La scintillante apertura di Pietrasanta in Concerto

Michael Guttman, Roberto Prosseda e Jing Zhao

MOZART Sonata n. 22 per violino e pianoforte in La maggiore K 305; Sonata n. 14 per pianoforte in Do minore K 457; Duo per violino e violoncello in Sol maggiore K 423; Trio per pianoforte, violino e violoncello in Do maggiore K 548 pianoforte Roberto Prosseda violino Michael Guttman violoncello Jing Zhao

Pietrasanta, Chiostro di S. Agostino, 24 luglio 2020

Tanto tuonò che piovve. Dopo mesi di bel tempo, ecco arrivare sulla Versilia un temporale con trombe d’aria, burrasca a mare e pioggia a secchiate sulle colline. Tutto avrebbe lasciato presagire un rinvio dell’agognata apertura del Festival internazionale di musica Pietrasanta in concerto, previsto per la sera, alle 21,30, nel Chiostro di Sant’Agostino.
A rompere questo lungo digiuno di musica imposto dal lockdown, un pianista che nessuno sognerebbe di perdersi: Roberto Prosseda; il violinista che tutti vorrebbero accanto: Michael Guttman e al violoncello la giovane cinese Jing Zhao di cui tutti da ora sentiranno parlare. La serata, preannunciatasi davvero tremenda, però non veniva posposta e il cielo trovava quella limpidezza e chiarezza che poche volte restituisce.

Chiostro di Sant’Agostino pronto, con sedie distanziate il giusto e sedute sotto il portico ridotte, il concerto prende il via. Subito la sensazione dello Steinway & Sons imperfetto. Prosseda è agile, muove le mani attorno alla Sonata in La maggiore K 305 cercando di far suonare tutti i tasti che preme. Qualche volta ce la fa, qualche volta no. Il pianoforte è come inceppato, le note sfuggono ma Prosseda è lì, puntuale negli appoggi, agile e scatenato come sempre. Con in più… un pianoforte bagnato dall’umidità della serata. Guttman, dall’alto della sua esperienza e con in più un violino che non accetta accordatura e svilisce gli armonici, porta tanta vivacità. La Sonata comunque va, scivola al di sopra dell’acqua e anche il suono migliora, si fa più chiaro man mano che i due lo sollecitano. Wolfgang Amadé riesce a farsi largo, la sua brillantezza, il suo incedere leggero ha la meglio su tutto. Straordinari i due, che faticano non poco a far emergere il suono in quella palude di umidità.
Poi Michael Guttman si ritira e Roberto Prosseda riprende da solo il filo delle Sonate, in Do minore K 457 questa volta, dove Mozart è più maturo. E più esigente. Lo strumento si acquieta, trova un suo equilibrio, suona diligentemente i piano, i pianissimo. Prosseda si immerge nel lirismo più sofferente dimostrato dall’autore e lo interpreta come sa. Vince e convince. Da lì in poi, l’arrivo della entusiasta Jing Zaho, compagna di Guttman prima, a scaldare lo strumento (e quanta fatica per lei!). Col Duo per violino e violoncello in Sol maggiore K 423, a introdurre il magnifico Trio in Do maggiore K 548 dove i solisti si ricompongono e danno il meglio di loro. Una serata incerta dove la tenacia e la resistenza sono potuti emergere con chiarezza, anche esecutiva. Una serata in cui delle reunion fatte per suonare insieme non è mancato niente.
Grazie a Pietrasanta in concerto, grazie a Michael Guttman che fa degli imprevisti dei veri e propri ostacoli da superare in nome della musica, in onore di essa. Gli interpreti di questo Festival, quest’anno in versione ridotta per il Covid, danno sempre il massimo, e anche in questa occasione hanno dimostrato che musica insieme è materia concreta e plastica, da modellare secondo le condizioni date e per arrivare a traguardi ogni volta insospettabili. Grazie a Roberto Prosseda e Jing Zhao per esserci stati.

Davide Toschi

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