefühl und Gedächtniß dieses Kindes hatte, ließ die Geige hohlen, und zum allgemeinen Erstaunen traf seine Angabe ein.

 

fonte: Schlichtegroll 1793, pp. 94-5

Con quale meravigliosa esattezza il suo orecchio fosse in grado di misurare il più piccolo intervallo, con quale incredibile sicurezza conservasse il ricordo dei suoni, è quanto dimostra il seguente episodio, che accadde più o meno nella stessa epoca. Schachtner, l’amico già citato della famiglia Mozart ed il preferito del piccolo Wolfgang, possedeva un violino che egli amava in modo particolare per la sua sonorità vellutata e che chiamava il “violino di burro”. Una volta, lo suonò; qualche giorno più tardi, Schachtner tornò e trovò il piccolo Wolfgang mentre improvvisava sul suo strumento. “Dov’è finito il vostro violino di burro?”, gli disse il bambino, senza interrompere la sua improvvisazione. Poi, fermatosi un istante, e sembrando riflettere su qualche cosa, riprese: “Se soltanto lo accordaste sempre allo stesso modo; l’ultima volta che l’ho suonato, era accordato un quarto di tono più basso del mio”. Viene da sorridere ad un’affermazione tanto perentoria, in un campo in cui l’udito del più esercitato fra gli intenditori è appena in grado di notare una differenza. Ma il padre, che era già stato sovente sorpreso da analoghe prove dello straordinario orecchio che suo figlio possedeva, ritenne che valesse la pena verificare la sua asserzione. Si andò a cercare il violino e, fra lo sbigottimento generale, si verificò che l’indicazione fornita dal bambino era di una esattezza matematica.

 

fonte: Niemetschek 1990, pp. 28-9

 

Falsificato in modo perfetto, signori miei! Così, filtrando nel setaccio sfondato dei nostri emeriti pasticcioni, l’episodio trascolora vieppiù nelle nebbie del mito aneddotico. L’anonimo “amico di famiglia” citato da B&T 2016 ha un nome, un cognome e una biografia. Si chiamava Johann Andreas Schachtner (Dingolfing, Baviera, 9.3.1731 – Salisburgo, 20.7.1795). Musicista, poeta e librettista, nel 1754 fu assunto come “trombettiere di corte e di campo” (Hof-und Feldtrompeter), impiego fra i più prestigiosi e meglio retribuiti di quella ed altre cappelle del tempo. Schlichtegroll lo cita come co-protagonista dei fatti narrati, curandosi di precisare che all’epoca della pubblicazione era ancora vivente, dunque in grado di confermarli. Così fanno gli storici e perfino i giornalisti corretti.

B&T 2017 abbozzano in questi termini un sussiegoso conato di risposta: “Chi accusa ‘Mozart di mendacio’? Quell’aneddoto sui quarti di tono al quale si riferisce è nel capitolo quinto del primo volume. Non l’ha raccontato Mozart ma Schlichtegroll e noi non diciamo che il bambino non sapeva ‘percepire sul violino i quarti di tono’, come Lei asserisce. Per comodità Sua Le riassumiamo brevemente il contenuto”.

Stiamo a sentire il riassunto breve e segnaliamo contestualmente le bufale ivi annidate.

B&T 2017: “L’aneddoto è una semplice storiella divertente, presa sul serio da certa musicologia un po’ credulona. Si parla di Mozart che mentre stava suonando si sarebbe accorto che il suo violino era accordato un quarto di tono più in basso rispetto al violino di un amico di famiglia che aveva ascoltato qualche giorno prima.”

Bufala prima: B&T 2017 contraddicono B&T 2016 (cioè se stessi). Non più in basso, ma più in alto era accordato il violino di Mozart rispetto a quello di Schachtner!

Bufala seconda: Wolfgang l’aveva suonato, e non solo “ascoltato”.

ibidem: “Quando Leopold andò a controllare riprendendo il violino dell’amico, messo per giorni in un cantuccio […]”

Bufala terza: Quale “cantuccio”? Schlichtegroll 1793 afferma invece che Leopold “mandò a prendere il violino” (ließ die Geige hohlen), evidentemente dalla casa di Schachtner, il quale nel frattempo avrà continuato a detenerlo e magari a riaccordarlo e utilizzarlo. Ce lo suggerisce anche la chiara riserva dubitativo-ottativa di Wolfgang: “Se Lei lasciasse il suo violino accordato nel modo in cui stava l’ultima volta che ci ho suonato sopra io [!]” (Wenn Sie ihre Geige doch so gestimmt ließen, wie sie war, als ich das letzte Mahl darauf spielte).

ibidem: “trovò che era effettivamente accordato un quarto di tono sotto”.

Bufala quarta e maiuscola: Schlichtegroll 1793 parla di un mezzo quarto di tono sotto (um einen halben Viertelton tiefer). Bianchini e Trombetta sono pure scalognati nel loro livore: se avessero avuto accesso al testo originale, e non a quella parafrasi del falso “Di Terenzio” che essi richiamano a piè di pagina, che gran sostegno ne avrebbero tratto al loro delirio scettico!

