
MOZART Concerto n. 5 in la maggiore per violino e orchestra K 219; Sinfonia in la maggiore n.29 K 201 violino Davide Alogna Orchestra AYSO, direttrice Teresa Satalino
MOZART Concerto in la maggiore per pianoforte e orchestra n. 23 K 488; Concerto in do minore per pianoforte e orchestra n. 24 K 491 pianoforte Julia Zilberquit e Arsenii Moon Orchestra Sinfonica Nazionale dell’Uzbekistan, direttore Gianluca Marcianò
Chieti, Teatro Marrucino, 1 e 2 giugno 2025
Sin dagli anni Novanta esisteva a Chieti la tradizione di una serie variegata di Serate Mozartiane; dopo molti anni la tradizione si riaccende grazie al CMDI Group dell’armeno Konstantin Ishkhanov e al direttore artistico Giuliano Mazzoccante, pianista di vaglia, che quest’anno hanno imbandito ben cinque concerti tutti mozartiani nello storico Teatro Marrucino, che ospita anche quest’anno orchestre straniere ed italiane e solisti di valore internazionale, tra cui Davide Alogna, Anna Tifu e Cyprien Katsaris.
Per avvicinare il grande pubblico alla musica d’arte, Mozart è di certo un viatico molto opportuno, rappresenta una sorta di corsia preferenziale. Un autore all’apparenza non problematico (ma sappiamo che la sua serenità nasconde molte interiori sofferenze), agevolmente accessibile a tutti, ma anche impervio per gli esecutori, vista la sua adamantina chiarezza e la necessità di una limpidezza cristallina nella esecuzione. Non era poi certo difficile scegliere nello smisurato catalogo mozartiano (tra i 626 numeri d’opus) le partiture giuste per un pubblico eterogeneo e sono stati privilegiati qui i Concerti (per pianoforte e per violino) e le Sinfonie, ossia opere che hanno segnato la storia della musica europea negli ultimi decenni del Settecento.
La prima delle due serate che abbiamo ascoltato offriva due opere coeve ed affini, anzi addirittura nella medesima tonalità di La maggiore, come l’ultimo dei cinque Concerti per violino (K 219) del dicembre 1775 e la Sinfonia K 201, completata nell’aprile del 1774. Anni che, dopo la visita in Italia e la presenza viennese, segnano una svolta importante nello stile del salisburghese. E abbiamo avuto due liete sorprese. Da una parte un virtuoso come Davide Alogna, violinista dotato di una cangiante cavata e di sicura intonazione, capace di far vibrare l’eloquio mozartiano esaltando il legato espressivo dell’Adagio quanto la verve rapsodica e zingaresca del Rondò finale (con le cadenze di Franco Gulli). A sorpresa, per bis una Siciliana di Telemann per violino solo (dalla Fantasia n. 9) intrisa di estro barocco. Dall’altra parte un’orchestra forse ancora poco conosciuta ma piena di entusiasmo (che non guasta) come la AYSO, al servizio di una dinamica e carismatica direttrice come Teresa Satalino. Una compagine internazionale che nasce da attività formative per giovani tra i 19 e i 25 anni avviati alla professione e che si è esibita tra l’altro a Vienna (vincendo due concorsi per orchestre giovanili), Praga e Parigi. Una di quelle benemerite iniziative che Riccardo Muti da tempo va auspicando per la crescita della vita musicale del nostro Paese, qui in formazione e organico adeguato (una trentina di persone), ma abbigliata con i colori dell’arcobaleno, certo per dare meno ufficialità all’evento, e con molte donne nelle fila dinanzi ai leggii.
Una curiosità, non sempre inerente tuttavia, è l’aver voluto inserire tra i movimenti interventi attorali con la recitazione di lettere mozartiane alla cugina (coprolalia compresa) che non aggiungono davvero nulla all’immagine dell’uomo Mozart e al suo genio, né al suo bisogno di equilibri di simmetrie classiche.
Nella seconda serata erano alla ribalta due apprezzati solisti, entrambi russi ma trapiantati altrove, ossia Julia Zilberquit a New York ed il vincitore del premio Busoni 2023 Arsenii Moon a Parigi, già applaudito lo scorso anno alla IUC di Roma. Il Concerto in la maggiore K 488 (del 1786), tra i più popolari della raccolta, vergato ai tempi della stesura delle Nozze di Figaro, conserva un intimo Adagio in fa diesis minore che è tra i più poetici di Mozart. Scritto per sé stesso e per mettere in luce le sue qualità di pianista (il che spiega anche la stesura delle cadenze, spesso solo improvvisate) offriva il destro alla Zilberquit di mettere in luce la sua limpidezza di tocco e musicalità — confermate nel bis della popolare Bagatella Per Elisa — fraseggio nel poetico Adagio e gioiosa spensieratezza nel finale ludico Rondò. Il Concerto era preceduto dalla Ouverture delle Nozze di Figaro, forse un po’ muscolare ma dinamica ed esplosiva come un motorino d’accensione. Sempre sotto la guida dell’esperto Gianluca Marcianò, bacchetta di spessore attesa a Londra dall’orchestra della BBC per il Boccanegra verdiano, l’Orchestra nazionale dell’Uzbekistan (una vera sorpresa per molti) ha poi assecondato la poesia sonora del ventiseienne Arsenii Moon (che ha offerto come bis una lirica Mazurca di Chopin), interprete visionario e metafisico, immateriale nel più drammatico Concerto in do minore K 491 (1786). Sulla scia di Mozart, il cammino della bellezza è senza fine ed a Chieti possono viverci di rendita per anni.
Lorenzo Tozzi