
MESSIAEN Les Offrandes oubliées. Méditation symphonique pour orchestre MAHLER Kindertotenlieder RACHMANINOV Danze sinfoniche op. 45 mezzosoprano Fleur Barron Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, direttore Nicolò Umberto Foron
Cremona, Teatro “Ponchielli”, 31 gennaio 2026
Solitamente l’esordio di una stagione concertistica merita un’attesa degna della migliore aspettativa, perché – si sa – il concerto inaugurale funge da “volano” per ciò che verrà proposto lungo un intero carnet, più o meno ricco di appuntamenti, improntato a fare della divulgazione musicale colta, non un semplice cliché di luoghi conosciuti e a volte abusati, ma un terreno fertile dove germogliano, accanto a consolidati repertori, nuove tradizioni.
Bene, la serata che ha aperto la Stagione Musica del Teatro “Ponchielli” di Cremona non ha tradito le aspettative nei confronti di un ascolto “diverso”, differente dai consueti palinsesti, cioè quelli che non si fatica a trovare anche in teatri di Provincia. Al contrario, a Cremona abbiamo trovato una grande orchestra sinfonica – come quella Nazionale della Rai – dispiegare al completo i propri potenti mezzi, brillantissima, precisa, sonora e concentratissima nel presentare pagine sinfoniche del Novecento storico: Messiaen, Mahler, Rachmaninov. Autori, stili e scuole tutti “diversi” uniti da un filo conduttore, richiamato prima della performance dalla viva voce del direttore: «questo programma rappresenta un percorso di rinascita». La concertazione, tesissima e palpabile, di Nicolò Umberto Foron ha favorito un ascolto a tratti “trasfigurante”.
Les Offrandes oubliées,pagine sinfoniche di un esordiente Olivier Messiaen, contengono già la sua poetica ultraterrena, laddove l’orchestrazione, ereditata dal venerato Claude Debussy, diventa una tavolozza timbrica in cui ogni colore strumentale è fondamentale per la struttura della composizione musicale. Nella sinestesica introduzione, La Croix, il quintetto degli archi canta il Legno di Cristo; tutto sembra scaturire dal nulla, grazie al gesto meditato e profondo del direttore italo-tedesco i «neumi dolorosi» si stagliano gradualmente, riempiendo la platea come fosse una navata da chiesa. Le Péché, «il peccato è l’oblio di Dio», irrompe violentemente e senza soluzione di continuità, gettandoci verso una primitiva danza di sangue e terra, che tanto ricorda le atmosfere orgiastiche del Sacre stravinskiano. Ottoni, legni e percussioni lasciano di nuovo spazio agli archi per L’Eucharistie: «La Croce e l’Eucarestia sono le divine offerte». Quanta maestria nell’equilibrio timbrico di una musica davvero difficile da gestire, poiché sonorità quasi impalpabili, ma estremamente precise, deflagrano in colossali masse sonore, sempre puntuali e rifinite. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha colpito profondamente per precisione di intonazione, coesione e attenzione al dettaglio, dimostrate ampiamente dalle varie sezioni di cui è composta.
Chiave di volta del percorso d’ascolto ideato dal maestro Foron, uno tra gli esempi più commoventi della liederistica da concerto, quegli strazianti Kindertotenlieder di Friedrich Rückert, dedicati alla morte dei bambini, che Gustav Mahler si accinse a comporre non sapendo che avrebbe condiviso lo stesso dolore di Rückert per la perdita della propria figlia. Le cinque liriche musicate da Mahler sono state affidate alla splendida voce del mezzosoprano britannico Fleur Barron. Dotata di timbro uniforme e maturo, nonché di eccezionale capacità di immedesimazione, ha integrato un canto straordinariamente espressivo all’orchestrazione mahleriana, luogo dove si alternano profondi slanci sinfonici a intimi momenti cameristici. A proposito dei quali, non si può tacere l’assoluta bravura di tutte le prime parti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai: quando ogni dettaglio funziona e si raggiunge in concerto lo stato di grazia, il pubblico se ne accorge, e durante la serata dello scorso 31 gennaio a Cremona è stato proprio così.
Dopo la pausa è ricominciato quel «percorso di rinascita», cui accennava all’inizio del concerto il direttore Foron. La seconda parte della serata è stata occupata integralmente dalle Danze sinfoniche, op. 45 di Sergej Rachmaninov, tardo poema sinfonico riassuntivo della grande tradizione romantica russa. Il legame con la madre terra si traduce nell’orchestrazione lussureggiante, a tratti opulenta, in cui sembra affacciarsi il più occidentale dei compositori russi: Ciaikovski. In realtà, la vivacità irradiata dalle “danze” avrebbe poco a che fare con la gioia festosa; ma chi l’ha detto che un concerto debba per forza finire con un fuoco d’artificio o con un rutilante bis?
Michele Bosio