Uno Schiff bifronte apre Lugano Festival

BACH Concerto per pianoforte in MI BWV 1053 BARTÓK Concerto per pianoforte n. 3 Sz. 119, BB 127 MOZART Sinfonia n. 41 “Jupiter” Chamber Orchestra of Europe, pianoforte e direttore András Schiff

Lugano, Palazzo dei Congressi, 10 aprile 2015

Non era difficile aspettarsi molto dallo Schiff pianista e poco dallo Schiff direttore: ma quanto ho ascoltato a Lugano, per il primo concerto di Lugano Festival, ha radicalizzato le mie aspettative. Anzitutto una premessa, relativa alla rassegna, l’ultima che si svolge nell’acusticamente infelice Palazzo dei Congressi prima dell’atteso trasferimento al LAC, l’avveniristica nuova costruzione che sarà centro pulsante della vita culturale (non solo musicale) della Svizzera Italiana: Lugano Festival 2015 si è aperto la sera del Venerdì Santo, con un’esecuzione del Requiem tedesco di Brahms, con i complessi dell’OSI diretti da Diego Fasolis, alla Collegiata di Bellinzona. Ho assistito alla prova generale, sì che non posso stilare una vera e propria recensione, ma certamente riferire le impressioni avute, ossia quelle di una lettura molto problematica, lontana da ogni tentazione magniloquente o anche solo pacificatoria, ma fortemente indagatoria degli scarti armonici delle pagine, nonostante qualche problema esecutivo (ma, appunto, era la generale). Tornando a noi, e a Schiff, anzitutto va lodata senza riserve la prova della Chamber Orchestra of Europe, che ancora oggi mantiene la luminosa, abbadiana purezza di suono di sempre, unita ad un aplomb invidiabile, specie perché si esibiva, di fatto, senza direttore. La Jupiter risultava, senza giri di parole, pessima: suono morchioso, fraseggio slentato, nessuna idea, problemi di coordinazione e anche slabbramenti tra le sezioni. Conseguenza ovvia, questa, del fatto che András Schiff- artista e pianista grandissimo, intellettuale raffinato, ma certo non direttore d’orchestra – abbia voluto impugnare (metaforicamente: di fatto non ce l’ha, mulina le mani un po’ a casaccio, senza neppure usare la partitura) la bacchetta: e anche la doverosa integralità, nell’assenza di qualsiasi variazione di fraseggio nelle ripetizioni, diveniva un’ulteriore fatica per l’ascoltatore. Forse era il castigo dovuto per l’eccesso di piacere provato nella prima metà della serata: un Bach che sprizzava gioia, piacere di fare musica, bellezza di suono, trasparenza nell’incastro delle linee, con un Siciliano che, staccato a tempo sostenuto, aveva un’inimitabile, vibratile ansia sonora, e con uno Schiff più che mai a suo agio digitalmente. Uguale senso di dominio della partitura si avvertiva nel Terzo di Bartók, che raramente ha palesato i suoi legami, nel primo movimento, con Gershwin, l’America e il jazz, la cui “Musica notturna” era superbamente giocata fra gli effetti di pedale del pianoforte e l’ascetico incedere, senza vibrato degli archi. E Schiff non perde un colpo neppure nelle difficili ottave dell’ultimo movimento, prive però di ogni magniloquenza o retorica finto romantica. Un capolavoro. Intendiamoci: non è che qui Schiff diventi di colpo un direttore d’orchestra. Solo che, dopo avere eseguito questa musica da decenni, con tutte le migliori bacchette, sa benissimo cosa vuole, come ottenerlo e come chiederlo. E soprattutto…suona!

Nicola Cattò

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