La raffinata favola felina di Orazio Sciortino

MARCELLO Concerto per oboe in re VIVALDI Concerto per fagotto RV 493; Concerto per flauto “Il Cardellino” RV 428 SCIORTINO La gattomachia oboe Fabien Thouand fagotto Valentino Zucchiatti flauto Andrea Manco violino Davide Alogna recitante Roberto Recchia Cameristi della Scala, direttore Hakan Şensoy

Milano, Teatro alla Scala, 29 ottobre 2017

 

Come osservava Gabriele Moroni nell’importante articolo pubblicato su MUSICA di ottobre, la musica di Orazio Sciortino nasce spesso da “dati extramusicali, riflessioni, eventi concreti e, soprattutto, il suo vissuto”, aggiungendo poi che per il compositore siciliano il “fare musica non è gioco puro, astratto, ma ha a che fare con la sensibilità di chi crea e con quella del pubblico”, mettendo moto “strategie volte a comunicare con l’ascoltatore”: e se questo valeva per i due CD di musica strumentale “pura”, di cui si parlava nell’articolo, c’è da immaginare che quanto riportato sia ancora più vero se applicato alla nuova partitura di Sciortino, La gattomachia, che ha debuttato domenica 29 alla Scala, nell’ambito dei concerti pomeridiani per i bambini (e che bello vedere un teatro pieno di facce diverse dal solito!).

Orazio Sciortino

Questa Gattomachia, che al lettore esperto di cose letterarie farà certamente venire in mente i leopardiani Paralipomeni della batracomiomachia, è tratta da un testo di Lope de Vega, del 1634, esempio di epica burlesca, che parla delle vicende amorose e delle schermaglie di due gatti maschi e di una gatta: Sciortino ha adattato il testo per voce recitante, violino solista ed orchestra d’archi, in un lavoro di mezz’ora circa di gradevolissimo ascolto, anche se forse più per adulti che per bambini. Questo perché il suo linguaggio musicale non occhieggia mai facilmente, non offre appigli troppo facili all’identificazione di una melodia, di un “gesto”, di un tema ricorrente, ma evoca tutto ciò con una struttura lunga e coerente, con pochissimo descrittivismo, fra citazioni letterarie (un verso dell’Elisir d’amore) e musicali (un accenno di serenata “paganiniana”), fra forme d’epoca (una gagliarda pseudorinascimentale) e couleur locale, spagnolesca ma anche — autobiograficamente — siciliana (d’altronde, l’elemento “moresco”  vi è comune). Il violino solista, il bravissimo Davide Alogna, non assume il punto di vista di un singolo personaggio, ma è come il narratore interno della vicenda, anch’essa più evocata che descritta, fra atmosfere alla Bernard Herrmann e spigolosità bartókiane, con un’attenzione all’intonazione e all’esattezza ritmica che non sono affatto facili da garantire. E anche il finale di questa favola, che Sciortino fa virare verso l’happy ending, musicalmente rimane piuttosto sospeso ed enigmatico: ma d’altronde, come qualsiasi lettore di Propp ben sa, la favola, anche quella più apparentemente banale e sorridente, nasconde abissi di inquietudine e Unheimlichkeit.

Oltre all’eccellente Davide Alogna, va apprezzata la prova dei Cameristi della Scala, diretti dal turco Hakan Şensoy (che, non conoscendo l’italiano, certamente non era facilitato nel suo lavoro) e dell’attore Roberto Recchia: peccato che, nei momenti più concitati, non fosse agevole capire le parole e, quindi, la trama.

Davide Alogna

Nella prima metà del concerto tre prime parti scaligere (Fabien Thouand, oboe; Valentino Zucchiatti, fagotto; Andrea Manco, flauto) avevano eseguito altrettanti concerti di Marcello e Vivaldi: e, al di là dell’ottima professionalità dei solisti, non si può dire che il risultato sia stato indimenticabile. Ma naturalmente quello che contava era appassionare le centinaia di bambini presenti in sala, sperando che, almeno in parte, formino il pubblico di domani dei nostri teatri.

Nicola Cattò

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