Giovanni Antonini: “Da Breslavia guardiamo a Sud”

Ognuno ha la propria visione del Sud. Per gli abitanti di Breslavia, questa idea potrebbe incarnare la mia nativa Italia; ma io, vivendo a Milano ogni giorno, mi sento più come un residente del Nord e penso ad altre regioni d’Italia come al Sud. Certamente questa è la direzione che ci attrae, nelle biografie di molti artisti troviamo ricordi degni di nota del viaggio verso Sud. Si crede che Goethe, quando raggiunse la Sicilia, abbia detto di avere trovato la fonte di tutto. Abbiamo anche creato un mito consolidato del Sud, un luogo ideale in cui prevale la dolce vita. Wratislavia Cantans di quest’anno si rivolge a Sud, si nutre delle ispirazioni che provengono costantemente da lì, osserva il sovrapporsi delle tradizioni e cerca le fonti della nostra cultura contemporanea in questa regione.

Durante il festival, vedremo quanti diversi riti religiosi del cristianesimo si sono formati nel Sud. Il Festival sarà inaugurato da musica vocale della Chiesa copta originaria dell’Egitto, e quindi fuori dall’Europa — ancora più a Sud. Due giorni dopo ascolteremo i corali bizantini della Chiesa ortodossa dal Sud dell’Europa — la Grecia. Marcel Pérès con l’Ensemble Organum e artisti marocchini presenterà il canto mozarabico della Chiesa cattolica nella penisola iberica durante l’epoca moresca, quando il Sud entrò in qualche modo in Europa. Quindi abbiamo molti concerti vocali che si adattano alla tradizione di Wratislavia, e che mostrano come la cultura europea sia stata modellata attraverso gli incontri di vari gruppi religiosi ed etnici. Un concerto con elementi tipicamente meridionali e africani sarà presentato da Giovanni Sollima, un programma appositamente preparato per il festival di Breslavia. Sollima, affascinato dal folklore, e soprattutto dal ritmo della musica etnica, nel suo concerto alternerà opere di compositori associati a Napoli, e quindi al Sud d’Italia, con musica indigena africana.
Naturalmente, sorge unaa domanda sulla musica dell’altro estremo, del Nord: la risposta è il programma Fairytales, che si riferisce anche alla cultura popolare che si manifesta nelle fiabe: ascolteremo principalmente opere olandesi e scandinave. Sono molto interessato a un programma sul folklore polacco, poiché la musica popolare in tutto il mondo ha avuto un grande impatto sullo sviluppo dell’arte classica nel diciannovesimo secolo e oggi osserviamo un ritorno alla “musica dei nostri antenati”, che potrebbe essere correlato all’attuale esigenza di ridefinire l’identità degli europei.

Giovanni Antonini

Il Sud al festival è ovviamente presente anche in concerti di musica italiana. Con Il Giardino Armonico e vari solisti, presenterò Juditha triumphans di Antonio Vivaldi, precedentemente eseguita al Festival negli anni ’70, ossia diversi decenni fa. La forma di questa composizione si adatta bene ad un festival dedicato in particolare all’oratorio e alla cantata, e la preziosa musica sacra di Vivaldi ha ancora bisogno di essere fatta conoscere. Il concerto del Coro e dell’Orchestra del Ghislieri sotto la direzione di Giulio Prandi è come un viaggio da Venezia a Napoli, una rievocazione del viaggio nel Sud (Italia) ai vecchi tempi effettuato a scopi educativi da compositori, scrittori, giovani nobili del Paesi Bassi, delle Isole britanniche e dei paesi tedeschi. Il termine di questi viaggi era di solito Napoli, che era nel diciottesimo secolo – quando Giovanni Battista Pergolesi e Niccolò Jommelli erano legati alla città – il centro della musica d’avanguardia. Ascolteremo diverse generazioni di compositori napoletani al festival: abbiamo due concerti dedicati agli Scarlatti. Odhecaton, con Paolo da Col, si esibirà a cappella, con l’accompagnamento del basso continuo, in opere sacre di Alessandro Scarlatti recentemente scoperte e quasi ignote, la cui qualità è tuttavia paragonabile alle composizioni di Bach. Domenico, figlio di Alessandro, è associato alla musica per tastiera presente nel repertorio della maggior parte dei grandi pianisti. Durante il festival conosceremo l’opera Tolomeo e Alessandro, riscoperta nel 21° secolo. Uno dei migliori ensemble italiani, Mala Punica, specializzato in musica medievale sotto la direzione di Pedro Memelsdorff, presenterà opere da manoscritti storici: lavori anonimi e brani di Johannes Ciconia, un compositore fiammingo, che si trasferì in Italia per sviluppare la sua carriera – molti altri artisti hanno fatto lo stesso in seguito. Mikołaj Zieleński era un compositore che trovò ispirazione nelle novità che apparivano nell’arte italiana, tra cui la musica policorale. Il suo lavoro è un esempio del flusso continuo di idee tra il Sud e il Nord dell’Europa e dell’apertura della Polonia a accogliere influenze dall’esterno. Il festival di quest’anno mostra come elementi di diverse culture o riti religiosi si siano mescolati in musica.

Già il secondo giorno del festival ascolteremo un’opera spettacolare che coinvolge un ampio organico: la Sinfonia n. 3 di Gustav Mahler. Il concerto sarà un omaggio al grande direttore Zubin Mehta, per cui quello a Breslavia sarà uno degli ultimi concerti come direttore musicale della Israel Philharmonic Orchestra. I musicisti si esibiranno insieme al NFM Boys’ Choir e al NFM Choir – la collaborazione di artisti ospiti con artisti di Breslavia è una parte importante di Wratislavia Cantans da molti anni. Il festival si concluderà con una delle più grandi opere del 20° secolo, Porgy and Bess di George Gershwin, un’opera ancora controversa nel suo combinare la forma classica con jazz, spiritual e folklore. La prima opera afroamericana affronta il tema dell’influenza del Sud – il continente africano – sul Nord America di oggi. Sono felice che Wayne Marshall, direttore principale della WDR Funkhausorchester Köln, specialista di jazz e musica americana, sarà presente al festival. È l’autore della versione da concerto di quest’opera, preparata in accordo con la Fondazione Gershwin.

Giovanni Antonini

Direttore artistico Wratislavia Cantans

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