A Salerno una Tosca di grande efficacia drammatica

PUCCINI Tosca M.J. Siri, G. Porta, S. Murzaev, C. Striuli, A. Nardinocchi, E. Peroni, M. Bove, M. Rizzi; Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi”, Coro del Teatro dell’Opera di Salerno, Coro di Voci Bianche del Teatro “Giuseppe Verdi”, direttore Daniel Oren regia Michele Sorrentino Mangini scene e costumi Flavio Arbetti luci Nunzio Perrella

Salerno, Teatro Municipale “Giuseppe Verdi”, 21 maggio 2019

La Tosca messa in scena aSalerno ha confermato la capacità del regista Michele Sorrentino Mangini di raccontare una storia in modo convincente e avvincente, senza inutili orpelli intellettualistici. Mangini ha mantenuto ben teso il filo dell’azione (Tosca è, più di altre opere, un dramma d’azione) e ha costruito una drammaturgia densa, essenziale nei movimenti di scena ed efficace nei momenti lirico-musicali, creando un insieme drammatico e coeso.

Il regista ha così dimostrato, ancora una volta che, nell’allestimento di un’opera, drammaturgia, libretto e musica devono essere complementari e inscindibili, cosa che raramente avviene nelle regie contemporanee. In Tosca, in particolare, il potenziale teatrale è già tutto nella musica e nel testo, come Michelangelo diceva del marmo, e Mangini è stato abilissimo a tirarlo fuori e a farne azione drammatica, in particolare nelle dinamiche psicologiche tra i personaggi: le scene non erano mai statiche, avendo sempre una direzione, uno scopo; soprattutto, si sentiva l’urgenza dell’azione, come in un buon romanzo d’appendice.

L’impianto scenico era tradizionale, fedele alle indicazioni del libretto; scene e costumi di Fabio Arbetti, erano storicamente accurati e bellissimi, come gli abiti di broccato di Tosca, le brache da gentiluomo di Scarpia e i paramenti dei sacerdoti nella processione del “Te Deum”, il cui splendore visivo è stato potente per le dimensioni, i colori e l’equilibrio d’insieme.

Le scenografie barocche, con l’aiuto di qualche videoproiezione, aggiungevano all’azione un che di inquietante, come una minaccia incombente che poi si sarebbe concretizzata nel grand guignol che avviene tra secondo e terzo atto.

Maria José Siri (Tosca) e Gustavo Porta (Cavaradossi)

Quanto ai cantanti, la bravura drammatica di Maria José Siri come Tosca si è rivelata in particolare quando la sua voce si faceva più toccante via via che la disperazione del personaggio aumentava. Il timbro era bello, espressivo e chiaro, con note basse ben calibrate e una emissione sempre sicura e raffinata. Il suo “Vissi d’arte” è stato cantato con emozione vera: il dramma e la passione con cui il soprano ha reso l’aria sono stati premiati dal pubblico con una richiesta di bis.

Applausi e richieste di bis hanno accolto anche “E lucevan le stelle” di Gustavo Porta, il quale ha offerto una prestazione nel complesso efficace, anche se è mancata alla sua voce quella vena lirica sentimentale e intimista che servirebbe a completare il personaggio. Porta aveva presenza scenica ed era una convincente vittima delle sevizie di Scarpia; nei momenti prima dell’esecuzione all’alba ha cantato la sua aria con toni emotivamente sostenuti, voce piena ed espressiva: insomma, il prototipo del tenore dalla voce imponente a cui piace tenere le note ampie, dimostrando potenza e fisicità. Al suo arco, però, come dicevo, sono mancate le sfumature liriche che ci si aspetterebbe in alcuni passaggi.

Sergey Murzaev (Scarpia)

Vocalmente, lo Scarpia di Sergey Murzaev era ricco di colori e sonorità. Molto esperto nel ruolo, la sua voce era imponente, raffinata ed espressiva. Murzaev era malvagio e brutale come deve essere il personaggio, ma è riuscito anche a trasmettere, insieme alla impaziente lussuria che lo muove, un senso di tenerezza e affetto per Tosca.

Nei ruoli minori, si sono messi in mostra Carlo Striuli nei panni di Cesare Angelotti e Angelo Nardinocchi nel ruolo di sacrestano, entrambi con voci ottime ed efficaci nei rispettivi ruoli. Enzo Peroni, Maurizio Bove e Massimo Rizzi si sono esibiti con bravura nei ruoli rispettivamente di Spoletta e Sciarrone e del carceriere.

Il successo della serata è stato pieno, ed il merito va, oltre che al regista Michele Mangini (che nella prossima stagione dirigerà un lavoro al prestigioso Teatro Franco Parenti), anche a Daniel Oren, che dal podio ha dato dello spartito una lettura forte, efficacemente tragica, a tratti lirica, mai però piatta; Oren ha esibito l’usuale direzione espressiva, esuberante e coinvolgente, ed ha trovato alcune sonorità davvero suggestive nella partitura, in particolare nel momento in cui la morte di Scarpia viene scoperta. Puccini è chiaramente una parte importante del suo DNA di musicista.

Come sempre, il Coro del teatro dell’Opera di Salerno, preparato da Tiziana Carlini, era in forma eccezionale, ed in questa occasione era affiancato dalle vivaci voci del Coro dei bambini, con lo stornello del pastorello cantato da Ayshey Husanait e, nel cast alternativo, da Andrea Della Vecchia Ambrosino.

Lorenzo Fiorito

Foto: Massimo Pica

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