A Treviso la malinconia del tango di Piazzolla

PIAZZOLLA María de Buenos Aires (Opera tango su libretto di Horacio Ferrer)

Treviso, Teatro Comunale “Mario Del Monaco”, 23 novembre 2018

 

Spettacolo davvero insolito ed originale, quello proposto al Comunale di Treviso il 23 novembre 2018 con l’allestimento dell’Opera-Tango di Astor Piazzolla María de Buenos Aires, in occasione del 50° anniversario della prima rappresentazione al Teatro Colón di Buenos Aires (8 maggio 1968). L’allestimento è stato realizzato con la partecipazione di Francesca Gerbasi (María), Ruben Peloni (Cantor), Marco Ferraro (El Duende), la Compagnia di Ballo Argentino, l’Ensemble strumentale Orpheus e il coro Singin’ Pordenone diretti da Eddi de Nadai. Possiamo dire in sintesi che si è trattato di un’opera ricca di metafore e simbologie relative alla storia novecentesca dell’Argentina, nazione impersonata dalle vicende drammatiche di María de Buenos Aires (allo stesso tempo metafora del Tango e dello stesso popolo argentino che “nel Tango nasce, nel Tango ama e nel Tango soffre e muore” per poi riapparire come ombra e rinascere ancora nel Tango). Una partitura, dunque complessa, struggente e tormentata, che non poteva non trasudare passione, malinconia, dolore (si pensi soltanto all’episodio dei Desaparecidos del 1970), come, del resto, intimamente malinconica è tutta la musica di Piazzolla, anche se l’ultimo quadro (intitolato Tangus Dei) offriva una nota di speranza tradotta metaforicamente anche con una luce abbacinante.

 

Diciamo subito che si è trattato di uno spettacolo senz’altro suggestivo, soprattutto per quanto riguarda le vibranti coreografie, fatte proprie dalla notevole prestazione della Compagnia di Ballo sopra menzionata (costituita da cinque ballerini), accompagnate con la dovuta professionalità dal complesso strumentale (formato da musicisti prevalentemente molto giovani), diretto con personale partecipazione da Eddi de Nadai. A tutto questo dobbiamo almeno aggiungere gli effetti chiaroscurali creati da Andrea Gritti. Per quanto riguarda i personaggi, non sempre convincente si è rivelata la prova del mezzosoprano Francesca Gerbasi nelle vesti di María, a causa di una voce piuttosto dura ed asprigna, oltre ad un’intonazione problematica soprattutto nella tessitura acuta, pur evidenziando una presenza scenica affatto efficace. Per contro ammirevole si è dimostrato Ruben Peloni, nei panni del Cantor, la cui voce morbida e brunita ha effettivamente giganteggiato nel corso dell’intera rappresentazione. Sostanzialmente adeguati tutti gli altri artisti, compreso Marco Ferraro nel ruolo di El Duende, “creatura del folclore latino-americano e spiritello ispiratore delle arti”, personaggio delineato attraverso una chiara dizione e adeguata mobilità scenica. Non sempre efficace invece ci è parsa, in alcuni quadri, la regia “a quattro mani” di Martin Ruis e Piera Ravasio, data la mancanza di chiarezza in alcune situazioni.

Uno spettacolo, in definitiva, non del tutto omogeneo, ma comunque coinvolgente e, a tratti, emozionante, come sempre emozionante è la musica altamente nostalgica di Piazzolla, ottimamente tradotta dai giovani strumentisti amorevolmente guidati da Eddi de Nadai, come sopra abbiamo sottolineato.

Claudio Bolzan

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