Il pianismo caravaggesco di Anna Kravtchenko

FESTIVAL PIANISTICO – GIOVANI INTERPRETI E GRANDI MAESTRI

Festival Associazione Chamber Music – Trieste; musiche di Busoni, Liszt, Schumann, pianoforte Anna Kravtchenko

Trieste, Sala Victor De Sabata – Ridotto del Teatro G.Verdi 6 ottobre 2014

Cosa si può desiderare di più fastoso ed emozionante del suono di Anna Kravtchenko? C’è qualcosa di caravaggesco nel suo pianismo, una sorta di ebbrezza sontuosa del materia sonora e insieme di quella pittorica che pare gonfiarsi nell’aria e nei sensi come (tanto per indicare un esempio ed una suggestione) nel luminismo dell’olandese Hendrick Terbrugghen. Splendido concerto, quello che la pianista ucraina ma ormai italiana d’elezione ha inserito al centro della rassegna pianistica di Chamber Music. Un omaggio alle radici triestine di Ferruccio Busoni nella prima parte; Schumann e Liszt nella seconda; lungo l’arcata della Fantasia. Ed è rigogliosa la fantasia dell’interprete, nel respiro avvincente del “rubato”, nella capacità di dare anima e cuore agli stessi abbellimenti, nella vertiginosa forza dell’introspezione, nella delicatezza dei piani sonori. Straordinario l’excursus sulla magnifica “indebita appropriazione” pianistica di Busoni, con la vorticosa scintillazione della Sonatina sulla Carmen. Impressionante l’apparizione adamantina della Habanera, quasi nello spirito precipite del Presto chopiniano nella Sonata in si bemolle minore. A chiudere la prima parte del programma, un’altra trascrizione (Widmung di Schumann di cui si appropria il pianoforte di Liszt): esaltazione assoluta del canto in un microcosmo romantico. Poi il prodigio iridescente dei Phantasiestücke di Schumann e ancora Liszt (Rapsodia ungherese n.12) per un coronamento esaltante del percorso. La rassegna triestina disegnata da Fedra Florit si è conclusa con due concerti che non ho potuto seguire, ma che rispecchiavano in maniera esemplare il confronto generazionale di giovani interpreti e grandi maestri: il giovanissimo pianista siciliano Giuseppe Guarrera e il glorioso François-Joël Thiollier, maestro di un pianismo spettacolare, qui però incanalato nell’alveo francese di un programma eccentrico tutto dedicato alla danza.

Gianni Gori

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