Pirri-Rousset: a Padova, un viaggio tra epoche e stili

LECLAIR Sonata Op. 5 n. 6 «Le Tombeau» BALBASTRE Sonata I (da «Pièces de clavecin en sonate avec accompagnement de violon») BOCCHERINI Sonata Op. 5 n. 3 G. 27 TARTINI Sonata Op. 2 n. 5 B.a10 J.C. BACH Sonata Op. 10 n. 1 C.P.E. BACH Sonata Wq 77 / H. 513 violino Simone Pirri clavicembalo Christophe Rousset

Padova, Auditorium Pollini, 14 gennaio 2026

L’incontro tra Simone Pirri e Christophe Rousset, proposto dagli Amici della Musica di Padova, si è rivelato un appuntamento di particolare interesse nel contesto della stagione, non solo per l’elevato livello esecutivo, ma per la chiarezza dell’idea musicale che ne ha guidato l’intero svolgimento. Il recital ha infatti assunto la fisionomia di un vero viaggio attraverso il Settecento europeo, inteso non come successione di stili, ma come terreno di continua trasformazione del linguaggio musicale, dove affetti, eleganza e invenzione convivono in equilibrio dinamico.

Il programma, costruito con evidente consapevolezza, intrecciava scuole e tradizioni diverse – Leclair, Balbastre, Tartini, Boccherini, J.C. Bach e C.P.E. Bach – secondo una logica di continuità più estetica che cronologica. Ne è emerso un percorso coerente, capace di mettere in dialogo la retorica francese, la cantabilità italiana e le tensioni espressive dell’area tedesca, restituendo l’immagine di un secolo attraversato da profonde trasformazioni del gusto e della scrittura. Le pagine francesi offrivano alcuni dei momenti più raffinati della serata. Nella Sonata Op. 5 n. 6 “Le Tombeau” di Leclair affiorava con chiarezza quella sintesi tra pathos contenuto e virtuosismo controllato che rappresenta uno dei vertici della scuola francese di ascendenza italiana, mentre nella composizione di Claude-Benigne Balbastre, oscuro ma straordinario musicista, il clavicembalo assumeva un ruolo spiccatamente teatrale, dando vita a un dialogo brillante e mobile con il violino, lontano da ogni rigidità di funzione.

Simone Pirri ha confermato una maturità musicale che va ben oltre la giovane età. Il suo violino si distingue per un suono ben focalizzato, mai forzato, e per una gestione dell’arco che privilegia chiarezza di articolazione e controllo della dinamica. Il vibrato, sempre misurato, è utilizzato come risorsa retorica e non come abbellimento automatico. Nelle pagine italiane, da Boccherini a Tartini, Pirri ha saputo valorizzare la cantabilità e il lirismo senza indulgere in eccessi patetici: in particolare nella Sonata Op. 2 n. 5 di Tartini, spesso caricata di un pathos sovrabbondante, la tensione espressiva è stata sostenuta da un saldo senso della linea e da un’agogica elastica e mai arbitraria.

Accanto a lui, Christophe Rousset ha confermato una concezione del clavicembalo come autentico centro propulsivo del discorso musicale. Il suo intervento non si è limitato a definire il contesto armonico, ma agiva in profondità sulla costruzione formale e sul profilo retorico dei brani. La varietà timbrica ottenuta dallo strumento a due tastiere e un uso calibrato dell’ornamentazione hanno contribuito in modo decisivo alla chiarezza del discorso. Nelle sonate dei Bach, e in particolare in quella di Carl Philipp Emanuel, Rousset ha saputo mettere in luce l’irrequietezza e l’imprevedibilità di una scrittura ardente e sperimentale, già proiettata oltre il barocco, mentre Johann Christian emergeva nella sua eleganza cosmopolita e nel suo equilibrio formale.

È evidente che dialogo tra i due interpreti si fonda su un ascolto reciproco costante e su una visione condivisa del repertorio: nessuna gerarchia rigida tra solista e accompagnatore, ma una continua negoziazione del discorso musicale, che trova nella chiarezza formale e nella qualità dell’ascolto il proprio punto di forza. In questo senso, anche la leggerezza di Boccherini è risultata priva di compiacimenti decorativi, sempre sostenuta da un controllo attento del fraseggio.

Il caloroso consenso del pubblico dell’Auditorium Pollini ha suggellato una serata di alto profilo, dimostrando come un approccio interpretativo profondamente assimilato, sostenuto da intelligenza critica e sensibilità musicale, possa tradursi in esecuzioni convincenti, in dialogo con la tradizione senza esserne condizionate e capaci di comunicare con naturalezza all’ascoltatore contemporaneo. Bis bachiano (padre) con il “Siciliano. Largo” dalla Sonata n. 4 in do minore per violino e clavicembalo BWV 1017, un toccante omaggio alle giovani vite spezzate di Crans-Montana.

Stefano Pagliantini

Data di pubblicazione: 20 Gennaio 2026

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