
STRAUSS Salome L. Fridman, N. Schukoff, B. Mulligan, A.M. Chiuri, E. Fennell; Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Alexander Soddy regia Emma Dante scene Carmine Maringola costumi Vanessa Sannino luci Luigi Biondi
Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, 23 aprile 2025
Quello che determina l’esito di uno spettacolo lirico in questi anni Duemila è certamente la coerenza tra i vari elementi che compongono una recita: e quindi sia l’esecuzione musicale che l’insieme delle voci dei cantanti e la messa in scena (regia, scene, costumi, luci e coreografie) dello spettacolo. Non necessariamente in quest’ordine.
Se un ordine vi fosse stato in questa Salome, nuovo allestimento dell’87° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, sarebbe a mio avviso stato dominato dallo spettacolo nel suo complesso, per una non prevedibile omogeneità di elementi scenici e drammaturgici, dagli aspetti musicali (come non tener conto della prova magistrale del direttore alla guida di una irreprensibile Orchestra del Maggio, in cui una novantina di elementi ci hanno dimostrato il loro valore assoluto?) e dalle rese vocali, difficilmente ipotizzabili più solide e reciprocamente intonate di così. Ma per la natura del titolo, che assegna al soprano protagonista un ruolo sempre in scena, impegnato nel 100% della durata dell’opera, potremmo invertire i valori suddetti e assegnare a Lidia Fridman il merito maggiore dell’immenso successo dello spettacolo.
Ma ritorniamo a noi e alla nostra valutazione d’impatto. Ci congratuliamo con Emma Dante che è riuscita a presentare uno spettacolo senza mende, con buona pace di chi s’è detto stupito della presenza dei pupi siciliani che richiamavano le fogge dei soldati (ma che i pupi siano anche fatti di ceramica, non è forse evidente?). Ė riuscita a dare allo spettacolo i colori accecanti di Greenway a Erode, Erodiade e Salome e a imporre luci e ombre sempre puntuali e ficcanti, fin nella tana del pozzo, mutuato dal Giardino di Bomarzo, che hanno costantemente guidato lo spettatore nello svolgimento dell’azione. Ottimi tutti i protagonisti e i ballerini, che hanno mantenuto una concentrazione mirabile per tutto il tempo del loro apparire in scena. Insomma, spettacoli così curati e rifiniti non se ne vedono tanti. E a nulla valgano le asserzioni di lieve sensualità o di incerta dicotomia fra la passione religiosa del Battista e l’incurante, raccapricciante tensione demoniaca dei membri della famiglia di Erode. Questi elementi sono stati compresi dalla Dante in un unicum, riversato sul palcoscenico dagli elementi coloristici e insieme musicali che compongono questo incantevole spettacolo.
Torniamo a Lidia Fridman, inaspettata Salome qui a Firenze per il forfait dell’annunciata Allison Oakes: con voce non particolarmente baciata da bellezza di timbro, è riuscita a gestirsi bene per presentare voce omogenea e robusta in tutti i registri, duttile alle intemperanze della tessitura e capace di sfidare il muro sonoro della buca d’orchestra con determinazione e senza alcun eccesso. La Fridman è una Salome precisa ed espressiva, intenta a presentarsi con la solidità e la fermezza del personaggio interpretato. Bravi anche i coprotagonisti, a cominciare dallo Jochanaan di Brian Mulligan, sempre misurato nella sua consapevolezza mistica, l’Herodes di Nikolai Schukoff, interprete spigoloso di un Erode abbandonato alla lascivia e all’opulenza, monarca di un regno senza limiti che innesta di viscido anche il suo canto, smorzando e variando sillabe congeniali allo scopo. L’Erodiade di Anna Maria Chiuri non si può discutere. Perché accanto alla resa attoriale di uno dei più affidabili mezzosoprani del mondo, si affianca una voce stentorea, sempre in linea col personaggio, che le permette di dominare e verosimilmente somigliare al re suo sposo per protervia e arroganza. Narraboth, è un Eric Fennel adeguato, ma niente di più, mentre giudei e soldati sono credibilissimi e tutti in perfetta sincronia tra loro. Intriganti i momenti coreografici.
Il pubblico ha dimostrato alla fine un gradimento quasi fisico, regalando ovazioni al direttore e all’Orchestra e tributando grida e applausi interminabili a Lidia Fridman e a tutti.
Davide Toschi
Foto: Michele Monasta