Alla ricerca della modernità

MARINUZZI Sicania RAVEL Concerto per pianoforte (mano sinistra) in re maggiore DE FALLA El sombrero de tres picos Orchestra del Teatro di San Carlo, direttore Marko Letonja pianoforte Jean-Efflam Bavouzet mezzosoprano Lorena Valerio

Napoli, Teatro San Carlo, 5 febbraio 2017

 

Sguardo sul primo Novecento e le sue infinite implicazioni fra colto e popolare, nel bel concerto diretto da Marko Letonja alla guida dell’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli: a cominciare dal brano d’apertura, in prima esecuzione nel Massimo napoletano, il Poema sinfonico Sicania (1912) del palermitano Gino Marinuzzi (1882-1945): figura poliedrica di musicista, direttore d’orchestra impareggiabile, la sua poetica ben si delinea in questa pagina di straordinaria plasticità espressiva e raffinata strumentazione, che sublima il folclore della terra natia in un sinfonismo rapsodico e potentemente evocativo, denso e complesso.

Quindi l’omaggio a Ravel, nella ricorrenza dell’80° anniversario della morte, con il suo Concerto per la mano sinistra in re maggiore, composto fra il 1929 e il ‘30: Jean-Efflam Bavouzet ne è stato interprete ideale, limpido e coerente, stemperando i cupi toni dell’ispirazione e l’esasperato virtuosismo in una tavolozza timbrica luminescente e cangiante, di taglio impressionistico, trascendendo la sfida impari e drammatica in una dialettica coesa e serrata con l’orchestra. Primo bis ipnotico ed evanescente, Oiseaux tristes da Miroir, infine un lampo abbagliante e mozzafiato con l’Étude de concert op. 13 di Gabriel Pierné, anch’egli scomparso nel 1937.

In seconda parte il folclore archetipico del balletto in un atto El sombrero de tres picos (1917-19) di Manuel de Falla, con la partecipazione del mezzosoprano Lorena Valerio: opera composita, affresco audace e superbamente descrittivo di atmosfere e passioni esotiche, dal canto gitano alle movenze arabe e andaluse, in un crescendo liberatorio fino alla sfrenata danza finale: Letonja vi ha impresso un andamento fortemente narrativo, quasi teatrale, perfettamente assecondato dal ruolo vocale discreto ma efficace, nonché ironico – proprio come richiede la grazia e la perspicacia di una trama da commedia degli equivoci -, in cui la vera protagonista è una musica fresca, pulsante, originalissima, molto al di là di stereotipi e luoghi comuni.

Umberto Garberini

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