Una “nuova” Serva padrona riletta da Respighi

RESPIGHI/PAISIELLO La serva padrona R. Palumbo, F. Leone, S. Dieli; Orchestra sinfonica siciliana, direttore Elia Andrea Corazza

Palermo e Terrasini, Palazzo Riso e Palazzo d’Aumale, 7 e 9 luglio 2017

 

Il cartellone estivo dell’Orchestra sinfonica siciliana di quest’anno regala rarità d’ascolto per otto location mozzafiato: il teatro greco di Taormina, Piazza Ruggiero Settimo a Palermo davanti al Teatro Politeama, il Teatro di Verdura nel Parco della Favorita e il Teatro antico di Taormina per citarne alcuni. Ed è bello vedere nomi nuovi: superato il primo impatto davanti al cartellone col naso arricciato, il pubblico si trova ad applaudire con calore e le armi definitivamente deposte già dopo i primi minuti. Gli artisti superano le aspettative.

Palazzo Riso a Palermo e Palazzo d’Aumale a Terrasini, nella cornice del magnifico Golfo di Castellammare, sono stati il luogo dove ha visto di nuovo la luce la bella Serva Padrona di Ottorino Respighi. L’orchestrazione fatta dal compositore bolognese nel 1920 della partitura di Paisiello è poco conosciuta e venne alla luce pochi anni fa, ritrovata dal musicologo Elia Andrea Corazza, che qui abbiamo visto proprio alla direzione della Sinfonica siciliana e che ne aveva parlato sul numero 275 di MUSICA (aprile 2016).

L’orchestra ha saputo cogliere sia la leggerezza che le sfumature tragicomiche dell’opera, seguendo il gesto elegante e sempre sicuro di Corazza tra queste pagine nuove, in un rapporto palpabile di fiducia reciproca. L’esecuzione è stata arricchita anche dai quattro Balletti per il matrimonio di Serpina con Uberto (posti nell’intervallo tra primo e secondo atto) anch’essi perduti ma ricostruiti da Corazza sulla base dei materiali ritrovati alla Library of Congress di Washington DC.

Un’ora e dieci minuti deliziosi. I due protagonisti erano entrambi vincitori al concorso lirico Andrea Chénier (2016 e 2017). Il soprano Raffaella Palumbo era la serva Serpina, ammiccante e pretenziosa, leggera e frizzante nel timbro ed il basso Francesco Leone era il burbero protettore Uberto. Il fatto che Leone fosse il più giovane sul palcoscenico non gli ha impedito di vestire perfettamente i panni del vecchio padrone con tutti i suoi piacevoli sottintesi comici. A fare da cuscinetto e a giocare con i due futuri sposi c’era l’attore Sandro Dieli, qui calato nei panni di Vespone (altro servo di Uberto) nella sua mirabile esibizione da mimo. L’opera, proposta in questa occasione in forma oratoriale, non ha risentito affatto della mancanza delle scenografie, avvalendosi di due location che da sole bastavano a far da cornice e potenziandosi della bravura del Dieli, che ha saputo ricreare un unico contesto ora sopra al palcoscenico ora in mezzo al pubblico.

Di particolare suggestione anche la data di Terrasini, che ha coinciso con la nascita di Respighi e arricchita dalla gradita e prestigiosa presenza in prima fila di Potito Pedarra, appassionato catalogatore delle opere e dei carteggi del compositore bolognese.

Emy Bernecoli

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