
DOWLAND Flow my tears BRITTEN Lachrymae BACH Ich habe genug BWV 82 PÄRT Cantus in memoriam Benjamin Britten viola Maria Teresa Villani oboe Daniele Arzuffi baritono Giacomo Nanni Orchestra da Camera Canova, direttore Enrico Pagano
Varese, Salone Estense, 14 marzo 2026
Di Enrico Pagano la nostra rivista aveva già iniziato a interessarsi sette anni fa, con la bella intervista che gli fece Mario Chiodetti: l’allora giovanissimo direttore da allora è molto maturato, ha avuto esperienze professionali importanti, ma una cosa non è mai cambiata, ossia la presenza centrale nella sua carriera dell’Orchestra Canova, da lui fondata. E ce l’ha ben raccontato quando gli abbiamo dedicato la copertina, nel febbraio del 2025. Ora in residenza sia presso la Villa Reale di Monza che la IUC di Roma, la Canova è ritornata nella città da cui tutto è partito per un programma in memoria di Sophie Attardo, giovane musicista scomparsa nel 2021. Intorno al tema del dolore e del riscatto, della memoria e della speranza, Pagano ha composto un bellissimo programma di nemmeno un’ora di musica, che ha riempito il Salone Estense del capoluogo lombardo pur in una serata climaticamente avversa. E ha mostrato idee chiare, personali, nonché la qualità per realizzarle insieme ai suoi musicisti: dalla (sua) trascrizione per orchestra del celebre “Flow my tears” di Dowland, con gli archi disposti sterofonicamente su tre lati della sala e il baritono sul quarto, si passava – grazie ad una breve e misurata improvvisazione di Nicolò Pellizzari all’organo – ad un capolavoro come Lachrymae di Britten, il cui sottotitolo è appunto “Riflessioni su una canzone di John Dowland”, il massimo campione della melancholy inglesetra ‘500 e ‘600: e qui funzionava benissimo il dialogo tra la viola solista di Maria Teresa Villani, sempre morbidamente cantante e intensa nelle frammentarie evocazioni del tema di Dowland, e la direzione nervosa, scattante, quasi ansiosa di Pagano. Il bis bachiano della Villani (la Sarabanda dalla Seconda Partita per violino) ci portava ad un capolavoro come la Cantata “Ich habe genug”, una riflessione serena e profonda sul tema della morte composta per la festa della Purificazione di Maria; Pagano, avendo a disposizione un’orchestra dotata di strumenti moderni, non rincorreva farfalle sotto l’arco della prassi esecutiva ma puntava ad una gravitas fatta di violenti chiaroscuri, che non diventava però pesantezza, ed anzi scavava nelle ombre delle tre meravigliose arie con l’ottimo supporto della voce timbrata ed omogenea del baritono Giacomo Nanni (senza dimenticare l’intenso oboe di Daniele Arzuffi). E con logica assoluta, la serata si chiudeva con il Cantus che Arvo Pärt scrisse nel 1977 per ricordare Benjamin Britten, scomparso l’anno prima: uno dei suoi brani più noti e più efficaci, anche per la durata molto limitata, e che Pagano gestisce benissimo nel suo crescendo emotivo un po’ effettistico ma inevitabilmente efficace. Gran bella serata, che si replicherà martedì 17 alle 21 alla Chiesa di S. Francesca Romana, a Milano in zona Porta Venezia.
Nicola Cattò