Bell e Shani: estro e fantasia alla Scala

MENDELSSOHN Concerto per violino in mi op. 64 DVOŘÁK Sinfonia n. 9 in mi «Dal nuovo mondo» op. 95 Filarmonica della Scala,direttore Lahav Shani violino Joshua Bell

Milano, Teatro alla Scala, 14 aprile 2025

Una serata con in programma due pagine molto frequentate e nelle orecchie di tutti gli ascoltatori come il Concerto per violino di Mendelssohn e la Sinfonia «Dal nuovo mondo» di Dvořák, unite tra l’altro dalla tonalità di mi minore, potrebbe scorrere senza particolari scosse lungo i tranquilli binari di una routine di alto livello professionale, soprattutto con interpreti d’esperienza come il cinquattottenne violinista statunitense Joshua Bell e il direttore israeliano Lahav Shani, trentaseienne affermato in tutto il mondo anche perché da qualche anno ha ricevuto in eredità di Zubin Mehta il podio della Israel Philharmonic Orchestra. Per nostra fortuna oltre all’esperienza e all’estro i due possiedono anche lo slancio della fantasia e la capacità di vivere dentro la musica e non solo sulla sua superficie e così la serata con la Filarmonica della Scala si è rivelata emozionante, fin dalle prime battute di un Concerto per violino di Mendelssohn affrontate da solista e direttore nel segno della morbidezza del fraseggio e della dolcezza del cantabile, senza tracce di sbavature e imprecisioni, battute elegantissime e appassionate insieme, come è appassionata ed elegante tutta la musica di Mendelssohn nella sua intima sostanza, in un sottile gioco di equilibri tra nitore della forma e urgenza espressiva. Joshua Bell possiede una nobile eleganza nella tecnica sopraffina che non viene però mai esibita, nel controllo del colpo d’arco (emozionanti gli arpeggi al termine della cadenza del I movimento) e nel fraseggio fascinoso e insieme quieto, oltre a trovare quasi d’istinto l’intesa con l’orchestra, aiutato in questo anche dalla sua quasi quindicennale esperienza alla guida dell’Academy of St. Martin in the Fields. Suona senza mettersi sul piedistallo e senza recitare una parte, evitando l’enfasi e lasciando che la musica arrivi al pubblico per così dire da sé. All’enfasi si è abbandonato in realtà nel bis, una trascrizione per violino e orchestra del Notturno per pianoforte in Mi bemolle maggiore op. 9 n. 2 di Chopin affrontata tra un abbondante ricorso al vibrato e ostentati rallentandi nel fraseggio, un bis molto apprezzato dal pubblico ma poco interessante, a ben vedere, sul piano interpretativo. Ben altri, come si è detto, sono stati gli esiti interpretativi del Concerto mendelssohniano e del resto da due interpreti come Shani e Bell non sorprende aver ascoltato un Concerto in mi così pulito e appassionato, così travolgente sul piano emotivo e così poco teatrale, anche in un movimento finale sì brillante ma trasparente e leggero, con Lahav Shani attendo ad assecondare il solista smussando l’incisività degli attacchi, ad arrotondare il fraseggio e a evitare ogni enfasi, attraverso una ricerca continua del legato e un uso molto parco del vibrato, lo stesso legato e la stessa pulizia nell’emissione ricercati da Joshua Bell.

Ha sorpreso, invece, ritrovare le stesse coordinate espressive nella Sinfonia “Dal nuovo mondo”, che all’enfasi si presta molto bene e che Lahav Shani ha invece diretto mantenendo il gesto morbido esibito in Mendelssohn, attenuandone la teatralità e puntando sulla compattezza del suono e l’equilibrio tra le diverse sezioni dell’orchestra. È questo l’approccio di Lahav Shani alla musica, come abbiamo già avuto modo di rilevare recensendolo qualche anno fa, sempre alla guida della Filarmonica e sempre alla Scala, in una Terza sinfonia di Beethoven non particolarmente “eroica” ma fresca e scattante, composta nel cantabile e compatta nelle sonorità. In questa Nona di Dvořák qualcosa si è perso in termini di incisività e di vigore ritmico, anche perché gli ottoni non sono stati impeccabili, in particolare nello Scherzo, molto si è guadagnato in termini di trasparenza della trama contrappuntistica, per esempio nelle prime battute dell’Allegro con fuoco conclusivo, e si è guadagnato moltissimo in termini di sottigliezze del fraseggio, nel secondo tema dell’Allegro con fuoco come nel fluire melodico dell’intero primo movimento. Da apprezzare è stato soprattutto il secondo movimento, quieto e disteso, nel quale la celebre melodia del corno inglese, che sembra un motivo folklorico e che invece folklorico non è, si dipanava su un tessuto orchestrale molto naturale, steso dal direttore con mano sapiente e discreta.

Luca Segalla

Foto: ©Filarmonica della Scala | Andrea Veroni

Data di pubblicazione: 17 Aprile 2025

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