Il pianoforte di Liszt torna a vivere a Villa d’Este

Si è conclusa a Tivoli (Roma),­ con il grandissimo successo del concerto supplementare del 22 maggio scorso, la IV edizione della rassegna “Il Suono di Liszt a Villa d’Este”: un epilogo che vedeva impegnato eccezionalmente un giovanissimo interprete di 11 anni (li ha compiuti esattamente il giorno dopo) e che quindi non poteva essere più appropriato per un’edizione denominata “Aprendo verso nuovi orizzonti”, proprio perché intendeva aprire a nuove proposte e quindi ad artisti molto giovani, assai validi ma ancora poco conosciuti, come pure ad autori e strumenti non necessariamente legati alla figura di Liszt e al pianoforte utilizzato. La rassegna, organizzata dall’Associazione Culturale Colle Ionci in collaborazione col Polo Museale del Lazio e la Direzione della Villa, era nata per il bicentenario lisztiano del 2011, con l’intento di rievocare, grazie all’utilizzo di un gran coda Érard del 1879 di proprietà del direttore artistico Giancarlo Tammaro, le sonorità autentiche del pianoforte Érard che Liszt ebbe nella Villa d’Este. Le precedenti edizioni sono state quindi caratterizzate da musiche di Liszt e di autori legati a lui o a questo particolare pianoforte, com’è il caso di Wagner, Verdi e Sgambati, dei quali la rassegna ha ampiamente celebrato le recenti ricorrenze centenarie. La scelta degli interpreti era stata poi finora orientata ad artisti più o meno giovani ma già ampiamente conosciuti e spesso con una notevolissima carriera a livello nazionale e internazionale.

Quest’anno l’apertura alle nuove e nuovissime speranze della grande musica ha visto – a parte il giovanissimo pianista romano Matteo Pomposelli che ha concluso la rassegna col concerto già menzionato dove si voleva rievocare “le petit Liszt”, il Liszt fanciullo appena giunto a Parigi e subito ingaggiato dal fabbricante Érard – anche il validissimo duo ARDORÈ, Rebecca Raimondi violino e Alessandro Viale pianoforte, entrambi molto giovani, i quali hanno invece inaugurato la manifestazione il 3 gennaio; pure molto giovani sono la pianista russa Elena Nefedova e il chitarrista Michele Di Filippo, che hanno suonato prima singolarmente e poi eseguito in duo il celebre Concierto de Aranjuez di Rodrigo, autore che non ha riferimenti a Liszt, come del resto la chitarra, strumento che compare per la prima volta nella rassegna.

Tra gli artisti già ampiamente affermati c’erano il pianista bulgaro Ivan Donchev, che completava l’intero ciclo dei tre Années de pèlerinage di Liszt in tre edizioni consecutive della rassegna, e la pianista ucraina Olga Zdorenko che, oltre a Liszt, inseriva Bach e Skrjabin (quest’ultimo nel centenario della scomparsa), nonché il pianista e compositore sassarese Roberto Piana, che presentava una inusuale e interessante antologia di autori della cerchia di amici, allievi e contemporanei di Liszt, e ancora la pianista romana Alessandra Pompili, che regalava ad un pubblico piacevolmente sorpreso una scelta di composizioni a sfondo sacro di Liszt, tanto poco conosciute quanto invece belle e coinvolgenti.

I concerti hanno registrato tutti un notevole concorso di pubblico che più di una volta ha raggiunto il tutto esaurito e, quel che più conta, sempre con lusinghieri apprezzamenti per la qualità della manifestazione. Dal canto loro, gli interpreti hanno tutti apprezzato le qualità sonore del pianoforte Érard – taluni pianisti ne sono rimasti entusiasti – che ha saputo rendere magnificamente non solo la musica di Liszt e contemporanei, ma anche quella di Bach, per il quale lo consigliava già un secolo fa il grande Schweitzer, e finanche la parte pianistica del moderno concerto di Rodrigo, grazie alla disomogeneità di suono nei vari registri della tastiera, tipica dei pianoforti d’epoca, che gli consente di sostituire l’originale orchestra con maggiore verosimiglianza.

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