La Cappella Marciana celebra i 1600 anni di Venezia

Musiche di A. Gabrieli, L. Balbi, G. Zarlino, B. Donato, C. Merulo, G. Croce, C. Monteverdi, G. Legrenzi, A. Lotti, A. Bravi, Gemmani; Cappella Marciana, direttore Marco Gemmani

Basilica di San Marco, Venezia, 21 marzo 2021

La Cappella Marciana

Proprio oggi, 25 marzo, la Città di Venezia festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione, dalla data in cui la leggenda fa risalire la posa della prima pietra della chiesa di San Giacomo di Rialto (San Giacometto), il 25 marzo del 421. In realtà, gli storici non concordano su una data esatta, perché quel periodo fu segnato dall’evoluzione di continui flussi migratori, e agli insediamenti dei primi abitanti negli isolotti della laguna si aggiunsero i veneti che fuggivano dalla terraferma dagli assalti dei barbari. Ma tant’è: per convenzione la fondazione di Venezia resta testimoniata dalla fonte manoscritta del Chronicon Altinate, e in tempi più recenti, il Marin Sanudo, che descrivendo il grande incendio di Rialto del 1514, scriveva: “Solum restò in piedi la chiexia di San Giacomo di Rialto, la qual fu la prima chiexia edificata in Venetia dil 421 a dì 25 Marzo, come in le nostre croniche si leze”.

La data coincide anche con la festa cristiana dell’Annunciazione di Maria, la Vergine che sarebbe all’origine del concepimento della Serenissima e ne protegge da sempre l’esistenza. La figura di Maria, infatti, è sempre stata venerata in modo particolare a Venezia ed è stata oggetto di culto all’interno dell’edificio sacro per eccellenza della Repubblica stessa: la Basilica di San Marco. Qui ha sede una delle più antiche istituzioni musicali operanti al mondo con un trascorso storico floridissimo e una tradizione segnata da grandi compositori: la Cappella Marciana è, a partire dalla sua prima formazione – i Cantores Sancti Marci, documentati fin dagli inizi del XIV secolo -, quella grande officina musicale che, con la sua enorme produzione di composizioni per le liturgie con soluzioni sonore nate in simbiosi con l’edificio della Basilica stessa, rappresenta un unicum al mondo. 

Non a caso è stata affidata alla Cappella l’apertura dei festeggiamenti per i 1600 anni, domenica 21 marzo, con una messa solenne durante la quale ha eseguito musiche nate per le funzioni liturgiche marciane, di Andrea e Giovanni Gabrieli, di Adrian Willaert e dello stesso attuale direttore, Marco Gemmani, da vent’anni a capo della Cappella. L’emozione suscitata da uno spazio architettonico di abbacinante bellezza e dalla suggestiva acustica che ne fa un vero scrigno sonoro ha conferito alla cerimonia uno straordinario fascino, di cui – peccato – hanno potuto godere solo i pochi veneziani accorsi, in una città di ancor più struggente bellezza e letteralmente deserta per la pandemia.

Al termine della messa la Cappella ha avuto l’occasione di farsi ascoltare in tutta la sua bravura, davvero di livello eccelso, in un concerto tenuto a porte chiuse – solo cinque i fortunati giornalisti che vi hanno potuto prendere parte -, registrato da Radio 3 nell’adiacente Cappella privata del Patriarca, e trasmesso la sera stessa in 23 paesi, che ne hanno acquistato i diritti. 

Il programma era tutto dedicato alle musiche mariane scritte nei secoli dai compositori della Cappella Marciana, tra i quali vi furono Andrea e Giovanni Gabrieli, Gioseffo Zarlino, Giovanni Legrenzi e Claudio Monteverdi, senza dimenticare quelli che si sono alternati nei secoli seguenti: da Antonio Lotti a Baldassarre Galuppi.

Un programma di grande bellezza e complessità, che ha richiesto forte intesa tra voci (12 i coristi della Cappella) e direttore, intonazione perfetta nei più ardui amalgami vocali e capacità di sostenere ampie escursioni dinamiche. Poche formazioni corali di oggi hanno la capacità di tener testa a questo repertorio con la consapevolezza e il sano orgoglio che caratterizza la Cappella, passando con facilità dai mottetti di Andrea Gabrieli alle grandiose composizioni monteverdiane (insuperabile il Magnificat a 4 voci del 1641), al barocco di Antonio Lotti fino ai brani composti dall’attuale maestro di cappella, Marco Gemmani, per ricordare le vittime della pandemia. 

“Una grande responsabilità – confida il maestro – occupare il posto che fu dei più grandi musicisti di cinquecento fa. Ancor oggi mi emoziono ogni volta che mi trovo a dirigere il coro sotto le volte gloriose della Basilica, un luogo che trasmette emozioni e tantissima forza. Un grande onore”. 

“Eseguiamo un repertorio molto ampio – spiega Gemmani – dal Quattrocento ad oggi. Il secolo più difficile da eseguire è l’Ottocento perché richiede la presenza di un’orchestra che noi non abbiamo. Certo che la musica che più si sposa con lo spazio architettonico è quella del glorioso Cinquecento e Seicento”. 

La Cappella attualmente, oltre a cantare a tutte le messe domenicali e nelle festività liturgiche con repertorio sempre diverso, talvolta si cimenta con concerti pubblici e soprattutto con registrazioni discografiche. “Da un po’ abbiamo iniziato a realizzare delle incisioni: abbiamo registrato Gabrieli, Willaert, Monteverdi e Legrenzi. Faremo sicuramente un cd con musiche di Merulo e di Baldassarre Galuppi con l’orchestra”. 

Marco Gemmani

Una realtà musicale – una delle istituzioni musicali più antiche d’Europa e certo con più storia della Cappella Sistina – che si sta imponendo soprattutto negli ultimi anni grazie alla dedizione del suo direttore e alla bravura dei cantori, che meritano la più grande stima. 

Stefano Pagliantini

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