Mariam Abouzahra: “con questo premio entro nella famiglia ICMA”

Nonostante abbia solo diciassette anni, il modo di suonare di Mariam Abouzahra rivela una maturità interiore e una musicalità cristallina che hanno convinto i più importanti decision maker del settore internazionale: nel 2026 riceverà il Discovery Award degli International Classical Music Awards (ICMA). Nata in Germania da una famiglia egiziano-ungherese, la giovane violinista sta attualmente affinando le sue abilità a Vienna, ma grazie alle sue esibizioni è già una presenza fissa sui palcoscenici mondiali. In vista del concerto di gala a Bamberga, Máté Ur ha parlato con lei a nome di Papageno, il rappresentante ungherese della giuria dell’ICMA, di mentori professionisti, presenza internazionale e potere comunitario della musica.

Sei nata in una famiglia di musicisti; i tuoi genitori sono pianisti e anche tua sorella, Amira, è un’acclamata violinista. Da bambina, quanto era scontato che anche tu scegliessi questa strada?
La musica era la mia realtà primaria. Da bambina, pensavo ingenuamente che tutti al mondo suonassero, che fosse il modo naturale di essere. Avevo tre anni quando ho preso in mano per la prima volta un violino. In poche parole, volevo essere come mia sorella, Amira. La vedevo creare musica insieme ai miei genitori e volevo far parte di quel dialogo speciale, senza parole. Oggi percorro la mia strada, ma quelle radici comuni rimangono determinanti.

Sei nata in Germania, hai radici ungaro-egiziane e attualmente studi a Vienna. In che modo questo background culturale eterogeneo influenza il tuo sviluppo artistico?
La mia vita quotidiana è vibrantemente internazionale. Mia madre mi parlava in ungherese, quindi questo è il mezzo principale con cui concepisco i miei pensieri. Sebbene non abbia mai vissuto a tempo pieno in Ungheria o in Egitto, considero entrambi i Paesi la mia casa, e questa dualità si riflette nel mio calendario: nel prossimo futuro terrò numerose performance in Italia, Ungheria, Germania ed Egitto. Sento che questa diversità mi offre una sorta di libertà interiore, che aiuta anche nell’interpretazione artistica.

Dal 2019 studi con Dora Schwarzberg all’Università di Musica e Arti Performative di Vienna, ma anche i maestri ungheresi svolgono un ruolo chiave nella tua crescita professionale.
Sì, ci siamo trasferiti a Vienna quando avevo dieci anni grazie a lei. Dora combina la disciplina dell’antica scuola russa con una prospettiva musicale moderna. Allo stesso tempo, la rete professionale in Ungheria è estremamente importante per me: ho imparato molto da Gábor Homoki e lavoro con András Keller da quando avevo dieci anni. Con “Concerto Budapest” abbiamo eseguito insieme capisaldi del repertorio, come i concerti per violino e i doppi concerti di Brahms, Čajkovskij, Mozart e Paganini: questi concerti hanno plasmato profondamente il mio pensiero musicale. Anche l’incontro con Gábor Takács-Nagy al Festival di Verbier è stato una pietra miliare; da allora mi esibisco con lui. Inoltre, István Várdai è il mio mentore dal 2018; Ho imparato moltissimo da lui e mi ha invitato a diverse esibizioni congiunte.

Chi sono state le figure più influenti nel tuo percorso formativo finora?
Mia madre è stata al mio fianco fin dall’inizio e oggi stiamo diventando sempre più partner di musica da camera. Ho imparato da lei quella specifica attitudine musicale ungherese – quella profondità associata a Ferenc Rados e György Kurtág – senza la quale oggi mi avvicinerei allo strumento in modo diverso. Inoltre, è per me un privilegio eccezionale essere stato solista ospite fisso per anni con importanti ensemble ungheresi come Concerto Budapest, la Franz Liszt Chamber Orchestra e la MÁV Symphony Orchestra.

Quest’anno la giuria dell’ICMA ti ha assegnato il Discovery Award. Cosa significa per te questo prestigioso riconoscimento?
L’ICMA Discovery Award viene assegnato dai rappresentanti dei principali media musicali europei, quindi è un grande onore per me. Questo premio mi apre le porte della “famiglia ICMA” e convalida il lavoro artistico che ho svolto finora. Per me, questo non è solo un incoraggiamento per il futuro, ma un riconoscimento della mia presenza internazionale e dei miei risultati professionali, che mi offrono continue opportunità sui palcoscenici mondiali.

Al Gala di Bamberga del 18 marzo suonerete l’ultimo movimento del Concerto per violino di Brahms. È stata una scelta consapevole?
Ho approfondito l’analisi del brano e le sue connessioni interne; ho dedicato una delle mie tesi di laurea proprio a questo capolavoro. I riferimenti all’interno dell’opera e la sua impronta in stile ungherese mi stanno molto a cuore. Sento che attraverso questo brano posso rappresentarmi con la massima sincerità in questo concerto festivo. Parallelamente, la Sonata per violino solo di Bartók è l’altro pilastro del mio repertorio, perché sento che attraverso di essa posso “parlare” al meglio la lingua musicale ungherese.

Come vedi il tuo futuro?
La mia visione è chiara: sto costantemente ampliando il mio repertorio e il mio obiettivo è diventare sempre più parte integrante del circuito internazionale come solista. Oltre a questo, la musica da camera gioca un ruolo centrale nella mia vita e ricevo numerosi inviti in questo campo. I momenti più speciali, ovviamente, sono quando suono con mia sorella Amira: ci capiamo senza parole, con un solo respiro.

Con i ritmi intensi, le 6-8 ore di pratica al giorno e le tournée, hai tempo per rilassarti?
Adoro esplorare nuove culture ovunque mi portino i miei concerti. In questi viaggi incontro molti amici che ogni tanto mi vengono a trovare a Vienna. Quando sono a casa, Amira e io organizziamo spesso “serate musicali” per i nostri amici, in cui il focus è sulla gioia di suonare insieme. E se dopo tutto questo rimane ancora un po’ di tempo libero, mi piace cucinare, anche se l’arte culinaria è solo un piacevole hobby; la mia vera vita e la mia vocazione si svolgono sul palco.

Data di pubblicazione: 6 Marzo 2026

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