L’Assemblea generale ICMA a Luslawice

L’interno della sala

 

Si arriva con l’auto, nel buio interrotto dalle poche luci delle case della campagna polacca, sommato a quelle delle decorazioni natalizie, che a fine gennaio sono ancora saldamente ovunque al loro posto, e di colpo appare l’imponente edificio, luminoso e quasi surreale rispetto a ciò che lo circonda: siamo presso Lusławice, a un’ora e mezza di auto da Cracovia, e l’edificio è il “Centro europeo per la musica Krzysztof Penderecki”. Una sala da concerto di 650 posti, ma anche una serie di aule per la didattica, per conferenze e per incontri, 100 posti letto tutti divisi in camere doppie e singole, e una mensa di ampie dimensioni: una “città della musica” perfettamente autosufficiente, e che nel 2013, quando è stata inaugurata, ha compiuto il sogno di una vita del grande musicista polacco, che negli anni ’70 aveva deciso di fare di questo sperduto posto la propria dimore, comprando un terreno con una casa in semi-rovina che poi avrebbe, negli anni a seguire, restaurato e ampliato. Oggi la “magione”, con il parco, i giardini, i labirinti è proprio davanti al Centro di Musica.

Lo scopo di questa istituzione è chiaro: offrire ai giovani polacchi un’istruzione musicale del massimo livello, con corsi e masterclass per strumentisti di ogni età (di bambini ai ragazzi di vent’anni e oltre), per restituire in qualche modo alla sua nazione quello che Penderecki ha avuto da giovane. Non solo musica, comunque: il centro — ci racconta l’efficientissimo direttore Adam Balas — ospita anche scienziati, matematici, la cui testimonianza e il cui insegnamento possa arricchire la crescita umana e culturale dei ragazzi, con fruttuosi “incroci” rispetto alla musica. Tanti talenti sono già sbocciati: il pianista Szymon Nehring (nel numero di febbraio della nostra rivista Luca Segalla dà 5 stelle al suo CD inciso per DUX) a Łukasz Krupiński, che ha dato prova del suo talento davanti a noi membri della giuria ICMA con una interessante esecuzione degli schumanniani Studi sinfonici.

La giuria ICMA con Adam Balas

 

Il centro è nato grazie a un cospicuo finanziamento dell’unione europea (d’altronde, tutta la Polonia ha fatto passi da gigante grazie all’integrazione con gli stati occidentali): e ora le tre fonti di mantenimento della struttura sono il pubblico, con la National Arts Organization (50%), la regione (Voivodato della Piccola Polonia) e l’associazione di sponsor (25%). Questo perché, per precise regole europee, per 5 anni dall’inaugurazione non possono avere entrate di tipo commerciale: dal 2019, quindi, molto cambierà, e anche i concerti, ora a ingresso libero, saranno a pagamento. Già, ma dove pescare gli spettatori, se la zona è così poco popolata? Balas spiega che a 25 km c’è Tarnów, città di 100mila abitanti, ed altre più piccole non troppo lontane, ma soprattutto non esiste alcuna concorrenza, tanto che ora i biglietti, pur gratuiti, vengono esauriti online in un minuto solo! Ma ci sarà certamente da lavorare, in futuro, per assicurare la sostenibilità economica di una struttura che dà da lavorare a 30 dipendenti fissi con un budget attuale di soli 4 milioni di złoty (920.000 euro).

Tanto altro si potrebbe dire: dalla sala in legno dall’enorme palcoscenico (200 mq), dotata anche di buca per l’orchestra, allo studio di registrazione che permette di realizzare incisioni in loco, ai progetti futuri che prevedono una galleria d’arte affiancata alla sala. Il sito http://penderecki-center.pl/en/ è ricco di informazioni (anche in inglese).

Nicola Cattò

Casa Penderecki

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