Yifan Wu conquista la 65esima edizione del Busoni

Yifan Wu (foto Lucia Rose Buffa)

“Molti giovani pianisti, anche di grande talento, tendono a suonare, specie nei concorsi, secondo un approccio espressivo neutro, nella convinzione di essere così meno attaccabili nel giudizio della giuria. In realtà, è proprio il contrario: è importante cercare sempre, quindi anche quando si suona in un concorso, un’interpretazione sincera, personale, e che valorizzi l’articolazione e la dinamica indicate dai compositori per una più autentica espressione dei contenuti narrativi ed emotivi. Per fortuna oggi nelle giurie siedono dei musicisti che cercano proprio per la cultura musicisti giovani che capiscano il senso drammaturgico e sappiano raccontare seguendo l’evoluzione emotiva del brano che viene eseguito”. Così si esprime un importante pianista italiano come Roberto Prosseda, individuando un Leitmotiv comune alle competizioni pianistiche, che ha incentivato la costruzione di macchine da gara: dalla neutralità interpretativa al giocarsi tutto sulla difficoltà tecnica e la precisione esecutiva. Dunque ecco i concorsi riempirsi di Liszt e Rachmaninov e Ravel, o comunque di tutta la letteratura pianistica per così dire “muscolare”: i concorrenti, poi, sempre più giovani, cominciano a suonare praticamente in culla ed a 16 anni ti sciorinano una Sonata in si minore del magiaro senza sbagliare una nota, si esercitano come in palestra per ore ed ore, sfruttano riflessi pronti piuttosto che riflessione e assorbono mimeticamente i consigli dei rispettivi mentori. Sono tutti talmente ugualmente bravi che si fa fatica a distinguerli. Tra età e omologazione riesce difficile pensare che possano pure interpretare: per quello ci vuole maturità, coscienza, personalità, diversità, coraggio. Ma il vento può anche cambiare, come afferma Prosseda, e come si è verificato al 65° Concorso Busoni a Bolzano, un precedente, per così dire, importante, considerando che il bolzanino si situa tra i 5 concorsi pianistici più prestigiosi al mondo. Yifan Wu, ventenne cinese di Shangai, si è aggiudicato il gradino più alto del podio (e anche il premio del pubblico) con un programma che, nella prova solistica, contemplava due sonate di Scarlatti più l’Arabesque di Schumann e nella finalissima il Concerto n. 3 di Beethoven: niente funambolici virtuosismi! Ma quanto usciva dal pianoforte di Yifan Wu sembrava creato sul momento da una intelligenza poietica capace di sorprendersi con lo stupore di un bambino e dunque di sorprendere. Non che mancasse cognizione stilistica: nel Concerto di Beethoven riusciva in modo molto preciso, passaggio per passaggio, il riferimento alle galanterie settecentesche spazzate via dalle improvvise corruscherie romantiche. Non che mancasse studio attento dei particolari: ma il tutto sembrava frutto di un istinto speciale, un fiutare la musica dentro e dietro le note con grande amore da parte sua e gran gusto per l’ascoltatore, sospeso, come in un giallo, a chiedersi “e adesso cosa succederà?”. La vittoria di Yifan Wu, comunque, non è solo un successo personale: se non è una novità la predominante asiatica e soprattutto cinese nella nazionalità dei concorrenti, c’è da annotare come tra i 12 finalisti ben quattro risultassero educati, come lui, a Shangai, frutto quindi di una scuola autoctona non più dipendente dalle storiche accademie occidentali. A difendere l’Europa restavano in pochi: come già nella precedente edizione la supremazia cinese esibiva tre candidati su sei alla finalissima. Tra gli alfieri del vecchio continente brillava pure la stella italiana del trevisano Elia Cecino, premiato da una onorevolissima quinta posizione. L’esito del certamen 2025, ammesso pure che la giuria internazionale, presieduta dall’eleganza tutta British di Sir David Pountney, cercasse “un giovane che capisca…”, non era comunque scontato: se a Wu spettava il guizzo della genialità, il punto del fuoriclasse, il pianismo di Christos Fountos, classe 1997, artista cipriota di nascita ma in realtà inglese di studi e residenza, aggiudicatosi il terzo posto, non era meno convincente. Calato perfettamente nell’indecisione tardo-romantica del compositore, tra piccoli climax affettivi mai conclusi, apoteosi liriche e sfrangiarsi delle intenzioni costruttive in mille rivoli sonori, Fountos sapeva restituire una lettura entusiasmante del Concerto n. 1 di Rachmaninov. Camerista molto interessante (aggiudicatosi con la relativa prova i concerti-premio della Società Filarmonica di Trento e della Società dei Concerti di Bolzano), si accomodava proprio dentro l’orchestra con facilità, seguendo, quasi avesse lui la bacchetta, la partitura. Riesce meno chiara la seconda posizione del georgiano ventiquattrenne Sandro Nieberidze, presentatosi con le Variazioni sopra un tema di Paganini op. 43: ancora Rachmaninov e una lettura solida, efficace, istrionica per gesto virtuosistico, ma meno attenta alla costruzione drammatica, per altro di non facile resa nella cangiante struttura variativa dell’opera. Probabilmente giocava a sfavore anche l’esiguità di prove con l’orchestra Haydn – il complesso regionale che accompagna da molti anni la fase ultima del Busoni — a sua volta non al top anche in un brano di repertorio come il concerto beethoveniano. La direzione di George Pehlivanian, pure molto puntuale e sensibile al dettato musicale, non riusciva ad evitare le discrepanze con i solisti, nella gestione delle agogiche e dell’assieme. Peccati veniali che non disturbavano la grande festa a tutti riservata dal pubblico in un affollato Teatro Comunale, in grazia della simpatia conquistata dalla manifestazione, complice l’organizzazione impeccabile, guidata dal direttore artistico Peter Paul Kainrath. Il concorso, intitolato al compositore e pianista empolese, migliora per invecchiamento, come il  vino, e, invecchiando, ringiovanisce, aggiornandosi con gli ausili tecnologici: la prima selezione dei concorrenti attraverso il Glocal Piano Project, produttivo delle registrazioni, negli showroom dei Steinway & Sons in tutto il mondo, effettuate con i primigeni 640 candidati scremati in 120, la possibilità di accesso al voto da parte del pubblico, le dirette streaming di tutte le fasi della competizione e non ultimo, novità di questa edizione, il posizionamento di maxischermi nelle piazze della città. Perché il rischio in agguato all’angolo dei concorsi musicali, per quanto internazionali e corredati di battage pubblicitari consistenti, resta la dimensione cenacolare, per addetti ai lavori. Ma riuscendo a veicolarsi come opportunità per ascoltare musica e per giunta ottimamente eseguita, il “Busoni”, oltreché un formidabile volano di turismo intelligente, si può considerare come una occasione di potenziamento culturale per l’intera collettività.

Annely Zeni

Data di pubblicazione: 9 Settembre 2025

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