La giornata napoletana di Jonas Kaufmann

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La presenza di Jonas Kaufmann al San Carlo, lunedì 12 settembre, è stata un evento forse più mondano che artistico, e certamente un’operazione di marketing che ha avuto un successo notevole. La giornata napoletana del cantante si è composta di due parti: la mattina con gli studenti per una masterclass molto sui generis, la sera un gala altrettanto poco convenzionale, con un mondanissimo pubblico, alla presenza del premier Matteo Renzi e di un nutrito parterre de rois.

Per gli addetti ai lavori, la parte più interessante è stata certamente la masterclass del mattino. Kaufmann ha risposto alle domande degli studenti dei conservatori e dei licei musicali campani, raccontando i suoi esordi e rivelando le sue tecniche per mantenere in forma lo strumento vocale; ha spiegato come integrare le emozioni nel canto per trasferirle al pubblico e a come sia necessario conoscere la lingua originale dei libretti per capire e trasmettere il significato di quel che si canta.

La conversazione, interrotta da un intervento dal tono autocelebrativo del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, con gli studenti che fremevano per parlare ancora con il loro divo, è durata due ore, punteggiata da appalusi e gridolini dei ragazzi, e si è conclusa con l’esecuzione di “Non ti scordar di me”. Più che ovvio il trionfo finale, con contorno di foto, autografi e selfie.

Che quello della sera fosse invece un evento più politico-mondano che culturale e artistico, lo si capiva dalle presenze nel palco reale: c’erano, oltre a Renzi, i ministri Alfano, Franceschini e Giannini. E poi il governatore della Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il Cardinale Sepe, il capo della Polizia Pansa, il prefetto. Numerose anche le celebrità in sala: Carla Fracci, Renzo Arbore, Marisa Laurito, Lina Sastri, Peppino Di Capri, Peppe Barra, Edoardo Bennato ed il fratello Eugenio; si sono anche rivisti Mastella e Bassolino. E poi imprenditori, professionisti, accademici: l’Italia (e la Napoli) che conta e decide, insomma.

Il direttore del Mattino, Alessandro Barbano, che ha organizzato l’evento insieme alla soprintendente del San Carlo Rosanna Purchia, ha intervistato Kaufmann presentandolo come “il più grande tenore del mondo”: si può essere d’accordo o meno, ma certamente è il più celebre e amato. E vedendo la sua presenza sicura sul palco, l’autoironia, l’istrionismo, la prontezza di spirito con cui si destreggia in una organizzazione scenica non proprio perfetta, si capisce perché. Soprattutto quando, con consumata arte retorica, per accattivarsi le simpatie del pubblico, come già con i ragazzi la mattina, dice: “Cantare qui i classici napoletani è un bel rischio: se fossi a Francoforte potrei vantarmi di pronunciare il napoletano perfettamente, e mi crederebbero. Ma qui non posso bluffare”.

Era stata l’Orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Maurizio Agostini ad aprire la serata con due brani scelti da Roberto De Simone: la Canzone Napoletana op. 63 (Funiculì, Funiculà) di Nikolai Rimski-Korsakov e i Canti del golfo di Napoli di Renzo Rossellini.

Poi, dopo che l’attore Claudio di Palma ha recitato (in maniera abbastanza inopinata) un testo di Ruggero Cappuccio, è entrato in scena lui: nel corso dell’intervista sono stati più o meno ripetuti gli argomenti della mattina, mentre di tanto in tanto il direttore Barbano mostrava brevi clip con arie estratte da opere cantate dal tenore.

Lo scopo dichiarato della serata era comunque presentare in anteprima il nuovo album del tenore, dal titolo «Dolce Vita», pubblicato dalla Sony Classical, che uscirà ad ottobre: per questo, il pubblico si aspettava di ascoltare un buon numero di canzoni, ma in verità ne ha avuto solo un piccolo assaggio.  Delle diciotto melodie italiane del CD, da “Mattinata” a “Volare” passando, ça va sans dire, per “Con te partirò” e le sempreverdi della canzone napoletana, Kaufmann, accompagnato al pianoforte dal maestro Fagone, ne ha cantate alla fine solo sei.  Ha iniziato con “Parlami d’amore, Mariú” e “Torna a Surriento”, continuando con “Parla più piano”, “Non ti scordar di me”, per finire con “Passione” e “Core ‘ngrato”.

La voce, bisogna però dirlo, non era proprio nella forma migliore, o forse il tenore si è voluto risparmiare dopo aver affrontato un vero tour de force, tra la mattinata con gli studenti e le molte interviste durante la giornata, giungendo affaticato alla esibizione serale. Ma alla fine non era questo che contava: è stato quello che ci si aspettava, un’occasione mondana e celebrativa salutata dai napoletani con entusiasmo ma anche come apertura di credito al cantante, tant’è che dal pubblico più di uno gli ha gridato di venire a Napoli con un’opera, come per dire “ora ci siamo divertiti, ma torna per fare sul serio!” Lui non ha preso nessun impegno, ma l’accoglienza che Napoli gli ha riservato sembrava essergli piaciuta molto.

Lorenzo Fiorito

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