Marcon esalta il “Messiah” a Vicenza

Andrea Marcon

HÄNDEL Messiah M. Buchberger D. König R. Charlesworth J. A. Lopez;La Cetra Barockorchester & Vokalensemble Basel,direttore Andrea Marcon

Vicenza, Cattedrale di Santa Maria Annunciata, 17 dicembre 2019

Come riascoltare una pagina celeberrima e monumentale come il Messiah di Händel? Il direttore trevigiano Andrea Marcon, docente alla Schola Cantorum Basiliensis e fra le punte di diamante del barocco internazionale, ne ha proposto una lettura approfondita, appassionata e straordinariamente unitaria insieme ai complessi de La Cetra di Basilea, compagine su strumenti originali fra le più interessanti e rigorose, di cui Marcon è direttore artistico dal 2009. Una data all’estero e quattro serate in Veneto fra Treviso, Verona, Vicenza e Belluno. Occasione unica poi quella di poter ascoltare il Messiah in prassi e a un livello altissimo, per nulla scontato, quando spesso il Settecento e il Barocco vengono reclusi nell’algido e asettico recinto di prassi esecutive svuotate di fantasia e intelligenza. Quarantasette brani in tre parti che Marcon lega in unico respiro, senza soluzione di continuità, grazie a una forza trainante che coinvolge i solisti nello scoprirne e tradurne l’incredibile varietà immaginativa. Marcon conferma l’ineccepibile e inossidabile capacità di drammatizzare di continuo il materiale musicale, nota per nota, battuta per battuta, frase per frase, non si butta via nulla. Su questa linea la sequenza stringente che avvicina un brano all’altro permette a Marcon di accostare la forza rappresentativa del Messiah al mondo del teatro, così ben frequentato da Händel, ma anche da Marcon stesso.

La tensione ritmica è uno degli elementi basilari nella poetica di Marcon, un’energia cinetica che persino nei semplici accompagnamenti in note ribattute acquista una trainante drammaticità unica e irripetibile. Le varietà delle arcate dinamiche come del fraseggiare valorizza tanto il bel legato quanto lo staccato separato e pungente in articolazioni diversissime. Non c’è un attimo di sosta, il tempo è mentale e la partitura si scioglie con una facilità inusitata, fra proporzioni ed equilibri interni stupefacenti, fra continue e infinite sollecitazioni, inclusi i rimandi a stilemi della coeva musica italiana. Lo stesso celeberrimo Hallelujah! risuona e risalta come naturale sviluppo e compimento di un’evoluzione musicale costruita tappa per tappa fin dalla Sinfonia.

La Cetra

La Cetra si rivela eccezionale compagine, l’orchestra pulsa di vita in un brulicare di figure che abbracciano, sostengono e slanciano le voci attraverso un senso di compattezza strumentale entusiasmante e avvincente come pochi sanno esprimere, mai freddo, anzi. Il coro – solo 16 voci, 4 x 4 – si trasforma di continuo, si involve per poi infuocarsi quando Marcon ne esalta le sue profonde relazioni comunicative con l’armonia prima ancora che col testo.

Margriet Buchberger (soprano) si concentra sull’intensità della parola fra ottimi virtuosismi e colorature; meno incisiva seppure trasparente e chiara nelle articolazioni Dina König (contralto). Rupert Charlesworth convince per lo slancio rappresentativo, ma è soprattutto il basso José Antonio Lopez a imporre forza drammatica che si alterna a venature poetiche inattese. Successo caldissimo con immancabile bis dell’Hallelujah!, anche se ci saremmo aspettati una maggiore partecipazione di pubblico per un evento da posti in piedi.

Mirko Schipilliti

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