La speranza della risonanza: fra “Bassi ed accompagnamenti”, il ritorno alla didattica dell’Accademia Filarmonica di Bologna

L’organo Traeri ( 1673), dove sono stati armonizzati i bassi cifrati di Stanislao Mattei, nella sala Martini dell’ Accademia Filarmonica di Bologna.

A Bologna, nelle storiche sale Rossini e Martini di Palazzo Carrati si sono tenuti nel mese di settembre una serie di incontri che hanno incrociato ricerca musicologica e prassi esecutiva, coinvolgendo docenti, ricercatori e studenti sotto il coordinamento di Romano Vettori, direttore dell’archivio dell’Accademia Filarmonica. Tra i seminari più stimolanti quello tenuto dal M° Luigi Verdi, che ha preso in considerazione gli “Esperimenti” di alcuni storici aspiranti al diploma filarmonico: Mozart, Gretry, Mysliveček ed altri, analizzandone punti di forza e di fragilità secondo i canoni della tradizione contrappuntistica italiana. Il bicentenario della morte di Padre Stanislao Mattei (1750-1825), maestro di Rossini, Morlacchi e Donizetti, nonché successore di Padre Martini all’Accademia Filarmonica, ha dato modo alla Prof.ssa Baldassarri (Cons.di Bologna) di sperimentare l’armonizzazione dei suoi manoscritti cifrati e di metterli a confronto con i più famosi partimenti della scuola napoletana, sui quali si sta svolgendo intensa attività di ricerca a livello internazionale. Oltre ai bassi cifrati, si è appreso che i manuali del Mattei contengono esempi realizzati di contrappunti per quartetto d’archi di grande pregio musicale, quasi nascosti in fondo all’arida parte precettistica. Il manuale di composizione si trova infatti in una “zona grigia” del repertorio di non facile catalogazione, per la sua natura ibrida costituita dall’alternanza di parola e di testo musicale. Fattore che ne ha reso difficile per anni lo studio e la relativa valorizzazione. Si tratta di problematiche che sono state ben messe in evidenza dagli interventi delle Prof.sse Giuliana Maccaroni, Monica Boni e Sara Taglietti, in rappresentanza rispettivamente delle Biblioteche del Conservatorio di Torino, dell’Istituto “Peri” di Reggio Emilia, e del Conservatorio di Milano. Tramite questi incontri l’Archivio dell’Accademia Filarmonica ha dunque lanciato una chiara indicazione su quelli che potrebbero essere i più utili filoni di ricerca dei nuovi corsi di dottorato dei Conservatori italiani, finalmente attivati. Essi potrebbero orientarsi su un approfondimento storico-critico della ricchissima tradizione compositiva e didattica italiana, approfondimento finora mai veramente affrontato, così da poter addivenire ad una seria riforma degli studi conservatoriali: quasi tutti ancora basati, nonostante l’apparente evoluzione in senso simil-universitario, su schemi culturali di tipo idealistico di derivazione tardo ottocentesca.

Il momento dell’esposizione dei manoscritti dei bassi cifrati di Padre Mattei

Modelli ormai clinicamente morti e superati da tempo, tuttavia vivi ed operanti dentro i conservatori, e ancora tali da impedire ad esempio l’aggiornamento della didattica dell’armonia accogliendo le ultime scoperte sulla didattica storica. A circa cent’anni dall’ultimo effettivo dibattito sull’organizzazione degli studi musicali italiani, dove finì per prevalere la linea conservatrice di Ildebrando Pizzetti, forse sarebbe il caso di tornare ad avviare una riflessione in merito. L’ Accademia Filarmonica lancia un segnale, nella speranza della risonanza.

Massimiliano Génot

Data di pubblicazione: 1 Ottobre 2025

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