I Brandeburghesi per l’inagurazione della GOG

BACH Concerti Brandeburghesi Akademie für Alte Musik Berlin

Genova, Teatro Carlo Felice, 19 ottobre 2026

I Concerti Brandeburghesi interpretati dalla Akademie für Alte Musik Berlin hanno inaugurato festosamente una stagione 2026/2027 della Giovine Orchestra Genovese che si preannuncia — come sempre, del resto — decisamente promettente. Già lunedì prossimo va segnalato un concerto da non perdere, nel quale Giuseppe Gibboni affronterà i 24 Capricci di Paganini; un altro giovane virtuoso italiano sugli scudi, Ettore Pagano, eseguirà invece a gennaio un programma Beethoven-Hummel-Schubert al fianco di Maximilian Kromer, mentre Alexander Gadjiev, che si è fatto strada dopo la finale del Concorso Chopin edizione 2021, spicca nella sempre folta pattuglia dei pianisti, accanto ovviamente a vecchie conoscenze della GOG come András Schiff e Grigory Sokolov. Ma il 2027 sarà l’anno beethoveniano, e un altro appuntamento da segnare in agenda (8 marzo) è quello con la Missa Solemnis proposta dalla Stuttgart Hofkapelle und Kammerchor diretta da Frieder Bernius ; la ricorrenza verrà celebrata anche dall’integrale delle Sonate per violino e pianoforte affidate a Ilya Gringolts e Peter Laul, suddivisa tra la stagione corrente e la successiva. Ma tante sono le serate che risaltano nel cartellone principale (a cui si affianca durante l’anno un centinaio di concerti in collaborazione, non solo a Genova ma su tutto il territorio), per il repertorio o per il livello degli interpreti: dal Wanderer Trio a Xavier De Maistre, in concerto a novembre con Festival Strings Lucerne.

I Brandeburghesi, dunque. Quando Johann Sebastian Bach raccolse e dedicò al Margravio Christian Ludwig zu Brandenburg-Schwedt i Six concerts avec plusieurs instruments, in buona parte assemblando musiche composte in precedenza, egli intendeva evidentemente far colpo sul nobile musicofilo con una sorta di summa delle possibilità all’epoca disponibili per questa forma: dal concerto grosso al cosiddetto concerto di gruppo, dalla tradizione italiana a quella francese (evidente nell’anomalo quarto movimento del Concerto n. 1), dalla matrice polifonica tedesca al Consort inglese, e inserendo nei vari organici strumenti di moda ovvero insoliti, come il violino piccolo, il corno da caccia o la tromba piccola in Fa. Bach sembra voler suddividere i sei concerti in due quaderni distinti e simmetrici, quasi a prefigurare la moderna struttura del concerto, inteso come evento; gli Accademici di Berlino (gruppo ormai storico, che a Genova non suonava da tredici anni) hanno preferito alterare l’ordine interno delle due parti, collocando i due “concerti di gruppo” per soli archi, il Terzo e il Sesto, l’uno alla metà della prima parte, ottenendo un effetto per così dire più “dialettico”, l’altro, il più “scuro” e arcaico, all’inizio della seconda parte, lasciando all’esuberanza violinistica del Quarto il compito di “mandare a casa” soddisfatto il pubblico. Effetto pienamente riuscito, in effetti, grazie al violinismo un po’ ruvido ma temperamentoso di Elfa Run Kristinsdottir (Konzertmeisterin anche nel Concerto n. 3), che contrastava felicemente con lo stile più pulito e apollineo di Georg Kallweit, al quale era affidata la concertazione degli altri quattro. Dando per scontata qualche intemperanza dei corni nel Concerto n. 1 e della tromba nel n. 2 (ah, gli strumenti originali!), per il resto i solisti hanno convinto nelle rispettive parti, con una menzione speciale per Xenia Löffler, che ha brillato sia come oboista che come flautista, e per il cembalista Raphael Alpermann, che ha affrontato con determinazione e un fraseggio convincente per “respiro” la cadenza-monstre del primo movimento del Concerto n. 5; la compagine nel suo complesso si è segnalata per affiatamento e finezza, persuadendo soprattutto in un delicato “Adagio” dal Concerto n. 1, palpitante di un sospiro melanconico quasi vivaldiano; in un impetuoso terzo movimento del Concerto n. 3, dove ogni violino dimostrava una personalità differente, pur costituendo una sezione compatta; e, come già anticipato, in un trascinante “Presto” del Quarto Concerto.

Applausi convinti da una platea gremita.

Roberto Brusotti

Foto: Silvia Aresca

Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2026

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