“Raccontare una storia”: Yaron Gottfried debutta a Firenze

Pianista, compositore e direttore d’orchestra, Yaron Gottfried debutta, alla guida di un’orchestra italiana, a Firenze dove, il prossimo 29 giugno, dirigerà l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in un programma che accosta
la Quinta Sinfonia di Beethoven al Concerto per ottavino di Lowell Liebermann, (solista Nicola Mazzanti).

Con questa intervista, si presenta al pubblico italiano.

Direttore classico, musicisti jazz e compositore: come si influenzano a vicenda questi lati del suo fare musica?

Penso che essere un musicista dalla mentalità aperta, che sperimenta e domina diversi stili possa offrirmi una prospettiva migliore e più ampia sulla musica in generale. Posso facilmente trovare collegamenti tra i vari generi, che mi aiutano come direttore e, ancor più, come compositore, specie in questi tempi, quando tutto è possibile in musica, e l’ispirazione può arrivare da diverse fonti.

Ci dica qualcosa sulla sua formazione musicale.

Sono cresciuto in una famiglia di musicisti, mio padre, Dan Gottfried, è un musicista jazz molto noto in Israele, a capo del sindacato dei musicisti israeliani; la musica, quindi, è sempre stata con me, fin da bambino sono stato esposto alla classica e al jazz, perché molti musicisti venivano a provare a casa nostra, e per me era sempre affascinante, tanto che già a sette anni sapevo che sarei diventato un musicista! Ho iniziato come pianista classico, ma presto ho scoperto che suonare non mi bastava, avendo molto interesse nella composizione e nell’improvvisazione, e essendo attratto dal suono dell’orchestra. Ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti meravigliosi, che sono stati per me un’ispirazione: ho quindi iniziato gli studi di orchestrazione e composizione con Noam Sheriff e di direzione alla Jerusalem Academy con Mendy Rodan.

Quali altri musicisti l’hanno influenzata?

Bach, il più grande di tutti, un’ispirazione continua. E se devo indicare qualcuno del nostro tempo che io considero un mentore, allora dico Leonard Bernstein, che ebbi l’onore di incontrare quando ero ancora al liceo, e suonai per lui. Anche lui è un fantastico musicista a tutto tondo, direttore, grande compositore, a suo agio sia nel jazz che nel mondo classico: un grande esempio di un vero, autentico musicista sempre fedele a se stesso, che da un lato sapeva scrivere un brano come West side story, dall’altro dirigeva Mahler a Vienna. E poi fu un fantastico pianista: insomma, un vero modello di come dovrebbe essere un musicista.

Lei è nato e si è formato in Israele: quanto ha influenzato la sua visione della musica?

Noi siamo il prodotto culturale del nostro ambiente, di quello che ci attornia. Israele è una nazione molto giovane, con molti immigrati, quindi dal punto di vista musicale è un luogo interessante, sfaccettato, dove puoi ascoltare musica russa, etiope, egiziana, marocchina, tedesca… Molti musicisti classici, immigrati di prima generazione, venivano dall’Europa e insegnavano la tradizione europea, ma allo stesso tempo alcuni di quei compositori tentarono di creare una nuova musica locale, ispirata dalle melodie ascoltate da chi giungeva dallo Yemen, dall’Iraq e da altre nazioni, dando vita a un nuovo stile, una fusione fra Occidente e Medioriente.

Il concerto fiorentino del 29 giugno sarà la sua “prima volta” con un’orchestra italiana: perché ha scelto un programma così curioso (Quinta di Beethoven e Concerto per ottavino di Lowell Liebermann, eseguito per la prima volta il 18 agosto 1996 a New York)?

Interessante che lei lo definisca “curioso”! L’orchestra mi ha chiesto di eseguire il concerto di Liebermann e ho detto di sì con piacere; quindi ho suggerito una pagina più nota per “bilanciarlo”, e alla fine ci siamo orientati sulla Quinta di Beethoven. Credo sia importante eseguire buona musica contemporanea nei concerti normali, non solo da parte di specialisti, in occasioni particolari. Questo Concerto per ottavino è molto melodico e tonale, non un brano d’avanguardia, musica piena di colori: e intanto offriamo al pubblico un capolavoro come la Quinta, permettendo alle persone di vivere un’esperienza emotiva e intellettuale più ampia.

Secondo lei le orchestre hanno ancora un “colore” nazionale riconoscibile?

Alcune sì, ed è il risultato di una scuola, di una nazionalità ben identificabile, che genera un suono inconfondibile: prenda ad esempio la scuola viennese e i Wiener Philharmoniker, o la scuola russa e la Filarmonica di San Pietroburgo, ma anche la New York Philharmonic. Tutte orchestre di grane tradizione, con una unità nello stile esecutivo che rende il loro suono caratteristico.

Che cosa cerca, innanzitutto, quando dirige un concerto?

Cerco di realizzare un’esecuzione onesta e autentica, che vada al di là della routine o dell’accademia, per rendere la “storia” di ogni partitura, ricreando quel momento magico che non è sempre facile da raggiungere. Secondo la mia esperienza, quando racconti una storia e sei impegnato al 100% i musicisti e il pubblico se ne accorgono.
E come si descriverebbe come compositore?

Credo che nei miei lavori si rifletta la mia conoscenza di diversi stili. Sono un uomo di colori e forme, armonia e poliritmia. Cerco sempre di comunicare: i miei lavori possono anche essere difficili da afferrare, da capire al primo ascolto, ma non sono mai solo esperienze intellettuali, c’è sempre una parte emotiva. Amo creare nuove combinazioni, come un Concerto per chitarra elettrica e orchestra, o molti lavori per trio jazz e orchestra: ho ricomposto i Quadri da un’esposizione di Mussorgski per trio jazz e orchestra in modo fresco e aggiornato. Per fortuna questo lavoro è stato eseguito molte volte e collaboro proficuamente con un ottimo editore, Sikorski international. Il mio stile è in continua evoluzione, cerco di metterci sempre qualcosa di nuovo, è un viaggio che esplora nuove possibilità, nuovi modi di esprimersi col suono.

E cosa sogna di realizzare attraverso la musica? Oppure, più banalmente, quali progetti ha per l’immediato futuro?

Come la maggior parte dei musicisti, la mia esigenza fondamentale è di creare e di avere un pubblico che mi segue: più grande è, meglio è! Ora sto lavorando ad un nuovo ciclo di Song e a due nuovi lavori orchestrali; la prossima stagione mi vedrà a Macao, dove dirigerò Orfeo ed Euridice di Gluck, concerti a Shenzhen con l’Orchestra di Pechino, con la Southwest Florida Symphony e molti in Israele, con orchestre quali la Israel Philharmonic Orchestra, la Opera Orchestra, la Jerusalem Symphony Orchestra…

E mi piacerebbe eseguire la mia versione dei Quadri con altre grandi orchestre!

 

Il concerto a Firenze: http://www.operadifirenze.it/events/yaron-gottfried/

I Quadri jazz

 

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