Nordio e la Verdi riscoprono il ‘900 italiano

RESPIGHI Fontane di Roma BUSONI Concerto per violino e orchestra in RE op.35/A MALIPIERO Concerto per violino e orchestra n. 1 RESPIGHI Pini di Roma violino Domenico Nordio Orchestra Sinfonica di Milano «Giuseppe Verdi», direttore Tito Ceccherini

Milano, Auditorium di Milano, 13 marzo 2016

Sarà una coincidenza, o forse no, ma è innegabile che questo inizio di 2016 abbia portato, nei cartelloni dei nostri teatri, una quantità di repertorio italiano del primo Novecento assolutamente inconsueto: la Scala presenterà La cena delle beffe di Giordano, il Regio di Torino riprenderà La donna serpente di Casella, già allestita a Martina Franca e, soprattutto, il Lirico di Cagliari aprirà la propria stagione con un gioiello preziosissimo e sconosciuto ai più, La campana sommersa di Respighi. E poi, la musica strumentale, sempre più sottratta a quell’oblio che non si giustifica se non con ridicole motivazioni pseudo-politiche che, di fatto, sono una scusa per ammantare ignoranza e sciatteria: Gianandrea Noseda è fra gli artisti più lungimiranti, a questo proposito, con la lunga serie di incisioni Chandos dedicate a Casella, Dallapiccola, Petrassi, Respighi, ma non va dimenticato neppure quanto fatto dalla defunta Orchestra Sinfonica di Roma con La Vecchia sul podio. E poi la Verdi, che da quando esiste ha proposto ai milanesi un repertorio incomparabilmente più ampio e stimolante della media delle stagioni concertistiche italiane: felicissimo, quindi, l’incontro con Domenico Nordio, per questo concerto da cui scaturirà un CD Sony, terzo di una serie dedicata al repertorio violinistico del primo Novecento (e oltre…). Nordio non è solo uno strumentista tecnicamente inappuntabile – questo, al giorno d’oggi, è fortunatamente comune – e dotato di una cavata di splendido colore e rigoglio timbrico – e questo lo è già molto meno – ma è anche artista culturalmente consapevole, felicemente libero nel proporre un fraseggio variato, personale, preziosamente singolare. Lo si è ascoltato, anzitutto, in quel gioiello che è il Concerto di Busoni, del 1896-7, partitura in equilibrio fra l’eredità germanica (palese fin dalla scelta dell’iconica tonalità di Re maggiore) e la cantabilità italiana, fra virtuosismo e asciuttezza: Nordio palesa un dominio che è anzitutto mentale, stilistico, a partire da quella sorta di cadenza introduttiva, fino alle libertà ritmiche che si concede nel Quasi andante, o al virtuosismo, giocoso e spigliato, del movimento finale. Peccato che Tito Ceccherini, sul podio della Verdi, non fosse del tutto reattivo alle proposte del solista, preferendo lavorare per sottrazione e puntando su un’asciuttezza espressiva forse eccessiva, e certamente più adatta all’altro Concerto in programma, il Primo di Malipiero, in cui forte è l’impronta dell’omologa pagina stravinskiana (risalente al 1931, l’anno prima) ma anche l’eco del Barocco italiano, stilizzato e ripensato. E Nordio, qui, ricrea il proprio suono e il proprio fraseggio, che viene prosciugato e concentrato, piegato sulle forme pure della scrittura malipieriana, dando così perfetto risalto al senso di “orazione” che secondo l’autore è centrale nella forma concertistica. Stupenda, poi, la generosità del violinista veneziano nell’offrire, come bis, l’intero secondo movimento del Secondo concerto di Malipiero, che sarà incluso nel citato CD, risalente al 1963 e immerso negli echi post-Darmstadt, a rivelare un compositore del tutto diverso. Ad apertura e chiusura, la Verdi e Ceccherini hanno proposto i due pannelli più celebri della Trilogia romana di Respighi, fra le pochissime partiture di quel periodo a non avere mai avuto bisogno di repêchage: esecuzioni asciutte, concentrate, che dimostrano l’ammirevole compattezza e l’eccellente livello dell’orchestra milanese.

Nicola Cattò

 

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