Estasi e impicci per il Mahler scaligero

MAHLER Sinfonia n. 3 in re minore per contralto, coro femminile, coro di voci bianche e orchestra; contralto Gerhild Romberger Coro e Orchestra del Teatro alla Scala, Coro di Voci bianche del Teatro alla Scala, direttore Riccardo Chailly

Milano, Teatro alla Scala, 23 febbraio 2018

 

Per il suo secondo e ultimo concerto all’interno della stagione sinfonica della Scala, Riccardo Chailly ha scelto la Sinfonia n. 3 di Mahler; al suo fianco, il contralto Gerhild Romberger, il Coro di voci bianche dell’Accademia della Scala e il Coro femminile del Teatro scaligero.

Come sempre quando è alle prese con partiture del XX secolo, o che comunque a questo tendono, Chailly ha guidato l’Orchestra con mano sicura in una pagina tematicamente frammentaria, disseminata di insidie ritmiche, dinamiche e agogiche e caratterizzata, se ciò non bastasse, da una continua ricerca di sonorità sempre diverse da un movimento all’altro e all’interno dello stesso. La stessa sicurezza, d’altronde, è stata messa in luce nella sua recente incisione della Sagra della primavera con la Lucerne Festival Orchestra. Nella Sinfonia mahleriana Chailly ha dato prova anche di uno squisito gusto timbrico; ne fanno fede il Comodo scherzando. Ohne Hast del terzo movimento e la prima parte di quello conclusivo marcato Langsam. Ruhevoll. Empfunden. Egualmente pregevole è stata la concertazione cameristica del Tempo di menuetto con il quale si apre la seconda parte della Sinfonia che in sede di esecuzione Mahler prescrive sia separata dalla prima – di dimensioni pari a un terzo dell’intera partitura se non da un intervallo, almeno da una pausa, da Chailly meritevolmente rispettata.

Il concerto avrebbe forse avuto un esito del tutto soddisfacente se la solista e l’intera sezione dei fiati avessero dato lo stesso felice apporto delle percussioni, degli archi e dei due Cori. È stato davvero un peccato che, dopo il possente e riuscito incipit degli otto corni, legni e ottoni abbiano esposto e svolto il successivo secondo gruppo di idee con sonorità raramente pulite, come pure la scrittura mahleriana richiederebbe, che sono ritornate in alcuni passaggi del quarto movimento. Delle sei è stata forse questa la sezione della Sinfonia meno riuscita, dove la voce della Romberger (“O Mensch! Gib acht!” da Also sprach Zarathustra di Nietzsche) si è rivelata all’ascolto troppo “leggera”, priva della necessaria pienezza di volume. In compenso, i due Cori del movimento successivo hanno restituito magistralmente il Lied “Es sungen drei Engel” dal Knaben Wunderhorn.

Anche nel rondò dell’ultimo tempo, costruito attorno a un tema “chiaramente desunto dal motivo fondamentale del terzo movimento del Quartetto op. 135 di Beethoven” (Ugo Duse), i fiati – trombe e tromboni in particolare – hanno lasciato alquanto a desiderare prima del trionfale e luminoso finale.

Ettore Napoli

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