Il grande ritorno del Premio Paganini di Genova

54° Concorso Internazionale di Violino “Premio Paganini”: seconda prova finale

Genova, Teatro Carlo Felice, 8 marzo 2015

Dopo un decennio molto difficile, che ha comportato prima la biennalizzazione e poi la sospensione del concorso (che non si svolgeva dal 2010), il Premio Paganini ha giocato la carta del rilancio in grande stile, coinvolgendo un nome prestigioso e significativo per Genova come quello di Fabio Luisi per la Direzione Artistica (e la Presidenza della Giuria) e individuando un ambizioso meccanismo di preselezione che ha visto oltre cento violinisti affrontare audizioni a New York, Vienna e Tokyo oltre che nel capoluogo ligure, arrivando dopo la scrematura a una trentina di concorrenti effettivi (tra i quali purtroppo nessun italiano). Le prove preliminari e le semifinali hanno a loro volta condotto a una rosa di sei finalisti di alto livello ed estremamente rappresentativi nella loro provenienza da tre continenti, e tra l’altro equamente suddivisi tra ambo i sessi. Nella prova con l’orchestra, il confronto tra i concorrenti, tutti molto giovani (nati tra il 1989 e il 1995), è stato facilitato dal fatto che tutti hanno scelto il medesimo programma: il Primo Concerto di Paganini e il Concerto di Sibelius (preferito alle altre opzioni: Beethoven, Brahms e Ciaikovski).

Il primo premio, che non veniva assegnato dal 2006, è andato al sudcoreano Yang In Mo, che ha elettrizzato il pubblico grazie a un Concerto di Paganini domato con una sicurezza tecnica sorprendente e con un bel piglio espressivo: il giovanissimo violinista (non ancora ventenne) ha sicuramente fatto prevalere il volto affabulatore e brillante del compositore genovese rispetto a quello demoniaco, ma in questa chiave ha offerto una lettura della partitura praticamente inattaccabile, con una Cadenza del primo tempo (tutti hanno favorito la classica Cadenza di Sauret) davvero trascendentale, un “Rondò” elettrizzante e un “Adagio” molto plastico e ricco di sfumature. Quasi altrettanto convincente ma sicuramente meno personale la prova nel Concerto op. 6 del ventitreenne tedesco Albrecht Menzel, altro beniamino del pubblico, che pur sbrogliando in maniera eccellente l’ardita matassa paganiniana ha accusato qualche piccola imperfezione in alcuni passaggi di virtuosismo estremo (vedi gli insidiosi doppi armonici del terzo tempo); tra i due si è inserita la ventenne giapponese Fumika Mohri, che ha offerto una lettura vibrante e sensibile, a tratti trascinante del Concerto di Sibelius, eccellente nei passaggi di agilità e impeccabile nell’accentazione, aggiudicandosi i diecimila euro riservati al secondo premio.

Diana Pasko si è classificata quarta lasciando impressioni contrastanti: la concorrente russa, quasi ventiseienne, ha incantato con una cavata davvero bella e piena, ma è risultata penalizzata da qualche eccentricità del fraseggio, che l’ha indotta tra l’altro a uno svarione subito prima della Cadenza del concerto paganiniano. Su un livello di altissima correttezza infine le prove della quinta classificata, l’americana Elly Suh, e del sesto, il lettone Dainis Medjaniks.

Nella prova finale l’orchestra del Carlo Felice è stata diretta dalla cinese Yi-Chen Lin, che ha offerto a tutti i concorrenti un sostegno obiettivo, anche se per l’occasione concorsistica forse in Sibelius i volumi risultavano a tratti un po’ troppo sostenuti. Oltre ad aggiudicarsi i ventimila euro (e il nutrito numero di concerti) che spettano al vincitore, Yang In Mo ha fatto incetta di premi speciali: il premio del pubblico, quello come finalista più giovane e infine come migliore interprete della composizione di Ivan Fedele scritta appositamente per il Concorso. Il riconoscimento alla migliore interpretazione dei Capricci di Paganini è andato invece alla semifinalista cinese Tan Yabing.

Roberto Brusotti

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© Giusi Lorelli

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