Verdi vince sempre: la “trilogia popolare” a Piacenza

Francesco Meli come Duca di Mantova nel Rigoletto (foto: Gianni Cravedi)

VERDI Rigoletto F. Meli, E. Petti, M. N. Malfatti, A. Corrado, I. Savignano, E. Ferraro, O. Cepparolli, N. Zambon, S. Fenotti, D. M. Sabatino, G. Alletto, L. Sivelli; Coro del Teatro Municipale di Piacenza, Orchestra Sinfonica di Milano, direttore Francesco Lanzillotta regia Roberto Catalano scene Mariana Moreira costumi Veronica Pattuelli

VERDI Il trovatore E. Petti, M. N. Malfatti, T. Romano, F. Meli, A. Corrado, G. Carlino, S. Fenotti, O. Cepparolli, L. Sivelli; Coro del Teatro Municipale di Piacenza, Orchestra Sinfonica di Milano, direttore Francesco Lanzillotta regia Roberto Catalano scene Mariana Moreira costumi Veronica Pattuelli

VERDI La traviata M. N. Malfatti, I. Savignano, F. Palitti, F. Meli, E. Petti, S. Fenotti, D. M. Sabatino, N. Zambon, O. Cepparolli, L. Sivelli, M. Pagano; Coro del Teatro Municipale di Piacenza, Orchestra Sinfonica di Milano, direttore Francesco Lanzillotta regia Roberto Catalano scene Mariana Moreira costumi Veronica Pattuelli

Piacenza, Teatro Municipale, 5-7-9 novembre 2025

Similmente a quanto da qualche tempo avviene a Ravenna ‒ dove si allestisce una trilogia operistica autunnale, quest’anno dedicata a Händel e qui recensita da Stefano Pagliantini ‒ il Teatro Municipale di Piacenza ha deciso di proporre a distanza ravvicinata i tre titoli della svolta alla maturità artistica di Giuseppe Verdi (e chi, se non lui, si sarebbe potuto scegliere in terra piacentina?), complessivamente noti come “la trilogia popolare”: Rigoletto, Il trovatore e La traviata sono stati rappresentati, rispettivamente, mercoledì, venerdì e domenica in due settimane consecutive tra ottobre e novembre. E non si è semplicemente trattato dell’accostamento in cartellone di tre produzioni, ma di un progetto unitario che ha previsto di affidare l’intera trilogia al medesimo regista, alla medesima bacchetta e, almeno per ciò che riguarda i ruoli principali, ai medesimi solisti (anche se, nella prima settimana di recite, questo non si è verificato per ciò che concerne il baritono, dato che Luca Salsi ha interpretato Rigolettoe Giorgio Germont, ma ha lasciato il Conte di Lunaa Ernesto Petti, che ha rivestito tutti e tre i ruoli nella seconda settimana, alla quale si riferisce il presente reportage; e nemmeno per il soprano, a causa di un’indisposizione che ha impedito a Maria Novella Malfatti di interpretare Gilda il 29 ottobre). È noto che Verdi non concepì mai queste opere come una trilogia, e che i tre titoli, benché consecutivi in catalogo e composti in un arco cronologico abbastanza ristretto, sono molto diversi per drammaturgia, epoca d’ambientazione e tipo di scrittura vocale. Dare loro una lettura unitaria è quindi una sfida, che il regista Roberto Catalano ha colto nel nome della Maledizione. Essa, incarnata da una figura calva vestita di nero, compare nel momento in cui viene scagliata da Monterone, e scompare solo quando Violetta, accettando serenamente la morte, pone fine alla catena di crimini, vendette, illusioni e sofferenze che attraversa le tre partiture. Nel corso degli spettacoli la Maledizione appare a più riprese nei momenti topici, con maggiore congruenza, va da sé, in Rigoletto, ma anche altrove in maniera non inopportuna (i racconti di Leonora e Azucena nel Trovatore, i preludi e il primo malore della protagonista nella Traviata, per fare solo alcuni esempi), come un fil rouge delle sciagure. Questo nella cornice di costumi non didascalici ma evocativi delle diverse epoche storiche, e di scenografie essenziali ma funzionali a delineare gli ambienti; e se alcuni dettagli, come la luce elettrica e il letto in ferro in Rigoletto o lo stile della parete di fondo nel Trovatore, sono innegabilmente fuori epoca, è forse sulla compresenza di riferimenti storici e atemporalità che si gioca la lettura unitaria della trilogia. Lo svolgimento dell’azione alterna passi particolarmente riusciti nel rappresentare la realtà psicologica degli individui (l’eccitata impazienza del Duca di Mantova all’inizio del III atto, il confronto tra un uomo innamorato e una donna frivola e sensuale nel primo duetto di Alfredo e Violetta), mettendone in luce risvolti non banali, ad altri più generici o che lasciano legittime perplessità, come l’assenza dell’elemento orgiastico nel primo quadro di Rigoletto; ma nel complesso risulta indubbiamente efficace.

