Dolcetto o scherzetto?

Accademia della Bufala, nuova serie, n. 5
Noterella capro-coprologica di CARLO VITALI (alias “il Gazzettante”)

 

“[…] a battuta 4, fra le voci estreme, si produrrebbe un’ottava parallela proibita si-re. La musica è di un  altro autore.” (Rotolone Primo, p. 358; si parla del Canone KV 228).

Eccoli di nuovo al pascolo brado, i nostri eroi della logica schizoide, a festeggiare Halloween ammonticchiando sterco caprino che il loro fan club si divora avidamente scambiandolo per Nutella. “Ciò che i maestri digeriscono, i discepoli mangiano” (Karl Kraus, notorio ebreo nazista). Ma spiegatici, o voi Illuminati di BaLera: se la musica è “di un altro autore”, perché prendersela con WAM? E questo è ancora poco.

E’ noto anche ai gatti e ai gazzettanti, ma non ai musicologi sceMifici di rito sondriota, che Brahms ha scovato circa 140 esempi di quinte e ottave parallele contenute in opere di illustri compositori fra il Cinquecento e l’Ottocento, senza eccettuarne né Bach, né Gluck, né Mozart. I nostri Beckmesserini della Valtellina, ignari come sono del tedesco, potranno trovarne una traduzione inglese corredata dal commento di Heinrich Schenker — un giudeo austro-polacco dilettante di analisi musicale — in:  “Music Forum”, V (1980), pp. 1-196. In precedenza il detto giudeo aveva pubblicato in facsimile lo scritto di Brahms, intitolato Octaven  und  Quinten, Vienna, Universal Edition, 1933. Essendo morto nella stessa città il 13 gennaio 1935, il dottor Schenker sfuggì per un pelo alle inevitabili confutazioni scientifiche che il dottor Goebbels e assistenti non avrebbero mancato di muovergli per questo suo sfregio al genio musicale germanico. Tuttavia la sua vedova fu assassinata nel Lager “modello” di Theresienstadt.

Ai signori B&T — che si attaccano come cozze alla regoletta scolastica del divieto di quinte e ottave ignorando il dibattito teorico svoltosi nei secoli fra personaggi del calibro di Ludovico Zacconi, Giovenale Sacchi, Luigi Cherubini — ben si addice lo schiaffone di Arcangelo Corelli ai pur dottissimi musicisti bolognesi che lo avevano accusato di aver stampato alcune “quinte seguite” nella Sonata n. 3 dell’Op. II:

“[…] da ciò comprendo benissimo il loro sapere, che si stende poco più oltre de primi principij della Compositione, e Modulatione armonica, poichè se fossero passati più auanti nell’arte, e sapessero la finezza e profondità di essa, e che cosa sia Armonia, et in che modo possa dilettare, e solleuare la mente humana, non haurebbero tali scrupoli, che nascono ordinariamente dall’ ignoranza”.

Piglia, pesa, incarta e porta a casa.

 

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