Ancora su Luchesi: una lettera di Massimo Belli

Sul numero 294 di MUSICA, attualmente in edicola, è stato pubblicato un articolo-intervista dal titolo “Cattivi maestri, pessimi allievi”, in cui Carlo Vitali fa chiarezza del “caso Luchesi”, da noi ampiamente trattato anche online. Il Maestro Massimo Belli, direttore del “Requiem” di Luchesi recensito nel medesimo articolo, ci scrive questa lettera, che pubblichiamo con la risposta dello stesso Vitali. 

Gentile Direttore,

La ringrazio fin d’ora per lo spazio che vorrà dedicare a questa mia breve precisazione in merito all’articolo apparso sulla Vostra rivista nel mese di marzo intitolato “Cattivi maestri, pessimi allievi”. Non voglio assolutamente entrare nel merito della discussione tra studiosi e neanche della recensione alla nostra ultima registrazione discografica del Requiem di Luchesi per Concerto Classics. Desidero invece esprimere il mio giudizio, da musicista, sulle opere e sulla musica di Andrea Luchesi che nell’articolo appare pesantemente screditata.

Le opere di Andrea Luchesi di certa attribuzione, quasi tutte composte prima del 1770, come le Sonate per tastiera, i lavori sacri come il Miserere, lo Stabat Mater, il Kyrie di Dresda, Te Deum, i due Concerti per tastiera e strumenti obbligati, le Sinfonie avanti l’opera e le sette Sinfonie, sono dei bellissimi lavori degni di stare alla pari delle opere composte dai più rinomati compositori suoi contemporanei. Le Sinfonie, in particolare, sebbene di struttura semplice e di piccole dimensioni, sono una più bella dell’altra e contengono elementi che possono ben delineare la personalità del compositore. C’è molta energia e pienezza nel tutti orchestrale alternato da brevi frasi di squisita cantabilità accompagnati da pochi strumenti che fanno trasparire dei chiaroscuri di notevole effetto, i piccoli temi sono di elegante ispirazione e le viole, che all’epoca fungevano solo come riempitivo della massa orchestrale, vengono trattate singolarmente per accompagnamenti o piccoli spunti tematici. La musica sacra è di notevole ispirazione e le Sinfonie avanti l’opera contengono tutte le caratteristiche del teatro alla moda dell’epoca. Il Requiem è invece un assemblaggio di brani molto vari tra loro come stile, come purtroppo si usava all’epoca, anche se comunque esercita un certo fascino. Le Sonate sono bellissime così come i due Concerti per tastiera. Il pianista Roberto Plano ha scoperto presso il Mozarteum di Salisburgo una cadenza scritta da Mozart proprio per uno dei due Concerti, il che vuole dire che Mozart lo apprezzava e probabilmente lo suonava o lo faceva suonare ai suoi allievi e conosceva Andrea Luchesi da Lui chiamato “Maestro di Cembalo”. Ritengo anche che le Sinfonie “rivelano un compositore al passo con i tempi se non addirittura all’avanguardia per la qualità dell’invenzione melodica e della rielaborazione tematica sostenute entrambe da una verve ritmica che si direbbe tutta veneziana” come riportato proprio da MUSICA nella recensione pubblicata nel numero 258 di luglio – agosto del 2014.

Con l’orchestra Ferruccio Busoni ci siamo impegnati a fondo investendo tempo e risorse per realizzare, insieme alla coraggiosa Concerto Classics, il progetto di riscoperta della produzione musicale di sicura attribuzione di Andrea Luchesi e che appartiene quasi nella totalità al periodo ante 1770. Delle composizioni successive a quegli anni, purtroppo, non si sa nulla. Credo che il lavoro di riscoperta ed esecuzione di autori e repertori dimenticati non possa che andare a vantaggio di tutto il mondo musicale. Visto il gratificante impegno profuso e certi della valenza della musica scritta da Andrea Luchesi, ci auguriamo che, al di là delle sterili polemiche, qualche valente musicologo intraprenda un accurato lavoro di riscoperta e assegni il giusto valore al musicista e alla sua opera.

Massimo Belli

 

 

Gentile maestro Massimo Belli,

comincio a risponderle dal fondo, cioè dal Suo auspicio “qualche valente musicologo…”. Due ce ne sono già stati: Anton Henseler e Claudia Valder-Knechtges, rispettivamente negli anni Trenta e Ottanta del secolo scorso. Ne domandi al suo collaboratore e quasi omonimo Bruno Belli, il quale li cita nel modo di volta in volta più appropriato entro le note di programma allegate a 5 delle 6 registrazioni che la “coraggiosa Concerto Classics” ha dedicato alla produzione di Andrea Luchesi. Reso il debito tributo al coraggio del produttore uscente Andrea Maria Panzuti e alla Sua evidente passione, gentile maestro Belli, Le pongo e mi pongo una modesta domanda: senza lo smisurato battage mitologico che ‘studiosi’ non riconosciuti dalla comunità scientifica hanno mosso intorno alla figura del compositore veneto, siamo sicuri che la riscoperta delle sue musiche avrebbe destato interesse in un mercato discografico pigro e in corso di ulteriore involuzione? E, considerando i risultati udibili, non sarebbe ora il caso di spostare le risorse su altri nomi del Settecento italiano altrettanto se non più meritevoli di riscoperta? Citando i primi che mi vengono alla mente: Caldara, Jommelli, Durante, Bononcini padre e figlio, i fratelli Sammartini, Galuppi, Sarti…

Tutti autori il cui irraggiamento europeo si rivelò assai più ampio e durevole, e la cui versatilità nei vari generi di composizione è ben altrimenti attestata da un corpus imponente di partiture edite ed inedite. Del piccolo maestro Luchesi – una volta sfrondato dalle grottesche iperboli di Giorgio Taboga e seguaci – possediamo ora, grazie a Lei e collaboratori, quanto basta per assegnargli il suo “giusto valore”: un “maestro di cembalo” (la definizione non è di Wolfgang bensì di Leopold Mozart) il cui pregevole concerto in Fa maggiore entrò, assieme a molti altri di autori diversi, nel repertorio esecutivo e didattico del Salisburghese.

Cosa peraltro nota alla musicologia seria anche prima che Roberto Plano riassegnasse a Luchesi una delle cadenze del gruppo K.626a, di cui prima s’ipotizzava la destinazione a un concerto di Schroeter. Se della produzione luchesiana posteriore al 1770 non si sa – come lei francamente ammette – nulla o quasi, allora nulla o quasi se ne può predicare né in bene né in male. Non mi sembra una buona ragione per fantasticare di oscuri complotti in chiave politico-massonica volti ad occultarla onde arrecare indebiti vantaggi a nullità quali… Mozart e Haydn. Queste, gentile maestro, non mi paiono “sterili polemiche”; piuttosto un doveroso sforzo di ecologia culturale a beneficio di tutti. Cordiali saluti.

Carlo Vitali

 

 

 

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