Marie-Antoinette, la grazia senza vertigine

Marie-Antoinette (Musiche di Franz Joseph Haydn e Christoph Willibald Gluck) Claire Lonchampt, Marie-Antoinette – Mickaël Conte, Louis XVI – Malandain Ballet Biarritz, Orchestre de l’Opéra Royal, violino e direzione Stefan Plewniak Coreografia Thierry Malandain scene e costumi Jorge Gallardo

Opéra Royal del Castello di Versailles, 12 luglio 2026

Personaggio tanto affascinante quanto controverso, Maria Antonietta continua a occupare uno spazio singolare nell’immaginario europeo: regina frivola e capricciosa secondo la propaganda rivoluzionaria, vittima di un destino politico più grande di lei secondo le riletture successive, donna straniera mai pienamente accolta dalla corte e dal popolo francese. È l’“Autrichienne”, epiteto nel quale la sua provenienza austriaca viene trasformata in un’accusa e che racchiude tutta l’ambivalenza della sua figura. A questa regina sospesa tra storia e mito Thierry Malandain dedica il suo Marie-Antoinette, presentato dal Malandain Ballet Biarritz nel luogo forse più intimamente legato alla protagonista: l’Opéra Royal del Castello di Versailles, inaugurato nel 1770 proprio in occasione delle nozze tra il futuro Luigi XVI e la giovane arciduchessa d’Austria. Il risultato è uno spettacolo di indubbia eleganza, nel quale scenografia, costumi e musica concorrono alla costruzione di un ambiente visivo raffinato e di una rappresentazione complessivamente assai piacevole. Le scene e i costumi di Jorge Gallardo evocano il Settecento senza indulgere nella ricostruzione museale, trasformando l’universo della corte in un susseguirsi di immagini stilizzate, colori, rituali e geometrie. La superficie è curata, seducente e attraversata da un gusto visivo sempre riconoscibile. Il limite principale dello spettacolo risiede però nella difficoltà ad andare davvero a fondo nel personaggio di Maria Antonietta. I momenti nei quali la coreografia riesce a penetrare la sua solitudine, la fragilità e le contraddizioni della sua condizione sono pochi. La regina rimane spesso un’immagine osservata dall’esterno, una figura elegante inserita in un mondo altrettanto elegante, più che una donna progressivamente schiacciata dal proprio ruolo, dalle aspettative della corte, dalla politica e dall’ostilità popolare. La musica costituisce invece uno degli elementi più coinvolgenti della serata. Malandain costruisce gran parte del balletto sulle Sinfonie n. 6 “Le Matin”, n. 7 “Le Midi”, n. 73 “La Chasse” e n. 8 “Le Soir” di Franz Joseph Haydn: pagine che raramente trovano spazio nei programmi delle sale da concerto e che lo spettacolo permette di ascoltare e riscoprire in tutta la loro vivacità inventiva. Quella di Haydn non è una presenza meramente ornamentale. La sua scrittura luminosa, mobile e ricca di sorprese diventa una vera architettura drammatica, capace di sostenere il movimento e di accompagnare il passaggio dalla giovinezza della protagonista alla progressiva disgregazione del suo mondo. Il compositore restituisce attraverso la musica quella varietà di caratteri e quella sottile inquietudine che la coreografia non sempre riesce a sviluppare con la stessa profondità. L’Orchestre de l’Opéra Royal offre la componente forse più viva dell’intera rappresentazione. Stefan Plewniak, nella doppia veste di violinista e direttore, imprime alla partitura una vitalità teatrale che mantiene costantemente desta l’attenzione. La sua presenza diventa un centro propulsivo dello spettacolo: dal violino guida l’ensemble con energia, mettendo in risalto la brillantezza, l’ironia e i continui mutamenti espressivi della musica di Haydn. L’orchestra non si limita dunque ad accompagnare la danza, ma le offre ritmo, respiro e tensione. Nei momenti nei quali la scena rischia di indugiare nella pura gradevolezza formale, è spesso la musica dal vivo a restituire movimento e necessità al racconto. La possibilità di incontrare sinfonie haydniane meno frequentate, interpretate con tale immediatezza, costituisce di per sé uno dei maggiori motivi d’interesse della serata. I danzatori del Malandain Ballet Biarritz si muovono con delicatezza, precisione e naturale