Mnozil Brass, i funamboli degli ottoni

CIRQUE, autori vari, Mnozil Brass: Thomas Gansch (tromba), Robert Rother (tromba), Roman Rindberger (tromba), Leonhard Paul (trombone e tromba bassa), Gerhard Füßl (trombone), Zoltan Kiss (trombone), Wilfried Brandstötter (tuba).

Milano, Teatro Dal Verme, 11 febbraio 2018

 

Ci siamo. Dopo aver avuto il tutto esaurito al Carlo Felice di Genova, al Politeama Rossetti di Trieste e al Parco della Musica di Roma, finalmente approdano i Mnozil Brass al Dal Verme di Milano. I Mnozil Brass prendono nome dalla “Gasthaus Mnozil” (Taverna Mnozil), un ristorante situato di fronte al Conservatorio di Vienna dove, nel 1992, i sette ragazzi si trovavano per “curare le crisi di disidratazione, inevitabilmente provocate da lunghe sessioni di prova”. Già nel lontano 1614, Cesare Bendinelli nel suo noto metodo Tutta l’arte della Trombetta riportava sapientemente sotto la partitura per Ensemble di trombe: “Il sonatore del Clarino a da tener un gran bichero di vino in mano et ogni volta che che si smette di suonare beva una boccata sino sia finita la sonata poi li altri trombetti beveno ancora per imitar la Canzon”. Sono passati 400 anni ma nulla è cambiato, per riprendere forza dopo aver suonato! Proprio nella Taverna Mnozil, il settimino diede inizio a una competizione mensile di improvvisazione musicale aperta a tutti. Da allora, il gruppo ha abbracciato un repertorio sempre più vasto, rivolgendosi a fasce di pubblico di ogni età, spaziando dal folk al classico, al jazz, al pop.

Tutto il pubblico è in visibilio quando entrano sul palcoscenico con costumi da “circo”, dal leone al pagliaccio, dal mago al meccanico della Ferrari (!!!). Un vero e proprio repertorio da funamboli. Sentiamo tracce di Amarcord di Nino Rota a Ojala di Pink Martini (cantato e suonato con ukulele). C’è sempre un fil rouge per ogni passaggio di genere musicale. In quinta fila si veniva travolti dalla sonorità con una pressione acustica da spazzare via qualsiasi dubbio sulla qualità. Un Thomas Gansch pirotecnico metteva in luce tutta la sua bravura nella tecnica, bisacuti in piena sicurezza insieme al suono pastoso di Robert Rother con la sua simpatia ed espressioni strappalacrime (dal ridere), il belloccio Roman Rindberger, il mago (anche con la tromba), ha reso l’idea dell’unione tra velocità con le dita sui pistoni e il suono caldo che fuoriesce dalla campana. Leonhard Paul, l’emblema della brass band, con la tromba bassa ha dato il meglio con colori scuri, sempre intonati e pieni di pathos. I due trombonisti, Gerhard Füßl e Zoltan Kiss, hanno reso onore allo strumento a coulisse. Sempre intonati, soli a velocità della luce, accompagnando la “bandella” che si creava prima in centro poi a lato del palco. Wilfried Brandstötter, con la tuba, ha tenuto le redini con sapienza staccando con acuti da far invidia alla tromba piccola.

Il gruppo si muove tra doppi e tripli staccati nitidissimi, bisacuti con tromba, flicorno soprano, trombone e tuba. Un vero e proprio organo intonatissimo dal registro grave a quello acuto, accuratezza d’insieme. Un timbro che si amalgamava creando colori chiari-scuri.

Notevole l’interpretazione e l’arrangiamento da Il pipistrello di Johann Strauss (figlio). Improvvisazione, salti veri e proprio da una sedia e l’altra, balli scatenati sempre suonando perfettamente (da far invidia ai bersaglieri italiani per il fiato) con contaminazioni da I pianeti di Holst al finale dell’Uccello di fuoco di Stravinski, passando dalla Marcia Funebre di Chopin (Sonata n. 2 op. 35) alla Marcia imperiale di Star Wars di John Williams. Le gag si susseguivano tra corali, giochi di prestigio coinvolgendo il pubblico uno ad uno. I musicisti del gruppo riescono addirittura a far suonare contemporaneamente a Leonhard Paul 2 trombe con le mani e 2 tromboni con i piedi.

Tra i vari bis, richiesti dalla gremita sala, hanno reinterpretato Bohemian Rhapsody dei Queen, cantando dapprima a cappella e poi inserendosi via via con il proprio strumento.

Veri e propri pionieri del settore: attori comici ed eccellenti musicisti. Unici al mondo. Il livello musicale, la qualità del timbro, la precisione così accurata mi fa riflettere su una domanda fondamentale: il giudizio finale dello spettacolo sarebbe stato lo stesso eccellente anche senza le gag? Risposta: assolutamente sì, tornerei a occhi chiusi gustandomi l’interpretazione senza le scenette.

Un breve assaggio lo trovate su YouTube (Ouverture del Guglielmo Tell https://www.youtube.com/watch?v=uzpUaUIrabc) e poi recatevi alle loro esibizioni. Non resterete delusi.

Paolo Zecchini

 

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