Grande avvio per Angius a Padova

VERDI Sinfonia da Luisa Miller BERIO Folksongs per mezzosoprano e orchestra (1973) MAHLER Sinfonia n. 1 in RE (versione per orchestra da camera di Klaus Simon) mezzosoprano Cristina Zavalloni Orchestra di Padova e del Veneto, direttore Marco Angius

Padova, Auditorium Pollini, 29 gennaio 2016

Concerto quant’altri affascinante quello proposto dall’Orchestra di Padova e del Veneto, diretta da un ispiratissimo Marco Angius, da settembre 2015 nuovo direttore musicale e artistico del complesso patavino. Chiamato a risollevare artisticamente le sorti dell’orchestra e a riportarla ai fasti degli anni passati, quando tra gli altri a dirigerla erano Peter Maag (per quasi vent’anni dal 1983 al 2001), Vladimir Ashkenazy o Yuri Bashmet, il maestro ha impaginato un programma che aveva un doppio filo rosso: quello del silenzio del suono e quello dei legami tra Luciano Berio e Gustav Mahler, di cui Berio ha rielaborato tra gli anni ’80-’90 alcuni cicli liederistici. Un programma apparentemente eterogeneo, ma che in realtà, come ha spiegato il Maestro Angius, «relaziona tre compositori in modo trasversale e profondo: Mahler era anche direttore di opere verdiane, Berio, a sua volta, ha trascritto e orchestrato diversi Lieder mahleriani e le Otto romanze di Verdi. Echi verdiani, inoltre, si possono individuare nella strumentazione e nel carattere di numerosi passaggi della Prima Sinfonia di Mahler».

In apertura la Sinfonia da Luisa Miller, che Verdi carica di tensione sfruttando il ruolo drammatico delle pause. L’orchestra ha assecondato la lettura trasparente e tagliente del suo direttore, ovviando allo scarso peso specifico con il nitore del suono e la ritrovata compattezza. Cuore del programma e momento davvero supremo le meravigliose Folksongs di Berio, di cui è stata interprete camaleontica e di grande fascino Cristina Zavalloni, jazzista di fama internazionale e frequentatrice abituale del repertorio contemporaneo, che come pochi sa ricreare grazie alla particolarità della sua voce e al magnetismo della presenza scenica. Composti nel 1964 per voce e 7 strumenti, e riarrangiati nel 1973 per voce e orchestra da camera, gli 11 canti popolari appartenenti alla tradizione orale di diversi Paesi (dagli Stati Uniti all’Armenia, dalla Provenza alla Sicilia, alla Sardegna), scelti ed elaborati da Berio per la versatile voce mezzosopranile di Cathy Barberian, sua prima moglie e grande interprete della musica contemporanea del dopoguerra, hanno offerto alla cantante bolognese un caleidoscopico e raffinatissimo percorso nel folclore ora di scattante forza ritmica ora di lacerante malinconia. Una prestazione, quella della Zavalloni, che merita quanto prima di essere fissata in disco, magari con l’apporto precisissimo e agile dell’orchestra padovana.

Concludeva il concerto un esperimento, ossia l’esecuzione della Prima Sinfonia di Mahler nella trascrizione per orchestra da camera di Klaus Simon, realizzata nel 2008, autore particolarmente amato dal Angius, che nel concerto di apertura della stagione da lui diretta aveva già proposto la Sinfonia n. 2 “Resurrezione” nella versione Kaplan/Mathes. Un esperimento, si diceva, condotto in porto con grande professionalità dagli strumentisti dell’Orchestra, più che altro una curiosità e fors’anche un banco di prova a dimostrare la salute della compagine, specie dell’impegnatissima sezione dei fiati. Intensi i fraseggi nelle movenze e nei ritmi di ispirazione popolare, giustamente aciduli gli impasti, carenti però, e loro malgrado, gli archi, che non sono riusciti a far dimenticare la versione originale, di cui questa è parsa una sorta di “bignami”. Giustamente calorosissimi gli applausi da parte del pubblico che assiepava le gradinate dell’Auditorium Pollini.

Stefano Pagliantini

 

 

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