In ricordo di Franco Zeffirelli

Il regista teatrale e cinematografico FRANCO ZEFFIRELLI si è spento nella sua abitazione romana il 15 giugno, all’età di novantasei anni.

Il suo nome all’anagrafe era Gian Franco Corsi Zeffirelli. Nato a Firenze il 12 febbraio 1923 dal commerciante di stoffe Ottorino Corsi e da Alaide Garosi Cipriani, ebbe un’infanzia molto difficile a causa della prematura scomparsa della madre e del mancato riconoscimento da parte del padre (avvenuto soltanto quando Franco aveva diciannove anni). Affidato alle cure di una zia, frequentò dapprima il Collegio di San Marco a Firenze e quindi si laureò in scenografia all’Accademia di Belle Arti.

Esordì appunto come scenografo nell’immediato dopoguerra, partecipando a una messa in scena della tragedia Troilo e Cressida di Shakespeare con la regìa di Luchino Visconti. In seguito compì le prime esperienze nel mondo del cinema come aiuto regista dello stesso Visconti («La terra trema») e di Antonio Pietrangeli («Il sole negli occhi»). Nel 1953 curò bozzetti e figurini per un’edizione de L’Italiana in Algeri allestita dal Teatro alla Scala (regista Corrado Pavolini, direttore Carlo Maria Giulini) e l’anno dopo debuttò come regista lirico nel medesimo teatro (La Cenerentola).Seguirono molti altri spettacoli: in tutto ben ventun produzioni, fra le quali è impossibile non menzionare almeno la celeberrima Bohème (1963, ripresa più volte nei decenni successivi), La Traviata (1964), l’Otello proposto in diretta Rai e contrassegnato dall’indimenticabile interpretazione di Carlos Kleiber (1976), il dittico Cavalleria-Pagliacci (1981), Turandot (1983), Don Carlo (1992), fino all’Aida diretta da Riccardo Chailly che inaugurò la stagione 2006/2007.

Negli anni ’60 curò spettacoli memorabili anche nel teatro di prosa, come l’«Amleto» con Giorgio Albertazzi (allestito anche a Londra nel 1964, nell’ambito delle celebrazioni per i quattrocento anni dalla nascita del Bardo), «Chi ha paura di Virginia Woolf?» con Enrico Maria Salerno e Sarah Ferrati, «La lupa» di Giovanni Verga con Anna Magnani. S’impose quindi all’attenzione generale in campo cinematografico grazie a due trasposizioni shakespeariane: «La bisbetica domata» (1967) e «Romeo e Giulietta (1968)», che restano probabilmente i suoi lavori migliori in tale ambito nonostante i molti film realizzati in seguito.

Tornando al teatro musicale, fortissimo fu anche il legame di Zeffirelli con l’Arena di Verona, nel segno di titoli come Carmen, Aida, Il Trovatore, Don Giovanni, Madama Butterfly e Turandot, proposti anch’essi a più riprese nel corso degli anni. Innumerevoli gli allestimenti curati anche in altre sedi italiane (La Fenice, Teatro Verdi di Trieste, Opera di Roma) e in tutto il mondo (Royal Opera House, Glyndebourne, Metropolitan di New York, Opéra di Parigi, Staatsoper di Vienna, Grand Théâtre di Ginevra). Fu poi non solo regista ma anche librettista di Antony and Cleopatra di Samuel Barber, titolo andato in scena per la prima volta al Met il 16 settembre 1966.

Altalenanti quanto ad esiti ma assai rilevanti all’epoca dal punto di vista della divulgazione sono infine i suoi film-opera: Cavalleria Rusticana / Pagliacci (1982), La Traviata (1983) e Otello (1986), tutti con Domingo protagonista.

Paolo Bertoli

Ripubblichiamo l’intervista che, nel 2012, Stephen Hastings realizzò con Franco Zeffirelli, e che è contenuta nel n. 237 di MUSICA. Per leggerla clicca qui

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