Il suono immacolato del violino di Anna Tifu

FRANCK Sonata in LA SCHUMANN Fantasia in DO op. 131 ENESCU Impressions d’enfance op. 28 RAVEL Tzigane violino Anna Tifu pianoforte Gloria Campaner

Milano, Conservatorio, 14 gennaio 2015

Ascoltare le rarissime Impressions d’enfance del rumeno George Enescu è un’esperienza molto gratificante. A proporle ci vuole coraggio, perché i brani poco noti suscitano sempre qualche timore negli organizzatori e la diffidenza della parte più abitudinaria del pubblico. Per fortuna ad Anna Tifu il coraggio non è mancato nel recital milanese per la Società dei Concerti e l’esito, alla prova del pubblico, è stato positivo. Sarà perché nelle vene della ventinovenne violinista cagliaritana scorre, per parte di padre, del sangue rumeno, sarà perché attraverso il suo elegantissimo colpo d’archetto la musica sembra sublimarsi, sta di fatto che il ciclo di Enescu ha sprigionato, nella Sala Verdi del Conservatorio milanese, un fascino incantatorio. È musica della memoria, quella delle Impressions d’enfance, musica sospesa sul nulla, tra impercettibili spunti onomatopeici e suoni armonici che diventano uno spolverio, tanto sono sottili e sfuggenti. In dieci piccole pagine, all’inizio separate quindi collegate senza soluzione di continuità, Enescu racconta, a modo delle Scene infantili schumanniane, una giornata vissuta attraverso gli occhi di un bambino. Siamo nel 1940 e siamo lontani anni luce dall’epoca e dall’estetica dalle «rêveries» schumanniane, eppure in queste rarefatte miniature si avverte un’eco di Romanticismo, tra spunti improvvisativi ed un fraseggiare flessuoso di sapore popolaresco, il tutto reso a meraviglia dalla violinista cagliaritana.

Gloria Campaner non è certo il genere di pianista che nelle recensioni viene di solito descritta con la formula di «discreta accompagnatrice», perché in questo caso siamo di fronte a un duo autentico, in cui si confrontano due personalità ben distinte, più istintiva e brillante quella della Campaner, più levigata e controllata quella della Tifu. Lo hanno mostrato anche nella Fantasia op. 131 di Schumann (inquieta e umbratile, ma senza eccessi) e nella Sonata di César Franck, affrontata da una prospettiva insolitamente intima, lontana da turbolenze di ascendenza wagneriana ed immersa – è davvero raro ascoltarla in questo modo – nella delicata dolcezza del suono immacolato della Tifu: l’impressione è di una straordinaria freschezza, perché tutto appare spontaneo anche se nessun dettaglio è in realtà lasciato al caso. Certo, un violinismo a tal punto rifinito e sublimato non fa sobbalzare lo spettatore sulla sedia nelle mirabolanti e spettacolari invenzioni virtuosistiche della Tzigane di Ravel. Non lo fa sobbalzare, eppure lo destabilizza con un fraseggio insinuante e sottile, lasciando una sensazione di inquietudine che nel concerto milanese è perdurata nel primo dei due bis, la Fantasia sulla Carmen di Pablo de Sarasate, resa con una precisione quasi calligrafica anche nei passaggi più rapidi. Il fraseggio della Tifu si è sciolto, letteralmente, nel secondo bis, una Meditation sulla Thaïs di Massenet immersa un’intima, preziosa dolcezza.

Luca Segalla

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