Bufala quinta:

“Lo strumento s’era di certo scordato”,

E chi lo dice? È una pura illazione di B&T. Quod gratis asseritur gratis negari potest, dicevano i maestri della Scolastica. Con pari diritto noi asseriamo che Schachtner lo aveva riaccordato ogni giorno sullo stesso diapason di prima.

ibidem:

“e ciò nonostante Mozart avrebbe percepito la differenza di quarto di tono per tutte le corde a distanza di giorni”. Viste le Sue [della prof. La Face] competenze di violinista, poiché dice che è semplicissimo ‘distinguere il quarto di tono’ a memoria e a distanza di due, tre, quattro giorni in tutte le corde (come nell’aneddoto che citiamo) la invitiamo insieme ad altri sostenitori di questa teoria a compiere questo semplice esperimento scientifico. Ci faccia sapere come è andata […] Dovete solo sperare, naturalmente, che lo strumento lasciato in balia di movimenti, temperature variabili d’una casa del Settecento non si sia scordato nel frattempo ”.

Bufala sesta e suprema:

Temperature variabili? Alle nostre latitudini sono invariabili soltanto nella vetrina di un museo. E poi variabili di quanto? La fonte non precisa la stagione dell’anno in cui avvenne l’episodio; B&T pensano naturalmente a un gelido inverno saltuariamente riscaldato da stufe e caminetti. Perché gli fa comodo. E noi, con lo stesso fondamento, diciamo che era una mite estate alpina con scarsa escursione termica. A noi fa comodo così; ci dimostrino che sbagliamo.

Conclusione:

B&T citano una fonte deformata, vi aggiungono illazioni indimostrabili e poi pretendono dai loro critici una prova sperimentale del contrario. Sfacciataggine di bufalari che ignorano i primi principi di acustica. Dimostrino loro in primis di non essere stonati, visto che intervalli enarmonici di un quarto di tono o anche meno sono perfettamente percepibili da violinisti, cantanti, trombonisti “à coulisse” nonché da tutti quei musicisti che non praticano strumenti in cui il suono si formi ad altezza predeterminata (ad es. pianoforte, chitarra, viola da gamba). Se poi uno di tali musicisti fosse dotato di orecchio assoluto, non avrà troppe difficoltà a ricordare il diapason utilizzato qualche tempo prima. Se ne domandino i fisiologi e i buoni praticanti di musica antica. L’ovvia conclusione che si può trarre dal cosiddetto “aneddoto”: il piccolo Mozart era dotato di orecchio assoluto, facoltà innata che si può perfezionare con la pratica, mentre i signori Bianchini e Trombetta sono orecchianti sordastri che citano di terza mano fonti a loro inaccessibili per ignoranza delle lingue in generale e del tedesco in particolare. Di ciò abbiamo già fornito prova in altra sede e non staremo qui a ripeterci.

E nel tentativo di “confutare” un giusta critica, B&T 2017 sovrappongono nuove minchionerie alle vecchie, così dimostrando la validità di un tradizionale detto veneto ispirato al Vangelo: xe pezo el tacón del sbrego, ossia “la toppa è peggio dello strappo” (cfr. Matteo, 9:16). Buona passeggiata in mutande, signori “musicologi”!

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Bibliografia

 

Schlichtegroll 1793: Friedrich Schlichtegroll, Nekrolog auf das Jahr 1791, Gotha, Justus Perthes, 1793.

Niemetschek-Schlichtegroll 1990: Franz Xaver Niemetschek – Friedrich von Schlichtegroll, Mozart (a cura di Giorgio Pugliaro), Torino, EDT, 1990.

B&T 2016: Mozart – La Caduta degli dei. Parte prima, Tricase, Youcanprint Self-Publishing [ma: Printed in Germany by Amazon Distribution GmbH, Leipzig], 2016.

La Face 2017: Giuseppina La Face, Il mito di Mozart. Questo conosciuto, ne: “Il Resto del Carlino”, 22.7.2017, p. 10.

B&T 2017: [Lettera aperta a Giuseppina La Face], facsimile ripubblicato in

Ahimè ch’io cado: «Buona sera, miei signori». Su una lettera aperta di Bianchini e Trombetta di Michele Girardi

APPENDICE

Cosa ha veramente scritto Schlichtegroll: 

In questo tempo egli [Wolfgang] suonò sul violino di Schachtner, questo amico della famiglia Mozart già menzionato e ancora vivente; egli [Mozart] lo lodava [il violino] per il suo morbido suono, a motivo del quale lo chiamava sempre e soltanto “il violino di burro”. Uno di quei giorni, costui [Schachtner] incontrò il piccolo Mozart proprio mentre s’intratteneva sul proprio violino. “Come va col Suo violino di burro?” egli subito gli domandò, e poi continuò ad improvvisare. Infine ci ripensò un poco, e poi disse a Schachtner: “Se Lei lasciasse il suo violino accordato nel modo in cui stava l’ultima volta che ci ho suonato sopra io [!]; è un mezzo quarto di tono più basso di questo qui”. Si rise di questa sua indicazione tanto precisa; ma il padre, che aveva già avuto varie prove dello straordinario orecchio musicale e della memoria di questo bambino, mandò a prendere il violino, e fra lo stupore generale la sua indicazione si rivelò esatta.

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