
WAGNER-LISZT Isoldes Liebestod dal Tristan und Isolde, S. 447 LISZT da Années de Pèlerinage. Deuxième Année, Italie: Après une lecture du Dante. Fantasia quasi Sonata, S 161/7; Recueillement. Vincenzo Bellini in memoriam, S. 204; Totentanz. Parafrasi sul Dies irae, S. 525 RACHMANINOV Sonata n. 2 in si bemolle minore, op. 36 pianoforte Giovanni Bertolazzi
Catania, Teatro Massimo Bellini, 15 marzo 2026
Il ritorno di Giovanni Bertolazzi al Teatro Massimo Bellini di Catania, con un recital ultraromantico Liszt/Rachmaninov, è stato festeggiato dal grande successo tributatogli dal pubblico dei suoi fan siciliani, accorsi in buon numero in teatro, nonostante il nubifragio abbattutosi per tutta la giornata sulla città. A rileggere l’elenco dei sei bis concessi dal pianista veronese – Vecsey-Cziffra, La valse triste; Falla, Danza rituale del fuoco; Puccini, Piccolo valzer; Chopin, Studio op. 10 n. 1; Stravinskij-Agosti, finale della trascrizione dall’Uccello di fuoco; Bellini-Bertolazzi, Casta Diva – il pensiero corre subito alle sfilze di pezzi con cui Arthur Rubinstein era solito celebrare i suoi trionfali recital, iniziandone una terza parte che mandava in visibilio il pubblico. E in realtà, a questo punto della sua carriera in piena ascesa, Bertolazzi sembra aver acquisito una padronanza dei propri mezzi tecnici e una consapevolezza interpretativa tali da potersi permettere di intrattenere il proprio pubblico ad libitum, alternando pezzi virtuosistici a deliziose miniature. A Bertolazzi piace iniziare i suoi recital con l’Isoldens Liebestodt dal Tristano di Wagner nella trascrizione pianistica di Liszt; la soggezione di Liszt verso il genio wagneriano traspare tutta nel rispettoso quanto limitato approccio pianistico alle musiche dell’amico; lo si nota in particolare in questa celebre rielaborazione dal Tristano (1867), che pur tuttavia rimane solo un commovente tentativo di accostarsi con i suoni del pianoforte alla inimitabile potenza vocale e strumentale della pagina originale; e a mio avviso l’impeccabile interpretazione di Bertolazzi lascia ben intendere quale sia stato l’impari sforzo del musicista ungherese. Seguivano due pezzi lisztiani di alto virtuosismo drammatico: Après une lecture du Dante. Fantasia quasi Sonata, dalla seconda delle Années de Pèlerinage-Italie, e Totentanz. Parafrasi sul Dies Irae nella versione per pianoforte solo tratta dallo stesso Liszt dall’originale per pianoforte e orchestra. Sono due pezzi che Bertolazzi esegue magistralmente e che ha inciso nel 2021 (Sonata Dante)e nel 2o22 (Totentanz) per l’etichetta Borgato Collection, eseguendoli sul Borgato Grand Prix 333, il pianoforte più lungo del mondo. I due album Borgato sono stati premiati più volte dalla critica internazionale e nel 2024 Bertolazzi ha ricevuto per queste incisioni il prestigioso Grand Prix du Disque dall’Accademia Liszt di Budapest. Tra l’uno e l’altro pezzo creava un’opportuna pausa distensiva Recueillement, un breve foglio d’album, dal carattere serenamente meditativo, che Liszt compose nel 1877 e inviò a Francesco Florimo per la raccolta di pezzi di vari autori in omaggio a Vincenzo Bellini, poi pubblicata da Ricordi nel 1884. La seconda parte del concerto era interamente riservata a Rachmaninov con la temibile Sonata n. 2 in si bemolle minore, op. 36; temibile poiché immortalata a suo tempo da alcune formidabili registrazioni di Horowitz, che aveva raccolto e modernizzato a suo modo una tradizione interpretativa trasmessa dallo stesso compositore. L’op. 36 viene oggi eseguita da un gran numero di pianisti, con in testa gli immancabili e arrembanti asiatici; il che rende ormai quasi impossibile un lavoro comparativo sui modelli interpretativi di questo pezzo. E tuttavia, il Rachmaninov di Bertolazzi non è quello frenetico e arruffone degli asiatici; e non è neanche il Rachmaninov barbarico e solenne proposto dagli interpreti russi o sovietici; diremo allora che il suo è un Rachmaninov ‘classico’, dove la magmatica materia in movimento prodotta dalla tormentata poetica di Rachmaninov viene come trasfigurata in una lettura luminosa, che nel caso della Sonata in si bemolle minore lascia emergere con chiarezza ogni dettaglio della sua complessa e a tratti impervia struttura; in tal modo chi ascolta non viene frastornato dal diluvio di note che in genere tanti pianisti poco accorti gli scaricano addosso e scopre una diversa dimensione espressiva del pezzo. Quella di Bertolazzi è una proposta interpretativa nuova, che mi sembra vada oltre tutte le altre; è la proposta di un artista che sta definendo con consapevolezza le coordinate della propria maturità di interprete.
Dario Miozzi