Un’inaugurazione di qualità con Caldi e l’Orchestra UniMi

Massimiliano Caldi

FIORINI Maltese Quickly BRITTEN Simple Symphony MENDELSSOHN Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 “Scozzese” Orchestra UniMi, direttore Massimiliano Caldi

Milano, Aula Magna dell’Università Statale, 19 gennaio 2021

Dal 2000 l’Orchestra dell’Università degli Studi di Milano — per tutti “la Statale” — offre una proposta musicale di qualità, e alternativa rispetto a quella delle istituzioni più tradizionali della città: merito, certamente, del suo fondatore e — fino alla scorsa stagione — direttore musicale, Alessandro Crudele, che ora ricopre un incarico onorario. Per questa inaugurazione, ritardata per i ben noti motivi dal tardo autunno al mese di gennaio, sul podio è salito un musicista serio, colto e dal gesto elegante quanto efficace: il milanese Massimiliano Caldi, la cui carriera musicale si svolge per la gran parte in Polonia. Neanche a dirlo, il pubblico era assente, per le poco condivisibili norme vigenti, ma la stampa ha avuto il permesso di essere seduta in sala (in una Aula Magna restaurata, e dall’acustica singolare ma non cattiva): un giusto tributo a chi, nonostante tutto e con ostinata convinzione, continua a fare musica e a dare da lavorare a dei professionisti, capitanati per l’occasione da Luca Santaniello, la spalla della Verdi. Programma bello e ambizioso: una presenza “contemporanea” con Maltese Quickly di Karl Fiorini, gradevole ma poco più nel suo ondeggiare — in 4 minuti — tra echi folclorici e uno “stravinskismo” fuori tempo massimo, e quindi la Simple Symphony di Britten e la Scozzese di Mendelssohn.

Eccellente mi è parsa, soprattutto, l’esecuzione del lavoro giovanile di Britten: evitando eccessi di iper-interpretazione, Caldi ha saputo garantire l’esattezza dell’intonazione, l’eleganza del fraseggio e, nella “Sentimental Sarabande” mettere in risalto gli evidenti echi della musica di Elgar, che moriva proprio nell’anno della prima esecuzione della Simple Symphony, il 1934. Scritta per soli archi, questa partitura ha esaltato, secondo me, il colore chiaro, tipicamente italiano e intensamente cantabile dei musicisti dell’Orchestra UniMi: caratteristica, questa, che risulta teoricamente meno adatta per le atmosfere cupe e romantiche della Scozzese, una sinfonia lunga e difficile. Anche qui, con l’ingresso in organico dei fiati, si è garantito — al netto di qualche imprecisione, specie nello Scherzo — un senso di equilibrio fra le sezioni, una chiarezza interna frutto dell’ascolto reciproco e, insomma, una civiltà musicale diffusa, che è quella che dovrebbe essere sempre al primo posto negli obiettivi di un direttore d’orchestra, ma che troppo spesso viene sacrificata per la ricerca dell’effetto. Un plauso, quindi, ai musicisti dell’Orchestra Unimi e al Maestro Caldi, che hanno portato a termine un concerto intenso e di ottima qualità complessiva.

E speriamo ora che il prossimo appuntamento, previsto per il 16 febbraio, possa non essere votato interamente sull’altare del dio streaming, a cui tutti siamo stufi di inginocchiarci.

Nicola Cattò

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