eleganza. I corpi disegnano con chiarezza le forme della coreografia e attraversano la scena con una qualità fluida, mai appesantita. Claire Lonchampt delinea una Maria Antonietta fragile e luminosa, circondata da una corte che finisce progressivamente per assumere i contorni di un meccanismo collettivo. Eppure è proprio la costruzione coreografica a sembrare, in diversi passaggi, incapace di offrire agli interpreti lo spazio necessario per esprimere pienamente la propria personalità artistica. La compagnia esegue con disciplina e raffinatezza ciò che le viene richiesto, ma raramente può abbandonarsi a quella libertà, a quella tensione e a quella magia che in altre produzioni hanno reso il lavoro di Malandain così riconoscibile e coinvolgente. La pagina più riuscita e toccante giunge quando la regina di Francia diventa madre. Sulle note della celebre Danza degli spiriti beati dall’Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck, lo spettacolo sembra finalmente interrompere il susseguirsi delle immagini decorative e trovare un nucleo autenticamente umano e un burattino che evoca un bambino diventa la manifestazione di movimenti dolci e accompagnati in una relazione tra la piccola creatura e l’adulto. In un senso di fragilità e tenerezza che va oltre la corona. Il gesto si fa più intimo, il tempo sembra rallentare e Maria Antonietta smette per un momento di essere soltanto regina, simbolo o personaggio storico: diventa una donna attraversata da un’esperienza universale. È il momento nel quale la coreografia riesce maggiormente a commuovere e a restituire una dimensione profonda della protagonista. Dispiace però che proprio questa pagina di Gluck sia proposta in registrazione anziché affidata all’orchestra presente in sala. La cesura sonora è percepibile e sottrae qualcosa alla forza teatrale della scena, soprattutto perché l’esecuzione dal vivo rappresenta uno dei valori più evidenti dell’intera produzione. A rendere speciale l’esperienza contribuisce naturalmente l’Opéra Royal, che rimane uno dei teatri più belli del mondo e uno di quelli dotati dell’acustica più affascinante. La sala interamente costruita in legno, dipinto per imitare materiali più preziosi, accoglie il suono con una morbidezza, una chiarezza e una naturale capacità di diffusione che consentono di percepire ogni dettaglio dell’orchestra. Pochi altri luoghi potrebbero ospitare questo balletto con una simile forza evocativa. Maria Antonietta ritorna sulla scena inaugurata per il suo matrimonio e il teatro non è soltanto il contenitore dello spettacolo, ma una presenza silenziosa della narrazione: testimone della magnificenza della corte e, insieme, della sua prossima dissoluzione. Naturalmente, per quanto riguarda la climatizzazione, l’architettura barocca sembra considerare l’aria condizionata un progresso tecnologico ancora troppo ardito. Lo spettatore viene così ricondotto con sorprendente fedeltà ai tempi dell’Ancien Régime, quando la calura si affrontava non attraverso impianti moderni, ma a colpi di ventaglio. Un dettaglio forse involontario, ma certamente efficace nel completare l’immersione storica. Resta dunque l’impressione di uno spettacolo bello da guardare, raffinato nella confezione e piacevole nel suo scorrere, ma solo episodicamente capace di trasformare la bellezza in necessità teatrale. Chi scrive ha già incontrato in altre occasioni il Malandain Ballet Biarritz e conosce la capacità di questa compagnia e del suo coreografo di creare immagini dotate di una forza quasi incantatoria. In questo Marie-Antoinette manca invece proprio quella scintilla ulteriore: la magia capace di superare l’eleganza formale e di condurre lo spettatore dentro le contraddizioni più intime della protagonista. A raggiungere una maggiore immediatezza emotiva è soprattutto l’orchestra, con la vitalità di Haydn e l’energia di Plewniak. Maria Antonietta rimane così sospesa sulla scena come nella memoria collettiva: bellissima, osservata, giudicata e forse, ancora una volta, non completamente compresa.

Mirko Gragnato

Foto: Olivier Houeix

Data di pubblicazione: 21 Luglio 2026

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