Il coraggio della stagione cameristica triestina

FESTIVAL PIANISTICO – GIOVANI INTERPRETI E GRANDI MAESTRI

musiche di Haydn, Mozart, Brahms, Schumann, Chopin pianoforte Elisso Virsaladze, Leonora Armellini

Trieste, Sala Victor De Sabata, Ridotto del Teatro G.Verdi 22 e 29 settembre 2014

All’impegno di Fedra Florit (alla guida artistica della associazione Chamber Music) si addice il titolo di un’opera scenica dell’Arcade Carlo Sigismondo Capece «personaggio alla moda nel grandioso Seicento teatrale romano»: La costanza premiata. Pur in tempi perigliosi, l’associazione triestina ha assunto infatti un ruolo-guida nella programmazione cameristica giuliana, avendo al centro la lezione storica del Trio di Trieste e un paio di corollari culturali d’alto profilo, come questo Festival «Giovani interpreti e grandi maestri» che alterna celebrate glorie pianistiche e astri nascenti su scelte artistiche di calibrata connotazione. Lo ha aperto il magnifico programma sulla forma variata impaginato da Elisso Virsaladze e suggellato da strepitoso successo: le mozartiane Variazioni su «Lison dormait» e l’Andante con variazioni di Haydn a scandire un sinfonismo pianistico maestoso con la Prima Sonata di Brahms e gli Studi Sinfonici di Schumann. Quasi superfluo constatare come nella classe della grande georgiana colpisca soprattutto quella sua sobria, rigorosa compostezza (quasi immobilità) alla tastiera laddove l’economia del movimento esalta lo sbalzo potente, impressionante nel rilievo rovente del suono. Tale è l’attacco di furore della Sonata brahmsiana, dal quale (sul secondo tema dell’Allegro) muove una sorta di impetuoso fiume sotterraneo che sfocia nel demoniaco rondò finale. In una grandiosa lucidità formale e di percorso, che negli studi sinfonici di Schumann (cavallo di battaglia della Virsaladze) trova non soltanto felice corrispondenza, ma una vera e propria folgorazione.

A chiudere il giro generazionale, una settimana dopo ecco il talento di Leonora Armellini, incarnazione di giovinezza e di musicalità, esercitata con esiti straordinari anche nello splendido Trio con il fratello violoncellista e con la Marzadori al violino. Il suo concerto solistico aveva anche il pregio di continuare il discorso aperto dalla Virsaladze sul familiare cenacolo schumanniano. Con la presenza di Chopin, sempre atteso quando suona la ventiduenne pianista veneta dopo l’affermazione al concorso di Varsavia nel 2010. Ha aperto il programma con una silloge affettuosa dell’Album per la gioventù di Schumann: tredici medaglioni pianistici che sono insieme omaggio alla giovinezza che «fa musica» e al pianeta pianoforte così come la giovinezza lo discopre. Chiudendo con le pagine dell’Inverno, dove fra le cupezze di ombre grevi guizza quasi il fantasma lieve di un valzer. Poi il Carnevale di Vienna dove la brillantezza della Armellini è sempre sostenuta da un caldo spessore di suono e da un fraseggio febbrile quasi hoffmanniano, pur senza la ricerca esasperata dell’iperbole. Infine il capitolo Chopin, prolungato nei fuori programma, con il quarto Scherzo op. 54, in cui la luminosità intensa, la levità sfavillante della fantasia esaltano l’eccentricità del brano, la sontuosa omogeneità del pianismo e il formidabile talento della Armellini.

Gianni Gori

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