Al Cantiere lo spirito di Montepulciano

43 anni di vita e non dimostrarli. Questo l’obiettivo già raggiunto dal Cantiere Internazionale d’arte di Montepulciano che in provincia di Siena, nella splendida Val d’Orcia, ha saputo concretizzare e confermare gli intenti primordiali elencati da Hans Werner Henze nel suo progetto iniziale, inteso a definire un periodo ogni anno, in questo 2018 dal 12 al 19 luglio, un Cantiere in cui si confrontano pariteticamente artisti (cantanti, attori, strumentisti, registi, direttori d’orchestra, compositori, scenografi, costumisti, ecc.) nella comune intenzione di studiare, provare partiture classiche e moderne e di trovare modi vecchi e nuovi di fare della musica. Il territorio ospita tutti nello stesso modo, maestri e allievi, musicisti affermati così come ignoti: senza compenso alcuno e nel carattere di officina e scuola capaci di innescare processi virtuosi nella comunità residente nella Val d’Orcia. A loro verranno rimborsate «le spese di viaggio e quelle per l’alloggio. In una mensa eccellente, sotto la guida di cuochi locali, vengono preparati due volte al giorno eccellenti piatti della cucina toscana».
Lo spirito di Henze, quello che ancora è saldo fra le mura medievali di Montepulciano, è alquanto chiaro ed esplicito: chiunque «deve sapere che Montepulciano non è un festival di tipo commerciale, ma che si tratta, invece, di animazione politico-sociale e culturale».
Era il 1989 quando il manifesto di Henze venne scritto, è il 2018 e nulla è cambiato se non il viso dei vari artisti che vengono, tornano o arrivano per la prima volta con le stesse emozioni e gli stessi impegni degli altri. Ha affermato Sara Mingardo: «La cultura è come l’acqua, impossibile vivere senza. L’Italia ha bisogno di scuola, scuola e ancora scuola. Se fin da bambini si imparassero le musiche e le arti sarebbe tutto molto più semplice. La musica abbellisce le menti». E qui a Montepulciano, la città del Cantiere, la musica è materia di insegnamento dalle scuole materne fino alle medie per poi permettere ai ragazzi di perfezionarsi all’Istituto Musicale dedicato ad Hans Werner Henze.
Sara Mingardo è lo stimatissimo contralto che quest’anno ha trascorso le sue giornate di ferie al Cantiere rendendosi anche protagonista della Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini, andata in scena il 13 luglio con le altre voci: di soprano, di Paola Leggeri, di tenore di Aldo Caputo, di baritono/basso di José Fardilha.


Lo spettacolo ha avuto i favori di un pubblico numeroso e ben disposto nei confronti di solisti di questo livello e di un organico efficiente composto dalla Corale Poliziana, istruita da Jodi Diodato, e sostenuta dal Dortmunder Kammerchor; dai due pianoforti affidati a Cristina Capano e Massimiliano Cuseri e all’armonium a Simone Ori. La direzione musicale nelle solide mani di Roland Böer si è concentrata sull’essenziale, puntando sul risultato complessivo che è parso a tutti, da subito, convincente e in qualche modo corrispondente alle intenzioni più affabulatorie che sacre che Rossini lascia intendere in questo suo lavoro.
La prova ha comunque sofferto tremendamente della scarsa acustica dell’ennesima chiesa, quella di San Biagio, che ha alterato in maniera  non più accettabile la resa sonora e a cui speriamo il Cantiere trovi rimedio presto con la costruzione di un meritatissimo auditorio in terra di Montalcino.

Davide Toschi

(foto: Irene Trancossi)

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