Il “classico” Così fan tutte secondo Martone arriva a Cagliari

MOZART Così fan tutte Ana Maria Labin, Mara Gaudenzi, Mauro Borgioni, Antonio Mandrillo, Cristin Arsenova, Paolo Bordogna; Orchestra e Coro del Teatro Lirico, direttore Alessandro De Marchi regia Mario Martone (ripresa da Raffaele Di Florio) scene Sergio Tramonti costumi Vera Marzot luci Pasquale Mari

Cagliari, Teatro Lirico, 17 aprile 2026

Francesco Bussani, primo interprete di Don Alfonso a Vienna nel 1790, e sua moglie Dorotea, prima Despina, conclusero la loro prestigiosa carriera a Cagliari nel 1813. Eppure Così fan tutte dovette attendere la prima locale fino al 1956, in occasione del bicentenario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart, preceduta soltanto da due distanziatissime edizioni del Don Giovanni (1883 e 1951). Dopo altre quattro produzioni ritorna ora al Teatro Lirico di Cagliari il capolavoro del Salisburghese che poggia sul formidabile testo di Lorenzo Da Ponte, ancora oggi attualissimo e degno di riflessione, ma considerato per tutto l’Ottocento osé e scabroso.

La messinscena è quella ormai storica del 1999 del San Carlo di Napoli, allestita da Mario Martone e in procinto di andare in disuso (ora ripresa da Raffaele Di Florio). Le scene di Sergio Tramonti, essenziali e rese con pochi arredi a cominciare dai due lettoni onnipresenti e riuniti alla fine in un ambiguo messaggio, sottolineano l’azione che si vale di parecchie controscene grazie all’unitarietà dello spazio teatrale dove i sei personaggi agiscono quasi di continuo, anche con prolungamenti sulla ribalta e in platea. Belli i costumi, soprattutto femminili, di Vera Marzot, ripresi da Rossana Gea Cavallo, e suggestive le luci di Pasquale Mari (Gianni Bertoli). Il dramma giocoso scorre fluido lungo le meravigliose arcate musicali di Mozart ma con un tono compassato che talvolta vira sulla serietà più che sul gioco.

Il direttore Alessandro De Marchi, subentrato all’indisposto Federico Maria Sardelli, sostiene i cantanti e conduce adeguatamente l’orchestra, evidenziandone i colori con gli archi e i legni, coadiuvato dall’efficace maestra al cembalo Clorinda Perfetto, adeguatamente abbigliata con veste maschile settecentesca. A posto il coro, ridotto di numero, istruito da Giovanni Andreoli nei suoi pochi interventi.

La compagnia di canto non brilla per punte di eccellenza ma si distende in modo omogeneo su tutta la complessa trama musicale in un gioco di squadra efficace. Fiordiligi è Ana Maria Labin, alle prese con un personaggio impervio meglio risolto nella seconda aria più che nella grande, difficoltosissima “Come scoglio”. Dotata di voce robusta, appare in leggero affanno nelle note gravi, fornendo però una prova in crescendo. Mara Gaudenzi impersona Dorabella con brio complementare alla seriosità della sorella e rivela interessanti doti canore, pur se si sarebbe desiderata maggiore incisività nell’aria di furore “Smanie implacabili”. I due uomini sono Antonio Mandrillo (Ferrando) e Mauro Borgioni (Guglielmo): il primo ha voce piuttosto robusta ben lontana dal (talvolta) esangue tenorino mozartiano mentre il secondo, vocalmente preciso, definisce il personaggio con accenti drammatici interessanti.

Paolo Bordogna, un Don Alfonso più giovanile del consueto, risolve da par suo il ruolo sia vocalmente che attorialmente. Despina è Cristin Arsenova che dona freschezza alla cameriera più che ai due travestimenti, medico e notaio, realizzati senza quella vivacità che li renderebbe più compiuti. Che poi anche i travestimenti dei due amanti li rendano perfettamente riconoscibili non fa che accrescere le inquietudini e la volontà repressa di trasgressione che abbracciano tutti i personaggi del dramma.

Pubblico caloroso e festante sia durante la rappresentazione che nelle numerose chiamate finali per un teatro finalmente pieno.

Franco Masala

Foto Angelo Cucca

Data di pubblicazione: 20 Aprile 2026

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