Risvolti non banali sono messi in luce anche dalla lettura musicale, affidata alla bacchetta di Francesco Lanzillotta, non nuovo a progetti-maratona (ne fece uno donizettiano a Bruxelles nel 2023). La sua lettura è integrale, analitica e letterale. Il rispetto dell’integralità della partitura (anche se ci si chiede perché non far ricorso alle edizioni critiche) permette di apprezzare alcune pagine che raramente si ascoltano nelle esecuzioni dal vivo, fra cui, ultima in ordine ma forse prima per significato, la ripresa di «Gran Dio, morir sì giovine», nella quale le esortazioni alla calma di Alfredo che punteggiano il canto disperato di Violetta brillano per il loro realismo e mostrano come ogni nota verdiana abbia un significato e meriti di essere cantata. L’occhio analitico mette in luce dettagli che spesso sfuggono, tanto nell’orchestra (la Sinfonica di Milano, cui si perdonerà qualche piccola sfocatura) quanto negli interventi dei solisti sul palco, sempre nitidi quand’anche siano discorsivi (si veda il rilievo dato alle frasi di Ceprano, il cui merito va condiviso con il basso Davide Maria Sabatino). La scelta di attenersi alla lettera della partitura è encomiabile quando depura il rigo di vezzi esecutivi che rischiano di alterare il significato della scrittura verdiana, opinabile quando castiga eccessivamente un lecito virtuosismo solistico; ma, nel contesto della maratona piacentina, era forse l’unica possibile per ragioni di coerenza e per limitare gli incidenti di percorso. E non si può tacere di come Lanzillotta abbia saputo gestire alcune amnesie degli interpreti che rischiavano di mandare in cortocircuito la rappresentazione.

Maria Novella Malfatti come Leonora nel Trovatore (cr: Luca Attilii)

Venendo ai solisti, sarebbe stato arduo per chiunque ingaggiare, per ogni registro, una voce che vestisse a pennello tre ruoli diversi per carattere e per scrittura. Cionondimeno, i risultati sono stati buoni e si è potuta apprezzare la duttilità di tre interpreti che, per anzianità di carriera, appartengono a tre generazioni diverse. Il tenore Francesco Meli, nonostante la bronchite che gli ha causato alcune défaillance nelle riprese delle cabalette di Rigoletto e Traviata, e lo ha costretto a un rigido autocontrollo nel registro acuto, resta il più versatile e completo: brillano sia lo squillo luminoso con cui incarna la sfacciataggine del Duca di Mantova, che si ammanta di retorica e agisce con sprezzatura; sia la tornitura e i colori dell’interprete che sa leggere il significato profondo di ogni frase, come Manrico quando rievoca il «grido dal Cielo» o confida a Leonora la propria felicità per le imminenti nozze, o Alfredo nella palpitante dichiarazione d’amore e nella illusoria serenità domestica. Il baritono Ernesto Petti è più Rigoletto che Conte di Luna e Germont, perché la personalità rancorosa del buffone meglio si sposa con la sua espressività marcata (al limite dell’espressionistico in «Cortigiani») e una certa ruvidezza che meno si confà ai ruoli signorili. La cura posta nel fraseggio si fa veicolo delle intenzioni interpretative che non sempre sono supportate da una tavolozza cromatica adeguatamente variegata (uno dei passi migliori, in questo senso, è stato il duetto del Conte di Luna con Leonora). Maria Novella Malfatti è essenzialmente un soprano lirico, che si trova a casa nel II atto della Traviata, dove ha modo di valorizzare il fascinoso registro centrale e di esprimere la dignità e la passionalità di Violetta: «Dite alla giovine» e «Amami Alfredo» sono da ricordare. Il canto di coloratura è corretto, ma piuttosto scolastico (anche la figura di Gilda, dove questo potrebbe essere inteso come fattore espressivo, risalta meglio negli ultimi due atti), mentre il ruolo di Leonora è stato realizzato con accortezza ma, per essere davvero compiuto, necessiterebbe di un maggiore peso drammatico. È stato sdoppiato il registro mezzosopranile, con Maddalena e Flora affidate alla voce un po’ acida di Irene Savignano, e il ruolo più corposo di Azucena appannaggio di Teresa Romano, che con il suo strumento caldo si fa apprezzare nelle allucinazioni del II atto e nella delicata nostalgia di «Ai nostri monti»; peccato che abbia dimenticato di intonare quell’«Egli era tuo fratello!» che spiega tutto il dramma. Adolfo Corrado è un basso di bel timbro, dalla voce chiara, baritoneggiante; e questo fa sì che il ruolo di Ferrando risulti più valorizzato di quello di Sparafucile, perché i dialoghi con Rigoletto necessiterebbero di una maggiore diversità tra le due voci. Buon coronamento è venuto dalle seconde parti e dal Coro, e il successo di pubblico è arriso a tutti.

La traviata (cr: Gianni Cravedi)

Ma, ci si può chiedere, chi risulta, alla fine, vincitore in questo progetto? Ne individuerei due. Il Teatro Municipale di Piacenza, che negli anni ha saputo costruirsi una credibilità artistica non scontata per un teatro di tradizione, e oggi può organizzare una maratona verdiana di questa imponenza, coinvolgendo musicisti di prima fascia e richiamando pubblico e critica da tutto il mondo. Al netto di alcune imperfezioni, si tratta di un progetto degno di una grande istituzione, che si pone (involontariamente, forse) in concorrenza con il vicino Festival Verdi di Parma. Secondo, anzi primo, Giuseppe Verdi. Scontato, direte. Però ascoltare la “trilogia popolare” a distanza ravvicinata permette di lasciarsi travolgere, una volta più, dalla forza del suo genio creativo, che nell’arco di un paio d’anni ha saputo dar vita a tre capolavori diversissimi ma egualmente capaci di scuotere l’animo dell’ascoltatore toccandone le fibre più profonde, che sono entrati di diritto tra le opere d’arte immortali della storia dell’umanità.

Marco Leo

Data di pubblicazione: 27 Novembre 2025

Related Posts