Il Werther pre-simbolista di Willy Decker

MASSENET Werther F. Meli, J.L. Ballestra, M. Barrard, P. Picone, A. Spina, V. Simeoni, E. Sadovnikova, C. Farneti, M. Alfonsi; Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma, direttore Jesús López-Cobos regia Willy Decker (ripresa da Jean-Louis Cabané) scene e costumi Wolfgang Gussmann luci Joachin Klein

Roma, Teatro dell’Opera, 18 gennaio 2015

È arrivato a Roma, dopo dieci anni dal debutto, il Werther di Jules Massenet che è stato uno dei maggiori successi di Willy Decker. Realizzato per l’Opera di Francoforte, dove è tuttora in repertorio e viene replicato circa una decina di volte all’anno, si era già visto in Italia nel 2007 al San Carlo di Napoli. Differisce dalle impostazioni tradizionali, in cui il drame lyrique viene letto principalmente come una Literaturoper tardo romantica, in quanto, attraverso una scenografia essenziale e giochi di luci e di colori, si sottolinea come nel 1893 (a quasi 120 anni di distanza dal romanzo epistolare di Goethe su cui è basato) Jules Massenet anticipi il simbolismo e l’espressionismo. Scene, costumi, luci e drammaturgia enfatizzano la solitudine di Werther e di Charlotte rispetto a tutti gli altri personaggi dell’azione scenica, la loro estraneità alla città stilizzata e piccola in cui si dipana la vicenda. In questo contesto, Werther si ritira sempre più in un proprio mondo di poesia in cui Charlotte (che vede come un angelo, vergine e madre) rappresenta tutto ciò che egli desidera. Non è, però, abbastanza forte per combattere contro i vincoli della realtà effettuale della vita quotidiana ed i doveri che la giovane ha assunto sposando Albert (come promesso alla propria madre morente). Charlotte sopprime i propri sentimenti sino a quando Werther rompe tutte le barriere manifestando con sempre maggiore chiarezza il proprio percorso verso il suicidio. A differenza del romanzo epistolare di Goethe e di numerose produzioni dell’opera di Massenet, Decker mette in risalto le personalità di Charlotte, Albert e Sophie e la gretta società borghese che li circonda. Mentre il romanzo fa perno sul potere della poesia, il centro del drame lyrique è la potenza della musica. Werther e Charlotte si innamorano danzando ed il parlato che svela il rientro anticipato di Albert interrompe il sogno musicale del mondo della musica.

Jesús López-Cobos concerta in modo appassionato; con i suoi 75 anni, la vicenda di amore impossibile tra i due giovani è vista in chiave onirica e dilatata. Francesco Meli, che ascoltai debuttare nel ruolo a Parma circa cinque anni fa, ha affinato l’interpretazione sia vocale sia scenica; è forse l’unico tenore che in Werther può gareggiare con José Carreras, come lo possiamo ascoltare in una celebre produzione degli anni Settanta diretta da Colin Davis al Covent Garden (e registrata dalla Philips). Veronica Simeoni è una Charlotte struggente, Ekaterina Sadovnikova una Sophie dolcissima, Jean-Luc Ballestra un Albert quasi mefistofelico. Grande successo la sera della prima.

Giuseppe Pennisi

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