
WAGNER Der Ring ohne Worte (suite orchestrale rielaborata da Lorin Maazel) MusicAeterna Orchestra, direttore Teodor Currentzis
Brescia, Teatro Grande, 10 febbraio 2026.
Un Anello di fuoco e di carne. Per la seconda volta in tre anni, Teodor Currentzis è salito sul “ring” del Teatro Grande di Brescia, stavolta per cimentarsi con il Ring. Ma dirigere Wagner non è un incontro di pugilato: potremmo piuttosto definirlo come una lotta corpo a corpo con una partitura soverchiante. Nell’occasione Currentzis ha sorpreso tutti salendo sul podio rigorosamente a braccia nude, senza maniche e – come suo solito – senza bacchetta. Ha anche tenuto la partitura sul leggio, quasi a voler domare, carta alla mano, l’impeto della propria orchestra: la MusicAeterna, qui schierata con un organico colossale di oltre cento musicisti, gran parte dei quali di origine russa. La gestualità anticonvenzionale del direttore, a tratti con un’“apertura alare” che sembrava quasi voler far prendere il volo all’intera compagine, ha trasformato il gesto tecnico in un atto sciamanico. Non un trucco spettacolare, ma un mezzo efficace per raggiungere risultati sonori unici.
Oggetto del concerto era una ripresa di Der Ring ohne Worte, il vecchio progetto di sintesi sinfonica ideato da Lorin Maazel una quarantina d’anni or sono. In circa settantacinque minuti, il cosmo wagneriano viene condensato in un flusso ininterrotto di musica strumentale. Anche se Wagner avrebbe probabilmente sollevato obiezioni sulla rinuncia al Wort (la parola) a favore del Ton (il suono), l’operazione ha consentito di trasformare l’“opera d’arte totale” in un immenso poema sinfonico. L’ascoltatore diviene un turista che, metaforicamente parlando, in una sola mattina è impegnato a visitare tre grandi città (Das Rheingold, Die Walküre, Siegfried) e nel pomeriggio una quarta (Götterdämmerung). È anche un itinerario dell’anima attraverso i quattro elementi: dall’acqua primordiale del Reno alla terra profonda della fucina dei Nibelunghi, passando per l’aria elettrica che sferza le montagne nella Cavalcata delle valchirie, fino al fuoco terminale che purifica il mondo per una potenziale rinascita.
Sotto la guida di Currentzis, i momenti di fragore, con gli ottoni in primo piano (eccellenti), si sono alternati a squarci di lirismo assoluto. Il pubblico è sobbalzato nel sentire il ritmo quasi “hard rock” delle incudini sotterranee di Nibelheim e il richiamo ferino di Hagen ai vassalli, ma ci siamo commossi anche di fronte alla nobiltà del Wotans Abschied (l’addio di Wotan) o nel Prologo della Götterdämmerung con i temi di Brünnhilde e Siegfried: qui il canto, pur assente nelle corde vocali, è sgorgato con naturalezza dai legni e dagli archi, capaci di una densità materica raramente ascoltata.
Questa prima tappa di una tournée italiana che coinvolge anche Modena e Firenze ha confermato che per Currentzis la musica non è intrattenimento, ma rito. Quando alla fine è risuonato il Leitmotiv della Redenzione, la catarsi è stata totale, un momento di sospensione metafisica che ha unito orchestra e platea. Un incantesimo, purtroppo, incrinato da un applauso troppo frettoloso, che non ha saputo attendere quella necessaria zona di decantazione del silenzio. Resta, tuttavia, il ricordo di un concerto memorabile, in cui l’essenza strumentale del Ring è tornata a essere carne, fuoco e spirito.
Marco Bizzarini