Finale di stagione a Cagliari con l’Aida “mignon” di Zeffirelli

VERDI Aida Peter Martinčič, Enkelejda Shkoza, Jennifer Rowley, Antonello Palombi, George Andguladze, Devid Cecconi, Mauro Secci, Nikolina Janevska; Orchestra e Coro del Teatro Lirico, direttore Gianluca Marcianò regia Franco Zeffirelli (ripresa da Stefano Trespidi) scene Franco Zeffirelli costumi Anna Anni luci Fiammetta Baldiserri

Cagliari, Teatro Lirico, 11 luglio 2025

Dopo una serie ininterrotta di rappresentazioni all’aperto tra il 1954 e il 1990, Cagliari ha ripreso più volte Aida ma in teatro, come fa ora in chiusura della stagione 2024-25. È del tutto evidente come questa tipologia di produzione privilegi il lato intimistico e privato della vicenda più che la spettacolarità del trionfo. E ciò viene ancor più accentuato dalla ripresa della regia di Franco Zeffirelli, pensata nel 2001 per il minuscolo teatro di Busseto in occasione del centenario della morte di Giuseppe Verdi. Pur parzialmente dilatate con l’adattamento al ben più vasto palcoscenico cagliaritano, le scene mantengono una loro sommessa gradevolezza, accentuata da colori caldi e luci suggestive, adoperando il tradizionale corredo comprendente statue zoomorfe, pitture murali, sfingi e piramidi di gusto ottocentesco, dovute allo stesso Zeffirelli. Stefano Trespidi riprende la regia originaria che concede maggiore spazio ai rapporti interni tra i vari personaggi e riduce le scene di massa a movimenti intuiti ma non visibili sul palco. Insomma, una scelta di segno opposto rispetto all’altra produzione zeffirelliana vista a Cagliari nel 2013 con Pagliacci che, da piccola compagnia di quattro guitti, diventava una sorta di Circo Barnum.

I costumi di Anna Anni sono nella tradizione così come le luci di Fiammetta Baldiserri, riprese da Veronica Varesi Monti. La ballerina Eleana Andreoudi interpreta la coreografia di Luigia Frattaroli, limitata a pochi movimenti delle sacerdotesse nel finale primo, dato il totale taglio della danza dei moretti e dei ballabili del trionfo (forse giustificabile a Busseto, ma a Cagliari un po’ meno…).

E qui cominciano le dolenti note musicali perché l’accetta è caduta anche sul coro trionfale, privo di alcune sezioni, così che la meritata apoteosi di Radamès si riduce a poca e veloce cosa. Insomma, potrebbe dirsi un’Aida “tascabile”. A capo di orchestra e coro del teatro Lirico, istruito da Giovanni Andreoli, il maestro Gianluca Marcianò dirige convenzionalmente in modalità alternata, ignorando le finezze del preludio e del terzo atto e invece incrementando i fortissimo in altri casi con una palese discontinuità.

Protagonista è l’americana Jennifer Rowley, piuttosto statica attorialmente e con pochi ripetuti gesti, con una bella qualità di voce, semmai carente nel registro grave, e soprattutto con una dizione migliorabile. È affiancata da Antonello Palombi, che canta con voce ragguardevole ma sempre forte senza tentare mai una modulazione, pur così importante per il ruolo di Radamès, soprattutto nel finale dell’opera. Enkelejda Shkoza (Amneris) esibisce una voce robusta ma affetta da un vibrato talvolta fastidioso e raggiunge il meglio nella partecipata scena del giudizio. Tra i due bassi convince il Re di Peter Martinčič che proietta efficacemente la voce ben più di quanto faccia George Andguladze, Ramfis piuttosto debole e poco autoritario (i due si alterneranno nei ruoli durante le repliche). Nel ruolo di Amonasro Devid Cecconi emerge nei suoi importanti interventi con la consueta affidabilità di voce e di scena, mentre è ottima la prova di Mauro Secci nella piccola ma insidiosa parte del Messaggero. Completa efficacemente la distribuzione Nikolina Janevska come Sacerdotessa fuori scena.  

Successo festoso in un teatro quasi pieno a dimostrazione del gradimento del consueto repertorio, ma con l’assenza ingiustificata degli artefici dello spettacolo visivo per i saluti finali a chiusura della recita.

Franco Masala

Foto: Matteo Collu

Data di pubblicazione: 14 Luglio 2025

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