Una Favorita vecchio stile al Lirico di Cagliari

DONIZETTI La Favorita Damiano Salerno, Nozomi Kato, Antonino Siragusa, Ramaz Chikviladze, Andrea Schifaudo, Michela Varvaro; Orchestra e Coro del Teatro Lirico, direttore Beatrice Venezi regia Allex Aguilera scene e costumi Francesco Zito luci Luis Perdiguero

Cagliari, Teatro Lirico, 6 giugno 2025

Francamente, aspettare 115 anni prima di rivedere La Favorita a Cagliari (non fa testo l’unica recita all’aperto del 1932 con la Compagnia Italiana dell’Opera Lirica e Comica) pare un po’ troppo. L’ultima produzione dell’opera donizettiana risale ormai al lontanissimo 1910 dopo una nutrita serie di rappresentazioni nella seconda metà dell’Ottocento. In realtà, pur non essendo mai uscita dal repertorio, La Favorita è una novità per la Cagliari di oggi e sarebbe valsa la pena di allestire la versione francese, tanto più che è disponibile l’edizione critica di Rebecca Harris-Warrick. Si è optato invece per la vetusta e spesso insopportabile traduzione di Francesco Jannetti che rende anche poco comprensibili certi punti della vicenda, abbondantemente censurata nell’Italia di metà Ottocento. Se poi si aggiunge che tutti gli interpreti cagliaritani sono al debutto nel capolavoro di Donizetti, con tutti i rischi del caso, l’impresa appare un po’ come un’occasione mancata.

Beatrice Venezi guida orchestra e coro del teatro Lirico, alternando scoppi eccessivi di suoni negli ensemble e i rallentando che talvolta mettono a dura prova i cantanti, così da offrire una lettura della partitura poco coerente.

La protagonista giapponese Nozomi Kato sfoggia un interessante apparato vocale, più esibito nelle note alte che nei gravi, e rende al massimo nella grande aria con sapienti ed efficaci variazioni nel “da capo” della cabaletta. Si dimostra anche provetta attrice.

Antonino Siragusa, spesso a Cagliari soprattutto in ruoli rossiniani (suo terreno d’elezione), stenta a emergere nel ruolo di Fernando che richiede anche veemenza, rimanendo spaesato nel contesto drammatico del finale terzo. “Spirto gentil” è invece cesellato con dei pianissimi efficaci, giungendo puntuale agli acuti, mentre l’aria di sortita “Una vergin, un angel di Dio” è ridotta a un moncherino privo della seconda strofa, tagliata come altri frammenti nel corso dell’opera. Alfonso XI è un ruolo da baritono grand seigneur che invece Damiano Salerno affronta con impeto esagerato già dalla cavatina, tanto da far sembrare la sua voce più adatta ad altro repertorio. Note liete dal basso Ramaz Chikviladze che infonde al ruolo di Baldassarre la giusta autorità con una vocalità ampia e risonante. Ottima la resa del perfido personaggio di Don Gasparo affidato ad Andrea Schifaudo che rende giustizia a un ruolo solo apparentemente secondario. Michela Varvaro completa funzionalmente il cast nel ruolo di Ines.

L’allestimento proviene dal Massimo di Palermo (che però offriva la versione francese) ed è opera del regista Allex Aguilera, che ricrea un tipico spettacolo ottocentesco con scene dipinte e il rispetto dei luoghi teatrali, circostanza non scontata di questi tempi. Più che ai movimenti è attento ai tableaux vivants che nelle scene d’assieme hanno ancora una loro efficacia. Magari si poteva fare a meno nel quadro dell’isola di Leone delle due coppie amoreggianti – e simmetriche – piuttosto improbabili in quel contesto.

Scene e costumi di Francesco Zito perfettamente adeguati alle intenzioni registiche con una bella varietà nelle mise sia per gli uomini che per le donne del coro, funzionale e persuasivo, istruito da Giovanni Andreoli. Le luci di Luis Perdiguero completano la scheda tecnica con rimandi di luce e ombra adeguati.

Successo senza ombre, anche a scena aperta in alcuni dei momenti canonici dell’opera. 

Franco Masala

Foto Laycon © Teatro Lirico di Cagliari.

Data di pubblicazione: 11 Giugno 2025

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